venerdì 20 ottobre 2017

Il Signor Aranciotto e la fabbrica delle zucche ricche - Per Ispirazioni&Co. di Ottobre 2017

Dalle favole strambe per lo Gnomo e la Principessa...


IL SIGNOR ARANCIOTTO

 E LA FABBRICA DELLE ZUCCHE RICCHE



Il signor Aranciotto vestiva sempre di arancione, perché gli piaceva un sacco e perché era la divisa della fabbrica dove lavorava. 

La fabbrica del signor Aranciotto produceva delle zucche molto speciali, ovvero delle zucche ricche.

Queste zucche erano il desiderio di tutti. Chi non desidererebbe una zucca che nella pancia, invece dei semi, cova tanti ma proprio tanti soldi? Banconote da cento, duecento, cinquecento euro, assegni, bancomat, carte di credito, postpay, roba che ti potresti comprare tutte le gelaterie del mondo, un intero parco gioco e un grande e grosso dinosauro da addomesticare e tenere dentro casa.


Aranciotto però era un uomo modesto, un pizzico fifone e pure parecchio titubante. Oserei dire un uomo mediocre, ma nessuno può veramente sapere com’è un uomo, solo il tempo e la vita possono affermarlo.

La mattina, Aranciotto partiva dalla periferia per andare giù in fabbrica ed era un continuo ripensamento. Al bar non sapeva se prendere un caffè o un cappuccino, non riusciva mai a decidere se fosse più buono il cornetto alla crema o al cioccolato, quando saliva sul bus rimaneva all'impiedi per non dover scegliere dove sedersi, al semaforo aspettava che il verde scattasse due o tre volte prima di trovare lo slancio ed attraversare.

Solo a lavoro era deciso e preciso. D'altronde il suo compito era semplicemente quello di schiacciare un unico pulsante rosso in base ad un segnale acustico. 

Svolgeva il suo operato in maniera meticolosa e costante, incitato da una voce che attraverso l’ altoparlante gli rammentava di tanto in tanto di schiacciare il pulsante rosso e nient’altro che quello, in quanto per il buon funzionamento del processo lavorativo tutti gli altri pulsanti andavano ignorati. 
La cosa non gli aveva mai destato grossi dubbi, a maggior ragione che in una serie in tv aveva seguito la storia di un tizio che svolgeva un lavoro identico al suo e aveva salvato un sacco di gente da un’esplosione da paura. Voglio dire, se ci avevano fatto anche un film, mica c’era niente di cui preoccuparsi.

Ogni tanto, tuttavia, dal sistema della fabbrica delle zucche ricche veniva fuori una zucca che era zucca veramente, una zucca difettosa, insomma, per nulla assoldata e buona giusto per farci la zuppa o le frittelle.

Un giorno, una di queste zucche passando davanti alla stanza di Aranciotto gli disse:

- Uuuè bell’i mammà – (era un modo di dire, probabilmente la zucca era stata concimata con del fertilizzante proveniente da una qualunque zona partenopea) – ma tu lo sai che ci hai scassato i babbà a furia di pigiare il pulsante ncopp’ al tavolo tuo? –

- Scusi, che ha detto? – Aranciotto era costernato, nessuna zucca si era mai permessa così tanta impertinenza.

- Ho detto che è colpa tua se le zucche riccone vanno a finire a casa di chi già i soldi ce li ha e non sa che farsene, colpa di quel bottone che schiacci senza sapere a cosa serve.

- Seriamente, non so di cosa stia parlando, vada al reparto delle zucche difettose per piacere, o chiamo la sicurezza.

- No, ascoltami bene, ti pare carino che tutte ste zucche milionarie vadano ad arricchire chi è già ricco? Ma lo sai quanta gente al mondo muore di fame, di stenti e di privazioni? 

Aranciotto era confuso e provato, ma cosa poteva farci lui se il mondo non andava come quella testona di zucca voleva che andasse.

E poi, il mondo era così lontano. 

Fissò nostalgico il desk dove aveva poggiato le mani per tanti anni. In effetti, accanto al pulsante rosso c’era un secondo pulsante verde che lui tutti i giorni aveva guardato ma che non aveva mai visto.

- Vieni, andiamoci a prendere un caffè alla macchinetta – disse la zucca difettosa con una certa autorità. – Ti faccio vedere una cosa… -.

- Va bene, andiamo… - rispose Aranciotto, di impeto. – Anzi, no… Non so se posso venire.

La zucca difettosa se lo caricò sulle spalle. – Uuuuuhhh santa Rosalia, quanto sei camurrioso! E forsechesì e forsecheno… Cammina, bedda matri! – (eh sì, la zucca era proprio difettosa, anche nel linguaggio alternato dava segni di squilibrio).

Quando furono davanti alla macchinetta, Aranciotto si scrollò e si risistemò la maglietta arancio. – Io voglio un caffè d’orzo… anzi, normale… anzi, un ginseng… anzi… -.

La zucca battè i piedi a terra, nevrastenica. – San Gennaro perdonalo, beato isso che gioca perennemente a piglia e lassa… -.

Poi, rivolgendosi direttamente all’amico (oramai erano diventati amici, chiunque va a prendere insieme il caffè alla macchinetta è destinato ad un’amicizia sincera e duratura): 

- Senti un po', Arancino… 

- Aranciotto, prego… -

- Vabbè, è uguale… Ti devo mostrare la verità – così dicendo, inserì una monetina nello scomparto apposito del distributore e una luce immensa e arancio fiammente li investì entrambi trascinandoli in un’altra dimensione.

Che poi così lontani non erano andati.

- Siamo nel mio quartiere – bofonchiò Aranciotto, quasi deluso. 

- E dove volevi stare? Ncopp’ o Vommero…

- Che zucca strana che sei, fai veramente discorsi incomprensibili.

- Tu non ti preoccupare, piuttosto guardati intorno.

Aranciotto guardò

C’era l’anziana signora Lidia che rimandava giù dal balcone il cesto di vimini con il pane ed il dolce appena sfornati che ogni giorno preparava per Germando, il nonno che viveva in strada; lei che con la sua pensione minima non riusciva a comprarsi neanche le medicine che le servivano.
C’era Guido, il meccanico dell’officina all’angolo, che a quell’ora del pomeriggio già faceva conti su conti e si grattava la testa preoccupato, ma non appena i suoi tre bambini arrivavano urlanti e chiassosi, lui se li prendeva tutti in braccio e per un po' tornava ad essere felice.

C’era Simona, la titolare del bar che aveva attaccato fiera il cartello per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno, ma che il credito alla fine lo faceva a tutti lo stesso, perché era convinta che se non si è felici passando dal bar non si può essere felici da nessuna parte.

C’era Tommasino, che camminava in carrozzella e aveva bisogno di tante cure, ma aveva la sua mamma Elena che era uno splendore di dolcezza e che lo ammirava sempre con gli occhi carichi d’immensa gioia e di speranza.

C’erano Letizia e Giovanni, che si amavano dai tempi della scuola e si sarebbero sposati a breve, nonostante i soldi per l’arredamento di casa non li avessero ancora racimolati.

- Li vedi? – chiese la zucca ad Aranciotto. – Quanto farebbe comodo a loro una di quelle belle zucche ricche!

- Eh sì, ma perché non sono mai venuti a reclamarne una?

La zucca sorrise. – Perché in realtà non ne hanno bisogno.

Aranciotto lo guardò corrucciato, come a dire: E allora?

- Loro hanno l’amore, caro mio, l’ammoreee. Sono già pieni, ricchi, graziati. Non si accorgono neppure delle zucche coi soldoni che girano sulla terra, sono presi da altro, sono presi dal vivere, e l’amore li guida verso piccoli, grandi traguardi d’immensa soddisfazione. È l’amore la vera chiave, la lente che ci fa vedere tutto, che ci guida nelle scelte, che ci rende più sicuri. 

- Ah, bè – fece Aranciotto stiracchiandosi a dovere – perciò è tutto apposto, me ne torno a lavoro… 

- Eh no, no… Loro hanno scelto quale pulsante pigiare, hanno preso delle decisioni, ma tu? 

- Io? – Aranciotto si puntò un dito contro – Che devo fare, io? Cosa c’entro?

- Ti sei mai chiesto cosa accadrebbe se nella tua meravigliosa fabbrica tu smettessi di seguire gli ordini e decidessi di schiacciare ad esempio quel pulsante verde?

- No. Perché, cosa accadrebbe?

La zucca strinse le palpebre, il suo sguardo sembrava quello di una lince.

- E chi lo sa… Magari non succede nulla. O magari, buuum, salta via tutto, o forse tutto si ribalta, la gente qui smette di tribolare e chi soffriva non soffre più, mentre chi non si è mai interassato dei propri simili improvvisamente si sveglia e incomincia ad aiutare il prossimo. Ma se non provi… 

Aranciotto sudava freddo, quei discorsi apocalittici gli avevano messo fame, sete, sonno, in realtà non sapeva decidere cosa. Stava sul serio per fuggirsene via quando un urlo lacerante sovrastò ogni pensiero.

WRAAAUNGHAAA   WRAAAAAUNGHAAA     WRAUNGHAAA

Dall’altra parte della strada, un mostro dalle assurde sembianze di dinosauro, minions e vigile molto ma molto arrabbiato stava attaccando un’automobile parcheggiata sulle strisce pedonali.

- Aiuuuuuuutooooooooooooooo – gridava una donnina tenendosi il viso tra le mani – aiuuutoooooooooooo, salvate la mia macchina, devo ancora finire di pagarla, mi mancano trentadue rate, prometto che non la parcheggerò più sulle strisce pedonali!

Ma il mostro non sentiva ragione, continuava a ringhiare, a spintonare e ad azzannare la graziosa autovettura. 

- Dobbiamo intervenire – disse la zucca ad Aranciotto.

- Non ci penso neppure, io devo tornare a lavoro…

Fu un attimo. La zucca difettosa afferrò Aranciotto e con tutte le sue forze lo scaglio sul mostro che cadde stecchito sotto il peso considerevole dell’uomo. 

L’ordine dei "vigili urbani arrabbiati" avrebbe in seguito denunciato l’accaduto, ma in quel momento a nessuno interessò.

- Grazie, grazie… - la donnina corse ad abbracciare il suo salvatore. – Mio eroe – gli sussurrò stringendosi al petto il capoccione frastornato. – Non farò mai più una cosa simile, d’ora in poi rispetterò sempre i segnali stradali e soprattutto i pedoni… - .

E ad Aranciotto accadde una cosa strana. Improvvisamente, come dal nulla, lo avvolse un profumo di gelsomino e vaniglia che mai aveva sentito prima, i suoi occhi caddero in quegli occhi grati che lo scrutavano amorevolmente, una mano, lesta e traditrice, corse ad assaporare una guancia gentile e un po' arrossata, e l’amore gli scoppiò nel petto, come scoppia un palloncino troppo gonfio che esplode all’improvviso. Quell’amore che per tanto tempo lo aveva disdegnato lasciandolo triste, solo, insicuro e senza il coraggio di provare a cambiare il mondo.

- Devo andare – mormorò, deciso.

-  Dove? – chiese la sua amata, con preoccupazione.

- Devo andare a schiacciare tutti i pulsanti e a tentare di cambiare le cose. Ma torno presto…

Perché Aranciotto finalmente aveva capito: non bisogna fare grandi cose per creare il bene, basta solo avere il coraggio di fare tutte quelle cose piccole che abbiamo la possibilità di fare, senza abbassare la testa e senza mai smettere di domandarsene il motivo. 

Il mondo non lo avrebbe cambiato lui da solo, ma da solo avrebbe apportato al resto dell’umanità il suo piccolo contributo, il suo umile tentativo di costruire una rete di giustizia e di felicità. 

Era stata una zucca difettosa ad insegnarglielo, e lui non lo avrebbe mai dimenticato. Per sempre sarebbe vissuto consapevole, felice e contento.

Fine


Questo post 
partecipa alla raccolta ARANCIONE

 del mese di Ottobre 2017

venerdì 13 ottobre 2017

PENSARE POSITIVO - QUARTA PUNTATA

L'ACIDUME E GLI EFFETTI SULLA POSITIVITA'



Riprendo la rubrica sul Pensiero Positivo, nata dall'ispirazione per un libro di Carmen Meo Fiorot ma che ha poi seguito una strada tutta sua; 
anzi, tutta mia. 

Prendendo spunto da studi personalissimi e approfonditi a cui ogni giorno mi dedico, oggi vi parlo dell'Acidume e dei nefasti effetti che ne possono derivare.

L'Acidume è quella cosa inversamente proporzionale all'Amor Proprio e direttamente collegata alla Positività.

Per essere più chiari, se l'Amor Proprio - detto anche Autostima - cala, l'Acidume aumenta e di pari passo diminuisce la nostra capacità di essere positivi. Si innesca, in pratica, un tale circolo vizioso che a confronto il famoso cane che si morde la coda è una bazzecola.

Se non hai l’Acidume in rialzo e stai in macchina imbottigliato in mezzo al traffico, canticchi sereno le canzone alla radio e decidi addirittura di partecipare al concorso di Tutti pazzi per Rds; 

Se hai l’Acidume che galoppa, e stai sempre imbottigliato in mezzo al traffico, sei perfettamente in grado di ruotare la testa di 180 gradi fuori dal finestrino, la tua faccia ha la stessa espressione della bambina de l'Esorcista quando è posseduta, l'unico pensiero che ti tormenta è quello di scendere a fare lo scalpo con le chiavi della macchina a tutti quelli che ti stanno davanti e pure dietro, per poi tornartene come Braveheart addobbato di brandelli di capelli insanguinati ma non ancora sazio.

Ma qual è il motivo per cui l'Amor Proprio può subire una forte impennata verso il basso provocando il deciso innalzamento dell'Acidume ed il conseguente calo della Positività?

I fattori possono essere numerosi e differenti.

  •  Fattori Familiari, ad es., Hai atteso tanto che tuo figlio iniziasse il tempo prolungato alla materna per avere un po' più di tempo da dedicare a te stessa, alla casa, alla ricerca di lavoro, alla meditazione sul karma positivo o fosse anche allo studio del sistema pelifero delle formiche, MA… il giorno prima che il benedetto prolungato funzionasse, tuo marito è cascato e si è frantumato il capitello, che non è quell'affare architettonico sul cucuzzolo della colonna, bensì il perno del gomito; e se te lo rompi ti ingessano dalla spalla alla mano e ti dicono pure che devi stare minimo 30 – dico, 30! – giorni a casa con tua moglie e hai diritto a tornare per un mese bambino, farti coccolare, accudire, nutrire, scorrazzare, eccetera eccetera eccetera.

  • Fattori Lavorativi, ad es., Chiusa una porta si apre un portone, se perdi il lavoro al più presto ne troverai un altro. Col Ca... Volo! Se perdi oggi giorno il lavoro in Italia e per lo più mentre i trenta sgocciolano via, stai rovinato e consumato. 
  • Ma non ti sei ancora capacitato del tuo triste destino fin quando l’agenzia interinale che ti segue non ti tira fuori dal cilindro l’unico vero e magico coniglio: l’operatore di magazzino per una grossa multinazionale.
     E tu dici, ma come, e la mia laurea, e la mia decennale esperienza di assistenza alla direzione, e le mie competenze in editing e in comunicazione...? Tuttavia, sei pure convinto che il lavoro nobiliti l’uomo, per tanto alle selezioni ci vai. E quando ci vai, ci scopri il mondo. 
     L’intera umanità ha abbandonato la propria casa, la propria vita, i propri avamposti e sta tutta a fare i colloqui per la grossa multinazionale che apre la sua seconda sede in Italia quando in Italia non ci ha ancora mai neppure pagato le tasse. Donne, uomini, laureati, analfabeti, giovani, vecchi, casalinghe nevrotiche, padri di famiglia disperati, extracomunitari integrati, extracomunitari in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, gente che abita a dieci metri dalla potenziale sede di lavoro e gente che viene da ogni parte della Penisola,Tutti!, son in quell'unica stanza, ammassati, silenziosi, ciascuno blindato dentro la propria testa a desiderare di fare l’ operatore di magazzino, per uno stipendio appena sufficiente ad essere chiamato tale e sotto la minaccia di turni da sfiancare un sano e corpulento omone nel pieno delle sue forze.

  • Fattori Sociali, ad es., Nel vortice di sconforto e di giramento di pa… zienza in cui puoi trovarti in un dato periodo della tua vita, rimani pur sempre un animale sociale, e come tale devi sostenere le varie relazioni.
  • Alcune, magari, te le eviteresti volentieri. 
    Che ne so, la mamma del bambino P. che becchi puntualmente a fare la spesa e che puntualmente ti sottopone a minimo un’ora e un quarto di foto e video riguardanti tutti progressi e le novità che riguardano il figlio. E tu stai lì, che provi a spiegarle che vai di corsa, che già il tempo scarseggia e, soprattutto, che non te ne frega un beneamato piffero che il figlio ha imparato a fare pipì tenendosi il pistolino con la mano sinistra mentre con la destra sfoglia un libro, e ancor meno che la sua cameretta è stata decorata a stelle e a strisce. Anzi, le vorresti urlare che proprio questo ultimo punto lo trovi seriamente di cattivo gusto e di pessimo auspicio, sia mai che anche il P.finisca da grande a fare l’operatore di magazzino per la famigerata ed espansiva multinazionale. Ma tutti questi pensieri li tieni per te, sorridi, annuisci, ti complimenti, rinnovi l’invito ad un aggiornamento completo alla prossima spesa e te ne vai senza neppure aver preso tutto quello che ti serviva.


Ora, fatto saldo che le percosse, l’omicidio e lo sterminio di massa sono illegali in quasi tutti i paesi del mondo, come riuscire a risollevare l’Amor Proprio abbassando così il livello di Acidume per tornare a vedere il mondo dietro la meravigliosa lente della Positività?

Interessata alla faccenda, mi sono data alla lettura di varie cose in merito. E l’Autostima è veramente un argomento gettonatissimo sul quale i centinai di Morelli che popolano la nostra epoca così malandata a livello psichico si sono buttati a capofitto.

Mi ha colpito, tuttavia, il racconto di una ragazza che in internet parla della sua personale esperienza e scrive: “Non ho compreso dove stesse l’inghippo fino a quando la mia psicoterapeuta non mi ha accennato al fatto che tutti noi conduciamo una vita da attori”
 Da attori non nel senso che mentiamo spudoratamente o inganniamo il prossimo, quanto piuttosto riferito al fatto che spesso soccombiamo agli inevitabili e subdoli meccanismi della vita e tendiamo a lasciare la mano alla nostra vera identità.

 L’Amor Proprio è fortemente legato all’Identità Personale, noi riusciamo tendenzialmente a riconoscerci e in ciò ad essere felici quando non perdiamo di vista o tradiamo noi stessi. E questo vale per le grandi ma anche per le piccole cose, ovvero, per le scelte più importanti come la decisione di sposare un partner piuttosto che un altro o la volontà di accontentarsi di un’occupazione invece di tentare una ricerca più gratificante, ma anche per le piccole piccole questioni quotidiane, come lasciarsi assorbire completamente dai desideri e dalle esigenze delle persone che amiamo o scendere a compromessi con il mondo sociale solo per il desiderio di piacere e compiacere a tutti i costi gli altri.

Per intenderci, quante volte abbiamo detto Sì, fosse anche per un caffè, quando volevamo dire No?

Tirando le somme, per nutrire la nostra Autostima e vivere discretamente felici e con un Ph decisamente più accettabile, tocca non separarci mai da Noi.

Noi siamo fondamentali a Noi stessi, per tanto:

  • Ripassiamo quotidianamente i nostri desideri, le voglie, le nostre qualità, tutto quello che in definitiva tendiamo a stipare per non intralciare la freneticità del quotidiano o la visione di noi che gli altri hanno preteso.

  • Non consentiamo Mai a Nessuno di dirci Chi siamo, Dove andiamo, Cosa dobbiamo o dovremmo essere. Non consentiamolo a nessun genitore, figlio, coniuge, amico o conoscente che sia, solo Noi abbiamo l’ultima parola su Noi stessi: Noi sappiamo chi siamo e dove la nostra vita necessita di uno strappo, di una toppa o di una ricucita.

  • Alcuni rapporti, come ad esempio i rapporti familiari importanti, bisogna ciucciarseli a prescindere, ma impariamo a dire No ai rapporti superflui che in realtà non vogliamo, che non ci aggradano, che non apportano nessuna ricchezza interiore, che addirittura in alcuni casi ci fanno stare male: il gruppo di amici egocentrici con la fissa di parapendio di cui non ce ne può fregare di meno , la vicina sempre prodiga di novità e consigli che le sa tutte e vuole a tutti i costi che le sappiamo anche noi, quella zia che continua a ripeterci che abbiamo ripreso il lato pazzo e sfigato della dinastia, il conoscente nel social-mondo che ci sta proprio sui cocomeri ma a cui continuiamo a dare retta per una questione di educazione o per non creare malumore in una persona che non abbiamo mai incontrato.

  • Insomma, tanti sani sfanKulamenti – ops… l’ho detto - diretti o meno, possono solo che fare bene: servono ad alleggerire il fardello da portare, a renderci migliori e soprattutto a guadagnare spazio e tempo da colmare solo con ciò che veramente desideriamo.


E’ paradossale, ma le persone più amate sono quelle che rispecchiano loro stesse esattamente per come sono, e non chi si trascina la croce sulle spalle ed è sempre pronto a sacrificarsi o ad accondiscendere, specie se questo atteggiamento è una mera ostentazione o una vera e propria forzatura da parte di chi lo mette in atto.

Infine, fate come me, cambiate spesso supermercato, vi assicuro che le offerte e gli incontri si moltiplicheranno: ne andrà della salute del portafogli e della possibilità di preservare l'Autostima e risollevare l'umore da inutili inacidimenti.



Le altre puntate di PENSARE POSITIVO:

1- L'INCONTRO CON CARMEN MEO FIOROT

2 - IL PENSIERO E' ENERGIA

3 - I VAMPIRI EMOTIVI

sabato 7 ottobre 2017

#30daysmusicchallenge – Giorno 1

La tua canzone preferita


L’altro giorno ho beccato su feisbuc un post di Giusi Giordano. Era stata invitata da Marina Guarneri a partecipare ad un gioco carinissimo che mi ha subito preso:

il 30daysmusicchallenge

Chi partecipa deve in pratica postare una canzone diversa per 30 giorni di fila, in base alla seguente scaletta:

Giorno 1 - la tua canzone preferita
Giorno 2 - una canzone invernale
Giorno 3 - una canzone che ti rende allegro
Giorno 4 - una canzone che ti commuove
Giorno 5 - una canzone che ti ricorda qualcuno
Giorno 6 - una canzone che ti ricorda un posto
Giorno 7 - una canzone che ti ricorda un momento particolare
Giorno 8 - una canzone di cui conosci tutte le parole
Giorno 9 - una canzone che ti fa ballare
Giorno 10 - una canzone che ti aiuta a dormire
Giorno 11 - una canzone della tua band preferita
Giorno 12 - una canzone della band che odi
Giorno 13 - una canzone che hai conosciuto da poco
Giorno 14 - una canzone che nessuno si aspetta possa piacerti
Giorno 15 - una canzone che ti descrive
Giorno 16 - una canzone che amavi e che ora odi
Giorno 17 - una canzone che vorresti dedicare a qualcuno
Giorno 18 - una canzone che vorresti ascoltare alla radio
Giorno 19 - una canzone dal tuo album preferito
Giorno 20 - una canzone che ascolti quando sei arrabbiato
Giorno 21 - una canzone che ascolti quando sei felice
Giorno 22 - una canzone che ascolti quando sei triste
Giorno 23 - una canzone che vorresti al tuo matrimonio
Giorno 24 - una canzone che vorresti al tuo funerale
Giorno 25 - una canzone che è un piacere peccaminoso
Giorno 26 - una canzone estiva
Giorno 27 - una canzone che ti piacerebbe suonare
Giorno 28 - una canzone che ti fa sentire colpevole
Giorno 29 - una canzone della tua infanzia
Giorno 30 - la tua canzone preferita in questo periodo un anno fa

Il bando del gioco recita pressappoco così:

"Ogni giorno, è chiesto di condividere un brano, per togliere spazio a bufale e altre cazzate. Mi dimenticherò, perderò la lista e salterò i giorni, ma pazienza, ci provo. Chi vuole faccia altrettanto."

Io vivo di musica. La cosa mi ha, per tanto, così immensamente entusiasmato che ho deciso di dedicarci uno spazio apposito sul blog. 

 Magari non pubblicherò le canzoni quotidianamente, ma, seguendo comunque la scaletta, non mi par vero di poter diluire anche settimanalmente quattro chiacchiere sulle canzoni che rappresentano la colonna sonora della mia vita, condividendole e facendole magari scoprire a chi si ritroverà con la voglia di leggere e di ascoltare. 

E quando mi ricapita un’occasione simile.

Ma entriamo nel vivo della faccenda.

Giorno 1, La tua canzone preferita.


Io non ho una canzone preferita vera e propria. O meglio, ho una lista lunghissima di canzoni preferite, almeno una per ogni periodo che ho vissuto. 

Facendo un approssimativo e veloce calcolo della media di canzoni preferite all'anno per il numero di anni che grava sul groppone, ne dovrei avere all'incirca 152.

Che faccio? 

Ma ve le elenco tutte, ovvio!


Scherzo, su, tornate qui. Non lasciatemi sola a blaterare del perché e per come amo il testo, la melodia, il contesto e l’autore di una data canzone. Già lo fanno puntualmente tutti i parenti o gli amici che a turno tento di mettere all’angolo con la sola buona intenzione di condividere l’immensa gioia di una canzone che mi piace. 

Ho capito che posso anche parlarne per un’ora di seguito, ma lo faccio con trasporto. 

Dicevamo, siccome sarebbe un po' lunga parlare delle mie 152 canzoni preferite, oggi mi concentro sulla canzone che preferisco in questo periodo: perché è catartica, perché parla del mio stato d’animo attuale, perché quando l’ascolto mi sento un po' meglio nonostante una canzone non ti risolva la vita, perché proviene da un cantautore che ha sognato di far conoscere la sua arte e non ha mollato mai.

Dean Lewis
Lui è Dean Lewis, un tipo in gamba, in Italia poco conosciuto ma che a casa sua, in Australia, ha già ottenuto il disco di platino per il primo singolo - “Waves”- pubblicato nel settembre del 2016. 

Dean pare sia cresciuto a pane e Oasis, ha sempre creduto nella musica, ha scritto di suo pugno almeno un’ottantina di canzoni arrangiandone la melodia e solo dopo ha iniziato a farle conoscere finanziandone l’uscita, fino ad essere così scoperto da una casa discografica. 

Un sognatore, insomma. Ed io amo i sognatori, specie se hanno una voce come la sua - che mi fa lo stesso effetto di una giornata di pioggia mentre cadono dal cielo ricordi - e cantano poesie come quella che tra un po' vi andrò a tradurre.

La canzone è, dunque, Waves, che esiste nella versione normale ed in quella acustica (che preferisco). 

Il video ufficiale è poco originale, si tratta della solita versione trita e ritrita dei due che si conoscono e tutto l’amore non si sa dove va a finire. Ma c’è atmosfera, e soprattutto la presenza semi celata di Dean che canta conferisce alla scena quel giusto grado di elasticità del significato.

Perché con il testo di Waves sono pronta a scommettere che Dean volesse dire molto di più di un amore finito, o di una promessa infranta. Con Waves, Dean Lewis, parla di Vita, del tempo che passa, dell’illusione di essere liberi che piano piano svanisce, dell'identità propria che a volte sfugge dalle mani a causa delle tempeste che dobbiamo fronteggiare, ma anche di quella luce che in fondo al cuore resta. Sempre.

Intanto, Ascoltatela, non ve ne pentirete.

"Waves" - Official Video


Ed ecco solo per voi, la traduzione del testo. Pura poesia...

"Waves" - Testo Tradotto

C’è una tempesta senza precedenti
E sono intrappolato nel bel mezzo
E ha preso il controllo
Della persona che pensavo di essere
Del ragazzo che conoscevo

Ma c’è una luce
Nell’oscurità
E sento il suo calore
Nelle mie mani
Nel mio cuore
Perché non posso resistere?

Va e viene ad ondate
Come sempre
Come sempre
Noi vediamo come i nostri cuori giovani svaniscono
Nel diluvio

E la libertà
E la caduta
Il sentimento che pensavo fosse scolpito nella roccia
Scivola tra le mie dita
Provando duramente a staccarsi
Va e viene ad ondate
Va e viene ad ondate
E ci porta via

Attraverso il vento
Nel posto in cui andavamo a stenderci quando eravamo piccoli
Ricordi di un posto trafugato
Intrappolato nel silenzio
Un eco perso nello spazio

Va e viene ad ondate
Come sempre
Come sempre
Noi vediamo come i nostri cuori giovani svaniscono
Nel diluvio 

E la libertà
E la caduta
Il sentimento che pensavo fosse scolpito nella roccia
Scivola tra le mie dita
Provando duramente a staccarsi
Va e viene ad ondate
Va e viene ad ondate
E ci porta via

Ho visto il mio giovane mondo sparirmi davanti agli occhi
Momenti di magia e meraviglia
Sembra così difficile ritrovarli
Torneranno mai?
Torneranno mai?
Riportami a quando sentivo che
Tutto si lasciava trovare

Va e viene ad ondate
Come sempre
Come sempre

E la libertà
E la caduta
Il sentimento che pensavo fosse scolpito nella roccia
Scivola tra le mie dita
Provando duramente a staccarsi
Va e viene ad ondate
Va e viene ad ondate
E ci porta via


Riportami a quando sentivo che tutto si lasciava trovare, Dean, con la tua canzone che negli ultimi tempi non mi stanco mai di ascoltare.

 #30daysmusicchallenge – Giorno 1, LA TUA CANZONE PREFERITA 

giovedì 28 settembre 2017

COOK AND CHAT: come Giusi ha inseguito un Sogno… in Cucina!

Giusi nella sua cucina di Cook and Chat

Giusi è la mamma di due stupendi bambini, si è trasferita da un po' di tempo in Salento ed ha fatto una cosa che in pochi hanno il coraggio di fare: Ha inseguito un Sogno! 

Cosa c’entra il Sogno di Giusi con le ispirazioni Cucinifere di Ispirazioni&Co. del mese di Settembre? Ho deciso di lasciarlo raccontare a Lei, a Giusi. Con una mini intervista a distanza, nonostante mi sarebbe piaciuto per una volta raggiungerla, rituffarmi nel suo impareggiabile abbraccio e godere della sua immensa e calorosa ospitalità.

Ciao Giusi, lo so che stai sorridendo mentre ti appresti a leggere le domande che ti ho appena inviato. Prometto che sarò buona, quanti anni hai te lo chiederò solo alla fine - ihihihihihhiih -. 
Ok, partiamo. Chi è Giusi, e, soprattutto, da dove viene?

Chi sono? E questa sarebbe una domanda semplice? Non saprei… però ci sto lavorando… 
Da dove vengo...? Da molti luoghi! Sono nata da genitori siciliani in Germania, dove ho vissuto per i miei primi 14 anni. Gli anni successivi, quelli dell’adolescenza, li ho vissuti con mia madre in Sicilia. Qui si è consolidata in me l’importanza e la centralità del cibo e della cucina, perché, anche se è un cliché, è vero che gli eventi importanti al sud sono legati al cibo. 
Appassionata di lingue e di viaggi, mi sono laureata in traduzione all'Università per interpreti e traduttori di Trieste. Conclusi gli studi, ho vissuto per 7 anni a Roma, dove mi sono fatta le ossa con diverse esperienze lavorative. Infine, nel 2010 ci siamo trasferiti nel Salento, dove oggi sento di aver trovato “casa”.

Che cos’è CooK and Chat?

Cook and Chat significa letteralmente "cucina e chiacchiere". 
E' un’idea nata nella mia mente già molto tempo fa. Un progetto di gastro-turismo destinato a viaggiatori indipendenti che non amano i pacchetti turistici preconfezionati, ma vogliono realmente conoscere il territorio che visitano attraverso la sua cucina, le sue arti e le sue tradizioni. 
Offro la mia cucina e le mie conoscenze del territorio per far scoprire il vero Salento. Con i miei ospiti raccogliamo la verdura dell’orto, andiamo dal mio pescivendolo di fiducia e utilizziamo prodotti a Km 0. Il grano utilizzato per fare la pasta, il pane e le focacce viene coltivato e lavorato localmente. Lo stesso vale per i prodotti caseari e per la carne. Quindi cuciniamo insieme un menu che avremo concordato qualche giorno prima e poi mangiamo e chiacchieriamo.
Se gli ospiti hanno più tempo a disposizione possiamo dedicarci a numerose altre attività, come ad esempio un giro nelle vigne con degustazioni presso le Cantine Menhir, con le quali collaboro da diverso tempo, oppure passeggiare per luoghi inesplorati o fare un’ora di yoga in luoghi “mistici” come i “Massi della Vecchia”, dove si possono ammirare formazioni calcarenitiche di epoca miocenica. Per quanto riguarda l’arte è possibile visitare la bottega di un noto scultore e pittore salentino o di un noto ceramista e partecipare a dei laboratori. Il divertimento inoltre è assicurato partecipando anche ad un laboratorio di pizzica, tamburello oppure canto tradizionale salentino. 
Su richiesta possiamo spostarci nelle case dei clienti o per gruppi più numerosi essere ospitati in un’antica masseria. Tutto questo può essere organizzato anche per i più piccoli.

Com'è nata quest’idea che secondo me ha del sublime ed una manciata di sognante follia?

E’ nata dalla mia personale esperienza ed esigenza di viaggio. Sono partita da ciò che piace fare a me quando sono in giro. Cerco sempre di attaccare bottone con la gente del posto, piuttosto che percorrere i soliti itinerari proposti dalle guide turistiche. Ho sempre viaggiato autonomamente cercando di comprendere come vive la gente del posto che visito, cosa mangia, come mangia e cosa cucina.

Io e te ci conosciamo da circa dieci anni. Ricordo ancora il giorno in cui misi per la prima volta piede in ufficio a Roma e tu stavi, lì, dietro la scrivania, bella da far paura, con un sorriso maestoso, un viso da regina, la pancia enorme perché mancavano pochissimi mesi alla nascita della tua prima bambina ed il tuo tedesco, inglese ed italiano che sciorinavi fluenti ed alternati una telefonata dopo l’altra. 
Pensai: amvedi questa, è figa, super intelligente, multipreparata… potrebbe stare in una super-multinazionale o chissaddove… E tu, cosa hai pensato di me?... – uahuahuahuahauahuah – scherzo, dai! Cosa è cambiato tra quella Giusi e la Giusi di oggi?

Cos'è cambiato? Sicuramente essere diventata mamma mi ha cambiato la vita. Non ha cambiato me, ma il modo, la prospettiva con la quale osservo il mondo. Allora al primo posto c’era il lavoro, perché mi assorbiva per gran parte del tempo. Ora considero il tempo come qualcosa di molto prezioso, che non va assolutamente sprecato facendo qualcosa che non si ama. So che è un lusso che non tutti possono permettersi, ma questa consapevolezza ha fatto sì che cambiassi completamente vita. 
Di te ho pensato: “mannaggia, me ne sto andando sul più bello” (stavo per entrare in maternità), perché emanavi bellezza, simpatia ed intelligenza da tutti i pori e sapevo che ci saremmo divertite un mondo. 

Tu sei una persona dai saldi principi e credi molto nei valori, lo hai dimostrato in più occasioni. Secondo te, nella società in cui ci barcameniamo, queste possono essere carte vincenti?

Non è che mi stai sopravvalutando? Sai com’è… la memoria offusca i ricordi! eheheheh... 
Penso che i valori siano carte vincenti nella misura in cui questi fanno veramente parte di noi stessi, cioè nella misura in cui noi ci crediamo. Se è così, credo possano rappresentare dei punti di riferimento importanti per noi stessi e soprattutto sono un’ancora di salvezza nei momenti di difficoltà.

Se sei felice, cucini? 

Sì. O cucino, o bevo.

E se invece è una giornata “no”? 

Ordino una pizza, e bevo. 

Il piatto più gettonato da tuo marito e dai tuoi figli?

Mio marito è felice quando gli preparo lo “spaghettone Cavalieri” (pastificio locale) con le vongole e i bambini amano gli spaghetti aglio e olio, le crocchette di patate e le polpette di ogni tipo.

È cambiato qualcosa nei menù quotidiani di Giusi dopo Cook and Chat?

Mangiamo di più!

Almeno una volta nella vita toccherebbe cucinare…?

La parmigiana.

Almeno una volta nella vita toccherebbe assaggiare…?

I stigghiola.

So che ti occupi anche di vini. Chi non beve in compagnia… ?

Non è degno della mia stima.

Quasi dimenticavo: ma tu che ne sai qualcosina in più di cibo, è vera tutta quella manfrina sui cibi erotici e non? Eventualmente, un cibo erotico erotico tipico salentino? – eheheheeheh non fare quella faccia, mi conosci :P… - 

Cibi erotici? Per me lo è qualsiasi piatto accompagnato da un buon calice di vino (sto diventando monotona, lo so..). Comunque di salentino mi vengono in mente i ricci con l’auricchio con vista mare a Porto Badisco. Mio marito invece vota Sicilia e afferma che la mia caponata sia insuperabile ;) 

Cosa vedi in futuro nella cucina di Cook and Chat?

Sono solo agli inizi di questo percorso e so che la strada è ancora lunga. Mi auguro però che Cook and Chat possa rappresentare un punto di riferimento per i viaggiatori che vogliono vivere in maniera autentica e personale la loro esperienza di viaggio. Vorrei quindi che la cucina di Cook and Chat fosse visitata e vissuta da gente proveniente da ogni parte del mondo, che abbia voglia di conoscere, scambiare e condividere, perché i posti che visitiamo non sono solo luoghi fisici, ma luoghi vissuti da persone che li rendono vivi e sanno raccontare una storia. 

Senti, ma se vengo a trovarti mi prepari quella focaccia altissima, morbidissima con i pomodorini infilzati come tanti baci in una guancia paffuta? Mi hanno detto che è pugliese…

Sì, per la precisione, è barese, ma se mi vieni a trovare, ti farò qualsiasi cosa tu mi chieda!!

Esprimi un desiderio

Realizzare le aspirazioni a lungo termine che ruotano intorno a Cook and Chat, quelle di cui ti ho parlato due domande fa. 
E vivere per sempre felice e contenta!

Puoi lasciare un saluto a tutti i miei lettori ed alla magnifica gente di Ispirazioni&Co. che ogni mese da la possibilità a chiunque voglia di esprimere tutta la propria intraprendenza e creatività?

Un saluto affettuoso a tutti i lettori ed alla gente di Ispirazioni&Co! Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di raccontarmi e se siete arrivati a leggere fino in fondo, vi ringrazio anche per la pazienza!

Perfetto, siamo giunte all’ultima domanda: quanti anni hai?

Ti ricordavo un po’ puntigliosa….hm…ne ho 5 più di te!

ahahahahahahahahahaha!... sei FA-NTA-STI-CA! L'ho sempre detto io che tuo marito è un uomo fortunato, e lo è anche chiunque abbia la fortuna di incrociare il tuo cammino. Sei una persona che lascia una scia luminosissima di positività e amore per la vita.  Sei una persona che fa bene al cuore. 
Il mio augurio più grande è che il tuo progetto possa al più presto spiccare un volo alto e maestoso e che il tuo sogno diventi il sogno di tutti coloro che vorranno veramente conoscere il Salento, quello più autentico.  

Adesso ti lascio, vado a preparare un  paio di chili di parmigiana, sia mai che tra una forchettata e l'altra riesca...ehm... a persuadere il mio di marito a fare al più presto una capatina in Puglia. Tu incomincia ad organizzare una pizzica come si deve - ti pare che mi perdo l'occasione di approfondire una delle mie più grandi passioni - e prepara i calici per un brindisi solo Nostro.

Aspetta, aspetta... Un'ultima cosa!

 Quest'estate, in Sicilia, ho assaggiato per la prima volta i "stigghiola". E che dirti? Io una volta nella vita ho dato, ma non credo che replicherò ancora: l'interiori-tà da cucinare non ispira il mio palato :P

Gente, visitate il Sito, la Pagina Fb e quella Instagram  di Cook and Chat, non ve ne pentirete, ed alla prima occasione andate a trovare Giusi in Salento: sarà un'esperienza che di sicuro... vi lascerà l'acquolina in bocca.

Giusi nella sua cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
Giusi e gli ospiti della cucina di Cook and Chat con lo scultore Virgilio Pizzoleo

 Yoga con Gyan Vichar
L'artista Anna Cinzia Villani, maestra di canto, tamburello e pizzica
Laboratorio di ceramica Agostino Branca
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N.33 "IN CUCINA" 
PER IL MESE DI SETTEMBRE 2017



venerdì 4 agosto 2017

INSIEME RACCONTIAMO 23 - by Myrtilla's House

23esimo appuntamento con Insieme Raccontiamo, ideato dalla mitica Patricia Moll e targato Myrtilla's House.

Sono stata diverse volte assente negli ultimi mesi, ma questa puntata era troppo strepitosa per poter mancare, e poi partecipare a Insieme Raccontiamo è sempre una grande gioia e un vero e puro divertimento.

Per il regolamento date sempre un'occhiata sul blog di Patricia. Tengo a puntualizzare che con il mio finale ho un pò sforato le fatidiche 300 parole, ma so che Patty non è fiscale e perdona sempre i miei sprizzi anarchici.

E adesso, veniamo al sodo...

Edizione n.23

L'Incipit di Patricia

La lettera

Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano . Forse era scritta con la penna d’oca. La grafia era decisamente d’altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!
Inforcò gli occhiali, lo aprì, sedette e lesse.

Il mio finale
Tripi, 13 Novembre 1961

Carissimo Santino,

Ti scrivo per dirti che stiamo in salute, io, i figli, la Madre, il Padre, i fratelli e le sorelle tutte.

Di te spero che alla fabbrica non vi facciano lavorare tanto e che a Torino il freddo non sia arrivato preciso preciso come l'anno passato.

Santino caro, qui succede un fatto atroce che assai mi sta consumando. Settimane addietro, tornò dalle Americhe il marito di mia sorella Rosa che, per ripagarci di tutto il bene in sua assenza, decise di farci un regalo. 
Santino, come dirtelo, tuo cognato si portò appresso una lavatrice. Una lavatrice vera, di quelle che mostrarono alla televisione di Torino quando venni a trovarti. Questa lavatrice funziona con la corrente, ma, come fu o come non fu, il malocchio ci fecero dal momento in cui è comparsa in casa nostra. 

Da quando abbiamo la lavatrice, Santino mio, è un parapiglia di disgrazie. I mutandoni di lana si sono fatti una porcheria e non ci abbiamo più mutande da mettere, le lampadine si sono fulminate non si capisce se per una maligneria nominata cortocircuito, la gatta è morta che, mischina, l'abbiamo lavata per sbaglio in mezzo alle lenzuola. Ma la cosa pìggiore, Santino, è che il fidanzamento di tua figlia Ninetta è stato sciolto. I genitori di Francuzzo si sono indispettiti e vanno dicendo che, tu, affari loschi compi nel continente per passarci tutte queste modernerie.

Santino, se, in virtù di capofamiglia, volessi scrivere due righe al cognato Pietro e chiedergli di venirsi a ripigliare l' aggeggio del diavolo, la tua sposa fedele, che qui ti aspetta sempre e sempre ti pensa, te ne sarìa immensamente grata.

Ti giungano i saluti della famiglia, degli amici e del compare Eustachio che questa lettera scrisse per conto mio. Anzi, se volessi ricambiare così tanta cortesia e procurare al compare una penna dei nostri tempi come si deve che il pennino che lui usa è oramai passato d'epoca e lascia sgorbi di inchiostro a ogni parola, anche lui te ne sarìa immensamente grato.

Con devozione e affetto,

Tua moglie Caterina

Ripiegò la lettera e la restituì all'anziano signore dall'altra parte del bancone.
- Allora, ha capito? - fece quello con piglio deciso.
- Ma... veramente io vorrei sempre comprare una lavatrice.
- Ha capito o no...?
Si torturò un'unghia a caso, incerta su cosa rispondere.
- Senta, a comprarsi la lavatrice se ne vada all'Euroniccis...
- Ehm... caso mai all'Euronics...
- Faccia come crede, ma qui non c'è trippa e manco lavatrici per lei.

Sparì nel retrobottega lasciandola con un palmo di naso.

E meno male che le avevano assicurato che comprare gli elettrodomestici da un piccolo rivenditore era cosa molto più semplice e affidabile.


1955 LA LAVATRICE -