domenica 18 settembre 2016

Il Coltello


"Il periodo era nero.
 Impugnò il coltello 
e ne accarezzò la lama affilata. 
Attese un istante, poi lo affondò: 
delicatamente ma con decisione, 
proprio al centro della torta. 
Quel giorno doveva coccolarsi, 
la dieta poteva pure aspettare."

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Il periodo è intenso. Il rientro è stato dei più movimentati ed ha regalato diverse gatte da pelare e nuovi assestamenti da compiere.

Nel mentre che realizzo quale fascia della giornata possa ancora sorridermi concedendosi ad amoreggiare tra il blog e le mie già limitate letture, sono stata nominata da Marco Lazzara per partecipare all'iniziativa mensile della Community Amami più che mai, love poetry.

Il tutto consiste nello scrivere un breve pensiero - compreso entro i 200 caratteri e contenente la parola del mese - da postare successivamente nella sezione aforismi della community, insieme alla menzione di altre due persone che possano proseguire nello stesso modo.

La parola del mese di Settembre è "Delicatamente".

E quello che avete letto è il mio contributo che è venuto fuori camuffato più da mini racconto che da pensiero.

Le "nomination": per forza di cose e non avendo potuto frequentare fino ad ora la community in questione per mancanza di tempo e certamente non di interesse, le mie menzioni cadono su: 

- Patricia Moll, che conosce molto bene l'iniziativa e più volte ne è stata partecipe;
- Giusi Giordano, che ignara e, suppongo, non iscritta alla community... saprà di certo far tesoro dello spunto.

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Se poi il mese di Settembre, così come è arrivato, volesse in via definitiva e delicatamente procedere oltre, ne sarei pure felice.
Nonostante il dilemma che ne sorge sia ben lontano dall'essere delicato: tutto il tempo che desideriamo corra via, infatti, non fugge forse  invano e irrimediabilmente lontano da noi?

Oggi credo proprio che preparerò un dolce, magari una torta.


martedì 6 settembre 2016

Io Ti Aspetto

Le vacanze sono finite. Per tutti, quasi. Non per noi. Noi aspettiamo che tu ci venga a prendere. 

Domani.


Oggi scartavetri le ore come fossero pittura sopra a un vetro. Meticoloso e preciso; inesorabile. Coi minuti appiccicati alle dita come sabbia subito dopo essere usciti dall'acqua: che non va via, e rimbalza da un centimetro all'altro di pelle, subdola. La mente atona, distante della chiacchiere, rintanata negli ultimi ripassi del bagaglio leggero e dei regali annunciati da caricare.

È passato un mese. Qualche giorno in più.

Ma neppure un istante ci ha diviso. La separazione è di chi lascia vuoti colmi di tristezza.

Ti sei svegliato, stamattina, nel silenzio bianco e innaturale della nostra casa. Riposato da una notte disturbata solo dai sogni e dal letto urlante gridolini di spazio. Tanto spazio. Troppo. Per troppe notti.

Hai percorso il corridoio con passo felpato, per non svegliare chi comunque non poteva essere svegliato, e sei approdato in una cucina offesa e straziata: nessun vestito in giro, nessun orsetto, nessuna pila di libri e riviste a sonnecchiare sul divano, nessuna tazza rimasta a vegliare dalla sera prima, nessuna traccia di dolci consumati nel cuore della notte.
Dalla parete io e i bambini ti abbiamo sorriso in un abbraccio immortalato qualche tempo fa. Le mura hanno sospirato insieme a te, di impazienza.

Hai sempre desiderato tutto quest’ordine che adesso ti fa prudere il sistema nervoso, quasi che all'improvviso ci fossi diventato allergico.

Hai preparato la macchinetta del caffè e sei andato in bagno, padrone di un regno che finalmente hai conquistato e che adesso guardi come terra arida, trofeo di una battaglia vinta che non ha il sapore della vittoria.

Sei uscito poco dopo, perfettamente in orario. Il risvolto destro del pantalone infilzato di traverso in una scarpa, il viso sbarbato di fresco, il gilè attrezzato di tutto punto: chiavi, portafoglio, cellulare, sigarette, accendino. Un solo ed unico accendino, perché a te l’accendino ti è amico e non si diverte a nascondersi a destra e a manca con l’amara possibilità di non essere più ritrovato.
A salutarti solo il TIIIIIK dell’antifurto: nessuno ha sgridato quel pantalone dispettoso di cui ti sarai accorto molto più in là, magari quando eri già in ufficio.

Ti sei immerso nel traffico tornato traffico, e tuttavia ti sei sentito felice. Perché Oggi è il giorno prima di Domani; e Domani la Vita tornerà ad essere Vita. 

Domani il letto lieviterà ancora di braccia, gambe, teste e cuscini soffocati da risate, le mattine avranno l'oro in bocca, il disordine di una casa affollata e le ali ai piedi per la corsa alla puntualità, i rientri sapranno di soste al parco e nei supermercati, e le sere porteranno   il sentore di cene sempre nuove ma non sempre riuscite, perché l'esperimento culinario, per quanto scarsa io sia, è una pratica a cui non rinuncerò mai; così come non rinuncerò mai ad Amarti, superando i dossi, le distanze temporanee, la stanchezza della quotidianità e le difficoltà che il cammino di una Vita Insieme comporta. Incessantemente.

Pertanto mi preparo. Mi faccio bella, con la stessa trepidazione che ha accompagnato l'attesa di ogni nostro appuntamento. E sogni i tuoi occhi nei miei occhi. Mi sciolgo nell'intensità del tuo ricordo.

Oggi è passato.

Domani è già qui.

Sbrigati ad arrivare.

Io ti aspetto.

Attesa - di Pino Ramunno