venerdì 28 luglio 2017

E State#fermimmagini 1

Così, siamo in vacanza. Tra le granite e le granate, come canta il pargolo, 
E-ssstate. Che poi, stare in vacanza e cantare Gabbani è un vero e proprio affronto al sacro dio delle ferie. 


Comunque, noi stiamo in Sicilia e ci stiamo come dei pascià in un giardino dell'eden, di macellerie nei musei non ne abbiamo ancora viste e se la spiaggia è arroventata ci andiamo a rinfrescare nelle cristalline e spumeggianti acque del lido di Mortelle.

È uno di quei periodi immersi nel piattume. Scrittorialmente parlando, ovvio. Da un pezzo mi pare di non avere niente da dire, niente da raccontare. In compenso sono presa da alcuni insignificanti dettagli del mondo. Adesso che mi sono scrollata di dosso il tran tran della routine capitolina, ad esempio, osservo inebetita le sfumature cangianti del cielo, il dondolio della costa sotto il peso delle barche appese, le pance serafiche dei pescatori che attendono movimenti di lenza, i segni che lasciano sulla pelle gli zaini carichi dei turisti che si fermano ad osservare i cimeli di un palazzo qualunque che nessuno vede più.

In questo periodo faccio anche liste inutili di tutte le cose che più detesto e di quelle che invece mi piacciono, persino in vacanza. Per dirne alcune, detesto il dentifricio che rimane attaccato al lavandino dopo che ci si è lavati i denti, detesto il cibo se non è caldo caldo o freddo o freddo, detesto chi ti racconta lo stesso fatto per due o più volte con la stessa enfasi e ricorrendo agli stessi aggettivi o addirittura alle medesime parole, detesto Gabbani ma pure Rovazzi.

Mi piace bere acqua frizzante dopo aver mangiato un ghiacciolo alla menta, mi piace la crosta bruciata della pasta al forno, mi piace passare in rassegna tutti i titoli dei romanzi che non ho ancora letto, mi piace ascoltare Noël aux Balkans mentre guardo il mare.

E nel frattempo che vago nel limbo quisquilioso della nullaggine, mi do alla fotografia.

Fermo immagini e do loro forma e consistenza di ricordi così come innanzitutto li vedo con gli occhi del mio sfrenato sentimentalismo. 

E da qui che parte il mio progetto E State (fermimmagini), un pò per sfatare il senso del tormentone che mi perseguita da un paio di mesi a questa parte, un pò per dire ai ricordi: voi state come state ma io vi do il gusto delle emozioni del momento. 

Esistono forse emozioni più sfavillanti e libere di quelle che vorticano durante la pausa vacanziera?

Inizio con Bagheria, che di primo acchito ha ben poco di quella Baarìa antica che così splendidamente ha narrato Tornatore. Ma è solo un’impressione fuorviante. Esattamente come ha detto il Maestro:

 “Baarìa è un suono antico, una formula magica, una chiave.”

Bagheria, Luglio 2017
Testo aggiunto tratto da "Dalla pace del mare lontano"
di S.Cammariere