giovedì 28 luglio 2016

Una donna senza importanza

"Come sarebbe più apprezzabile e bello riconoscere le proprie miserie; 
non temere il giudizio degli altri; 
far valere le proprie opinioni nel rispetto, comunque, di quelle altrui; 
motivare le proprie azioni e i propri pensieri, anche se richiede un po’ d’attenzione e fatica; rischiare di essere impopolari per difendere e vivere i valori fondamentali dell’essere umano.

Questo ha fatto la Donna senza importanza, con dignità, umiltà e amore."

Chiunque sia passato per il mio blog, si sarà probabilmente chiesto, almeno una volta, perché "una donna senza importanza". 
Molti me lo hanno esplicitamente domandato: ma perché proprio una donna senza importanza, forse non ti dai valore?

Ed in ogni occasione, ho provato a spiegare, senza mai, tuttavia, approfondire, che l'origine del titolo del mio blog risiede in un'opera di Oscar Wilde: A Woman of No Importance, Una donna senza importanza, per l'appunto

Si tratta di una commedia in quattro atti composta dal Maestro nel 1893; poco conosciuta dal grande pubblico ed altrettanto poco rappresentata, sopratutto in Italia.

Io mi ci sono imbattuta in una mattina di mercato; il libro, in versione economica e contenente altre commedie dello scrittore, sostava placido su di una bancarella di testi usati e misti: nessuno lo filava.

L'ho raccolto come fosse un randagio sul ciglio della strada, pagando un riscatto di appena tre euro.

Da quel giorno, Una donna senza importanza è diventata una sorta di faro; c'è qualcosa in quella commedia che ha smosso i cardini del mio sentire, che ha in qualche maniera saziato la sete di intesa che da sempre cercavo in uno scritto: per la genialità dei concetti, per le ideologie, per la modernità dei temi, per la maestria nel denudare poco a poco l'animo umano.

Negli ultimi giorni, poi, mi è capitato casualmente di leggere una recensione della rappresentazione teatrale di Una donna senza importanza, avvenuta dopo quasi trent'anni in Italia presso il teatro Ghione, nel lontano 2002.

Non potevo esimermi dal riportare le impressioni ed il pensiero che, a firma Calliope, sono state associate a questa commedia che tanto mi sta a cuore: perché sono le mie impressioni ed il mio pensiero: io non potevo dire meglio.


Lascio, dunque, la parola a Calliope.


"Una donna senza importanza …

Non è una bella espressione, ma sicuramente è una frase che abbiamo sentito pronunciare o abbiamo utilizzato noi stessi, magari con noncuranza e superficialità.

Come titolo di commedia, però, va benissimo.

Lo sapeva bene Oscar Wilde, che ha scritto il testo a cui ha attribuito proprio questa denominazione, Una donna senza importanza, nel lontano 1893.

E nei giorni scorsi, è stata messa in scena, dopo essere stata assente per circa 30 anni dall’Italia, al teatro Ghione, da La Compagnia Stabile del Teatro Ghione.
Commedia divertente e suggestiva; ricca di paradosso e intelligenza.

Commedia in cui ritroviamo l’Autore in tutta l’acutezza del suo intelletto, nell’unicità del suo punto di vista e nell’eccellenza dello stile verbale.

Ci troviamo di fronte ad uno spaccato della società inglese della seconda metà dell’800 che ha una sorprendente, folgorante attualità di condizioni che si riconoscono in quelle nostre attuali. Uno sguardo disincantato sulla constatazione che soltanto il denaro e l’apparenza possono condizionare ogni situazione.

Una residenza nella campagna inglese, il tè, gli invitati, l’atmosfera leggera, le chiacchiere, i pettegolezzi …

Questi che sembrano, inizialmente, elementi essenziali sono in realtà soltanto la cornice.

Al centro troviamo il dramma e la dignità di una donna, il suo rapporto sofferto con un uomo, e il confronto di entrambi con il loro figlio.

Al centro la famiglia, il rapporto genitori-figli e la doppiezza morale della società.

Sì, troviamo realmente numerose analogie con la nostra epoca.

Sembra quasi sia stata scritta, oggi, da uno di quei pochi illuminati, spesso emarginati o comunque considerati “originali” soltanto perché dicono la verità.

E si sa, sono molti quelli che non apprezzano la verità, perché distrugge il meraviglioso apparato di forma e apparenza in cui si ritrovano protagonisti.

La cosa importante è che tutto si svolga secondo i canoni prestabiliti e condivisi dai più.

A volte capita anche, però, che questi personaggi “stravaganti” vengano introdotti ed accolti in circoli riservati, e vengano osannati, e venga ulteriormente chiesto loro di illustrare più volte le proprie teorie quasi a voler in questo modo “ripulire” la coscienza grazie alla presenza e alla scienza di questi “saltimbanchi”.

Come è strano l’essere umano!

Pur vivendo una vita piena di compromessi, falsità, viltà ….. ha bisogno di farsi paladino dei più nobili sentimenti e delle più apprezzabili idee, e mostrarsi così, “alternativo”, al “grande pubblico”.

Come sarebbe più apprezzabile e bello riconoscere le proprie miserie; non temere il giudizio degli altri; far valere le proprie opinioni nel rispetto, comunque, di quelle altrui; motivare le proprie azioni e i propri pensieri, anche se richiede un po’ d’attenzione e fatica; rischiare di essere impopolari per difendere e vivere i valori fondamentali dell’essere umano.

Questo ha fatto la Donna senza importanza, con dignità, umiltà e amore."

Teatro Ghione - Una donna senza importanza (2002)

Questo post partecipa alla raccolta "Pillole di libri", 
per il mese di Luglio di Ispirazioni&Co. 















mercoledì 27 luglio 2016

INSIEME RACCONTIAMO 11 - by Myrtilla's House


E siamo all'undicesima puntata dell'imperdibile appuntamento con Insieme Raccontiamo targato Myrtilla's House. 
Potevano l'estate, il caldo, le vacanze, i bambini malaticci, mia suocera e l'onnubilamento da consumo eccessivo di zuccheri e alcol, fermarmi dal partecipare?

Ovviamente, no.

Le regole le conoscete tutti. Per chi volesse rispolverare, fate un salto da Patricia.

Ma veniamo come sempre al sodo, ovvero all'incipit n. 11 lanciato da Myrtilla ed al mio finale.

(Incipit)

Odore di muschio. Di foglie in decomposizione.
Nel bosco, sotto a quel guazzabuglio di querce olmi e acacie, alte da sembrare volerlo solleticare e spesso da oscurarlo, il cielo era sparito.
Si chinò ad annusare lo stesso odore di allora quando....

(Il mio finale)

... ancora nelle stanze operative c'era movimento.

Bussò alla porta socchiusa.

- Cu fù...? -, qualcuno aveva risposto. Non era tutto perduto.

Si fece avanti. - Ehm... vengo per la puntata di Insieme Raccontiamo... - .

Un cosetto, delle dimensioni di un pokemon, la fissò da dietro gli occhiali da sole. Stava sbracato su una sdraio, con la panza che trasbordava sull'elastico del pantaloncino ed una birra in mano che non aveva smesso di sorseggiare.

- Siamo in ferie... Non vedi..? - 

Si guardò intorno. In effetti, tutto taceva. Le consolle di comando avevano i bottoni spenti, le poltrone vuote roteavano sotto la forza blanda di una brezza invisibile, l'unico monitor acceso mandava in onda spezzoni celestiali di mare, intermezzati da bambini in lacrime e da suocere esaurite.

- Ma in quanti siete, di solito? - . Era curiosa. 

Il neuropokemon sbadigliò. - In quattro... -

- Solo quattro...? -

- Eh si... che pensavi, di essere super dotata...?... Uno guarda, uno detta e l'altro scrive... - .

Ci pensò su per un istante. - E scusa, tu che fai...?-

- Aaah, io cazzeggio... -

- ... -

- ... sono la parte migliore di te, quella cazzeggiosa... Il fulcro... -. 

Si portò una mano a stringersi la fronte, preoccupata. Possedeva il neurone del cazzeggio, ma come era possibile? Con tutte le cose serie da prendere di petto, con il mondo sempre più a scatafascio da gestire... 

Fece un respiro.

- Va bene... ma io mo che scrivo per l'undicesima puntata di Insieme Raccontiamo...? - .

Cazzy la fissò da sopra le lenti scure. - E a me lo chiedi?... Cazzeggi tuoi!... Io il mio lo sto facendo... Senti a me, riprova tra un mese... - .

Uscì demoralizzata e senza più speranze. La targhetta sulla porta tintinnò impercettibilmente. L'iscrizione era sintetica e concisa.

REGINA'S 
MIND

Le diede le spalle e se ne tornò da dove era venuta.


lunedì 25 luglio 2016

COSEDIVACANZA #6

LA TOP5Summer BY ELISABETTA GRAFICA

Nella regifamiglia è tornata la calma.

Ne approfitto per partecipare ad un iniziativa che mi ha troppo entusiasmato. 

Ideata dalla mia amica Elisabetta del blog Elisabetta Grafica, ecco a voi, la TOP5Summer!, che consiste nella classifica personale dei 5 pezzi che stanno rappresentando in qualche modo la colonna sonora della nostra estate.

E lasciatemelo dire, questo è sul serio un progetto fikissimo! Innanzitutto perché, per quanto mi riguarda, la musica è ossigeno puro per la mente e lo spirito e non ne ho mai fatto a meno, poi, perché, ammettiamolo, chi è che, mentre la vita va, non possiede una colonna sonora del momento e non ha voglia di condividerla con il mondo intero sperando di trasmettere le stesse emozioni che ci vorticano il cuore nell'ascoltarla ?

Ebbene, se volete iniziare col dare uno sguardo al simpatico post di Elisabetta con la sua personale classifica, lo trovate qui:

                   vorrei ma non posto... la mia top5summer

Subito dopo però tornate, perché la mia TOP5Summer è qui ad attendervi:

  • Al 5 POSTO della mia classifica musicale estiva, c'è un pezzo che forse di estivo ha ben poco, ma che fin troppe volte, ed ancora meglio di una ninna nanna, ha salvato le mie notti dal bianco totale, facendo magicamente rilassare ed addormentare la Piccola Principessa. Una sinfonia dolcissima suonata al pianoforte e che ho scoperto per caso, di cui ignoro l'autore - nonostante abbia effettuato alcune ricerche - ma che per sempre mi ricorderà il profumo delicato e l'espressione angelica e rotonda della mia bimba, serena finalmente tra le mie braccia ed in quelle di Morfeo. 
ENCHANTED PIANO SONG



  • Al 4 POSTO, e sempre per la mia natura romantica nota ormai a molti di voi, si posizionano i The Civil Wars con la rivisitazione di un brano del grande Leonard Cohen: Dance me to the end of love. E non me ne voglia Leonard, ma i The Civil, con questa canzone, mi hanno mandato in visibilio fin dalla prima volta che li ho ascoltati. Il pezzo è frutto delle mie continue ricerche tra le hits più romantiche di sempre; e se sul serio desiderate emozionarvi, vi invito a guardare la seguente versione del video ad opera di un privato che, sulla base di questa magnifica commistione di parole e musica, ha messo insieme le scene di una vecchia pubblicità di Dolce & Gabbana e del film Remember me: nel complesso, una chicca imperdibile.

THE CIVIL WARS - DANCE ME TO THE END OF LOVE


  • Al 3 POSTO, e ci ho pensato molto senza potermi decidere, si collocano a pari merito i Twenty One Pilots con Stressed Out, catartico all'inverosimile ad ogni ascolto - se avete seguito le vicende delle mie rilassantissime ferie, non c'è bisogno che io vi spieghi il perchè -, e l'irresistibile ritmo di Sia con Cheap Thrills, zompettata dallo Gnomo e dalla sottoscritta fino allo sfinimento.
TWENTY ONE PILOTS - STRESSED OUT


SIA - CHEAP THRILLS


  • Al 2 POSTO, e senza salvezza per chi non è ai mie livelli di struggimento e smielatezza, c'è l'incredibile Olivia Sellerio, cantautrice siciliana sconosciuta a molti ed il cui talento ha accompagnato le due stagioni televisive della serie Il giovane Montalbano. Il pezzo in questione, Lu jornu ca cantavanu li mani, è poesia allo stato puro, e in verità, ascoltandolo mentre guardavo il mare, è stato d'ispirazione ad un racconto che ho buttato giù tutto d'un fiato e che mi ha molto emozionato.

"Dissi ca puru nta st’unfernu
l’avia a ‘ncucciari
Lu ciatu me
E tannu comu c’avia crirutu
E ora mi sfardi comu cu è ghiè

Tu m’ha lassari e ti n’agghiri
m’ha lassari e ti n’agghiri
Tu m’ha lassari e ti n’agghiri
Amuri amuri"

"Mi avevano detto che anche in questo inferno/avrei incontrato il mio respiro (il mio amore)/a quel tempo ci avevo creduto/e adesso tu mi guardi come se fossi uno qualunque/ 

Lasciami e vattene/ lasciami e vattene/lasciami e vattene/ Amore amore"

OLIVIA SELLERIO - LU JORNU CA CANTAVANU LI MANI


  • Al 1 POSTO, impareggiabili e con un video che è un vero capolavoro, ci sono senz'ombra di dubbio i Coldpaly, con Hymn for the weekend. Una commistione di musica strepitosa e coinvolgente e un testo che ti prende allo stomaco.
"Drink from me, drink from me
Oh-ah-oh-ah
Then we’ll shoot across the sky
Symphony..."

India, colori, atmosfere accattivanti e lui, Chris Martin, che, a vederlo cantare e muoversi insieme ai ragazzini ballerini del luogo, ha un che di così fascinoso che vorresti dare un calcio a Beyoncè e prendere su due piedi il suo posto.

COLDPLAY - HYMN FOR THE WEEKEND


 
A questo punto avrei concluso, ma volendo strafare ed essendo questo un contest che mi appassiona particolarmente, pur non essendo stato previsto da Elisabetta, voglio lanciarmi nelle famose nomination.

E' ovvio che chiunque legga e voglia partecipare, è assolutamente il Benvenuto. Anzi, più siamo, più musica viene fuori.

Ma io, con particolarità, passo lo scettro della TOP5Summer a:

- Glò del blog La nostra libreria;
- Patricia del blog Myrtilla's House;
- Serena del blog Cara Malù;
- Anna Maria del blog Se vuoi una vita da sogno dormi; 
- Giusi del blog Semplicemente Giusi;
- Una delle Comari a scelta del blog Ispirazioni in fiera (magari, tramite le loro magnifiche esplorazioni nel mondo dell'arte, riescono a scovare e a farci conoscere delle perle ancora inesplorate...). 

Sono molto curiosa di conoscere le vostre classifiche. Ricordate di passare da Elisabetta dove potete lasciare il vostro link. E di condividere il logo ed il link dell'evento.

BUONA CLASSIFICA A TUTTI!

 

venerdì 22 luglio 2016

COSEDIVACANZA #5

Di Malanni, Pediatri e Gente del Sud...


Immagine da internet
Negli ultimi giorni la Piccola è stata molto male. Febbre alta che non veniva giù, problemi intestinali, pianti infiniti e notti insonni.

Abbiamo avuto bisogno del pediatra. 
Ce ne hanno consigliato uno: eravamo timorosi e preoccupati; diffidenti. 

Il pediatra in questione ci ha accolto con la massima disponibilità, sottoponendo la nostra bambina, per ben due volte, a visite accurate che neppure la pediatra che l'ha in cura si è mai prodigata di effettuare. 
Un Dottore degno di questo nome, che si è reso reperibile telefonicamente e persino in orari extra lavorativi e che ci ha addirittura contattato di sua iniziativa, il giorno dopo esserci sentiti, per avere notizie della piccola. 

Robe da alieni, per noi che, nell'avanzata civiltà della provincia romana, rincorriamo il pediatra come fosse il padreterno; un dio inarrivabile, che ci fa sentire esseri di specie inferiore se solo osiamo disturbare al telefono o se lo intratteniamo per più di trenta secondi durante le visite mordi e fuggi in ambulatorio. 

Sempre per la piccina, c'è ancora stato bisogno di effettuare un prelievo di sangue al fine di accertare che la cura somministrata fosse corretta. Lo stesso pediatra ci ha indicato l’ambulatorio analisi dove rivolgerci; ma era mattina inoltrata, eravamo di gran lunga fuori orario accettazione; ci siamo per tanto presentati quasi in punta di piedi, con la nostra bambina lamentosa e bianca tra le braccia e certi che saremmo dovuti tornare il giorno dopo: così sarebbe andata nell'ambulatorio vicino casa. 

Invece è scattata una sorta di emergenza. 

È stato chiamato il dottore, per la piccola non era sufficiente la presenza dell’infermiera. È arrivato esattamente dopo un quarto d’ora, il tempo d’attesa che aveva indicato al telefono. Ci ha stretto forte la mano, con fare rassicurante, ci ha chiesto informazioni, si è documentato verbalmente sul caso, e poi ha esordito: 

- Va bene, per i problemi intestinali possiamo fare una coprocoltura. Riusciamo ad avere le feci della bimba…?

- Veramente l’ho cambiata poco fa -, ho biascicato. – Il pannolino è nel suo bagno… -

E sotto il nostro sguardo sbigottito, questo dottore di una certa età, è andato di filata a recuperare il pannolino di nostra figlia dal cestino del bagno e si è chiuso per alcuni minuti nel laboratorio; per poi venirne fuori, serio e soddisfatto, e mettersi all'opera con il prelievo che, devo ammettere, non è stata una passeggiata. No, fare il prelievo del sangue ad una bambina di quattordici mesi che urla come se la stanno sgozzando e non ne vuole sapere di stare ferma, e le sue vene sono troppo piccole e non si trovano, non è affatto una passeggiata: in quel frangente ho pensato a tutti quei bambini che stanno male male, male sul serio, negli ospedali, ed ho pianto un pochino, mentre tenevo la mia di bambina stretta a me. 

Fatto il prelievo, ci hanno raccomandato di aspettare ancora un pò; e neppure venti minuti dopo, in via del tutto eccezionale, il risultato degli esami ci è stato consegnato senza ulteriore attesa. 

I grazie ci fiorivano dalla bocca, eravamo commossi. 

In venti anni di vita nella capitale, e fatta eccezione per alcuni casi fortuiti relativi a singole persone, non avevamo mai goduto di tanta gentilezza e di tanta premura, né in una struttura pubblica e men che mai in una privata: e da parte di tutti, anche delle persone presenti, che si sono fatte da parte e che hanno continuato ad offrire il loro sostegno alla piccola stella.

Picciridda, figghiuzza bedda, bedda bedda, mo passa tutto sai, tutto passa, sei troppo bedda…

Perché il sud avrà pure le sue grosse pecche, ma la vita qui assume i colori dell'Umano: quella sfumatura di luce che rende le persone ancora tali, che ti fa sentire appartenente ad una comunità e che non punta sparata sulla corsa sfrenata alla sopravvivenza individuale e sul dio denaro; l'unico dio che nella società di oggi finisce per contare sempre sopra ogni cosa.

Dunque, Grazie, Piccolo Centro delle nostre vacanze; non saranno state ferie propriamente rilassanti, ma di certo ci siamo sentiti a Casa, molto più che a casa nostra.


Immagine da internet

domenica 17 luglio 2016

COSEDIVACANZA #4

La Rabbia del Mare

E poi, durante le vacanze, arriva la sera del 14 luglio

Nella la notte, già si sa. I social galoppano, le foto, strazianti, si accavallano. L'Orrore invade il mondo. Il Terrore ha preso il sopravvento, di nuovo. 

Il giorno dopo il cielo è cambiato, da azzurro s'è vestito di plumbeo. Il vento soffia sgomento, sabbia e detriti. Il lungomare è un budello vuoto, riempito dal Maestrale e dalla solitudine della natura che si ribella al passaggio dell’uomo. 

Su un altro lungomare, lontano, si raccolgono anime di corpi smembrati, caduti per caso, ignari della fine fino al momento della fine stessa.
Ci saresti potuta essere tu su quello stesso lungomare, in vacanza; ci sarebbero potuti essere i tuoi figli, la tua famiglia, i tuoi amici.
C'erano degli sconosciuti, ma il Dolore non muta: è stata assassinata la Dignità dell'uomo, è morta la Vita.

Siamo morti Tutti, ancora.

Da quale parte è Nizza? Non lo sai con precisione, non sei mai stata un portento in geografia.
Ma davanti a te c'è il mare, e ti siedi a guardare oltre; qualcuno, lontano, starà fissando un atro mare, che sempre mare è, e si corroderà le tempie con lame di lacrime e sale. 

Questo, di mare, sputa rabbia: onde e acredine, tempesta e diniego. Sputa vento che frusta le ossa e sferza i pensieri.

Non sai fare altro: scatti e scatti. Immortali la rabbia, tua e del mare. Fermi le immagini, per non dimenticare, per mostrarle, per portarle nel tempo.

Per ricordare che il giorno dopo l'ennesima strage, anche il mare urlava, straziato.



venerdì 15 luglio 2016

COSEDIVACANZA #3

Dolcezze...

In vacanza possono anche accadere delle cose straordinarie. 
Tra le tante possibilità, vi è quella di conoscere un'amica di blog. 
Può succedere che tu pubblichi una foto del luogo in cui ti trovi, e lei, a sorpresa, riconosca il posto, e senza alcuna remora ti lanci un invito.

Può quindi seguire lo scambio dei numeri di cellulare e la prima emozionante degustazione di voci; in attesa di vederci l'indomani.

Dolcezze - del blog Dolcezze di mamma - la seguo da un po’. I suoi post, carichi di verve e di un'ironia tipica delle persone dotate di quell'intelligenza empatica che non tutti possiedono, mi regalano immancabilmente la goduria delle letture appassionate che con leggiadria e trasporto sono in grado di scatenare profonde riflessioni e di lasciare tracce che perdurano nel tempo. 

E Dolcezze è esattamente così, come le cose che scrive: trasparente, con il viso luminoso da regina, leggiadra e simpatica nella conversazione, dolce nel sorriso, profonda nell'espressione. Dolcezze è la chiara espressione della ricchezza umana che spesso si cela dietro i tasti, è l'esempio dell'impareggiabile opportunità che possediamo noi naviganti dell'impetuoso mare del web di approdare su spiagge di corallo e sabbia d'oro: ed avrò io correnti fortunate dalla mia, ma su spiagge di tale portata la mia zattera da cybernauta fin troppo mi ha condotto nell'ultimo anno.

Ma è Dolcezze la prima che raggiungo concretamente, che riesco ad abbracciare, che mi saluta con un lungo bacio e mi dice, allora ci rivediamo presto, al massimo tra qualche giorno.

Tornando, in macchina, ripenso ad una riflessione che scrissi qualche anno fa, quando il blog era ancora un esperimento, un bozzolo di idee che non sapevo quanto cure avrebbe richiesto, quanto amore o tempo mi avrebbe assorbito.

Scrivevo:

...abbiamo palmari e cellulari, abbiamo la tv satellitare, il digitale terrestre, abbiamo novecentonovantanove canali da guardare alla tv, abbiamo la luce elettrica, il fuoco in una tasca, abbiamo decoder e navigatori, abbiamo email, connessioni ultra-veloci, siamo raggiungibili ovunque e ovunque arriviamo in un millesimo di secondo.

Eppure, non siamo capaci di perderci.

L'essenziale, rimane invisibile agli occhi.

L’ho creduto.

C'è più Amore nel gesto di saluto ad un uomo che chiede l’elemosina, che dentro agli aperitivi di parata per salutare amici in-colori. Anche questo ha a che fare con l'Amore. 

L'Amore è percezione.

L'Amore è sacrificio.

L'Amore a volte si nasconde nell'ultima sigaretta ceduta a cuor leggero.

Il Tempo, anche quello è Amore, per se stessi e per le persone a cui ci si dedica.

Non si conosce altro che le cose alle quali si dedica del tempo.

Ed in questo mare che è il web, io navigo distratta e disordinata, senza tappe fisse, senza programmazione, senza chiedermi troppo, domandandomi solo a cosa possa servire.

Adesso lo so.

Internet non è un fine, e forse neppure un mezzo; a volte è solo un'opportunità: di sorprendersi, di scoprirsi, di chiedersi se oltre a tutto il comunemente visibile, si è in grado di mostrare anche l'Anima. 

Allora forse può valere la pena, navigando, di ammarare nei pensieri di Chi l’essenziale riesce ancora a coglierlo, ed ha occhi per guardare e voce per farti vedere, su di un'Isola Preziosa che Isola non è, ma che di Prezioso lascia dentro al cuore il suo sapore.

Grazie, Dolcezze, per essere stata la prima Preziosa Isola che ho potuto toccare con mano.



mercoledì 13 luglio 2016

COSEDIVACANZA #2

Di Ratatouille ed altri ospiti...


Il bello di stare in vacanza nella casa al mare di un piccolo centro è che veramente non ti senti mai solo.

Già il secondo giorno che stavamo qui, lo Gnomo Guerriero è entrato di filata ed ha saltellato per tutta casa all'urlo di:

- Mamma, mamma, guarda, un drago!

Quanto amo mio figlio ed i suoi tre anni e mezzo di fantasia, ho pensato. 

Poi invece l'ho vista. Una lucertolona che si dimenava per la coda dalla mano del pargolo, in evidente posa poco felice considerati i violenti strappi coi quali tentava di liberarsi.

- Gnooooomooooo -, ho sibilato - riporta subito quella lucertola al suo posto!

- Ma mamma... è un drago!

- No, è una lucertola...

- No, è un drago...

E mentre noi decidevamo a quale specie appartenesse, è accaduto l'irreparabile. La lucertola-drago ha dato un deciso stacco di reni e se n'è fuggita via, a metà. Nel senso che il corpo se n'è tornato da dove era venuto e la coda è rimasta in pieno movimento in mano al cacciatore.

- Guarda mamma, mi ha lasciato la coda che si muoveeeeeeee... Te l'avevo detto che era un drago!Mo gliela vado a riattaccare...

Ed è ripartito.

Sedato lo stomachevole stupore, e al fine di rincuorare il neo promosso cacciatore di draghi del danno provocato, sono seguite ricerche varie sul perché e per come fosse stata possibile una roba simile, fino a definire che le lucertole possiedono un punto naturale di distacco poco sopra l'inizio della coda di cui si liberano volontariamente nel caso in cui si sentano minacciate da un predatore. La stessa ricresce spontaneamente in due, tre giorni.

Fatto sta che, coda o non coda, di lucertole non se n'è vista più neppure l'ombra. Emigrate in luoghi certamente più tranquilli, armi e bagagli, le colonie di lucertole hanno stretto un patto col nemico: noi diventiamo vegane, hanno lasciato detto, ma voi distruggeteli.

Altrimenti non si spiega l'orda di zanzarone che ha invaso l'invadibile. E giù i nonni pacche da orbi su ogni metro quadro di pelle libera. SBAM! La gamba. SBAM! La spalla. SBAM! La fronte! Da rimanere auto-tramortiti.

Ma si sa, non di sole zanzare vive l'uomo. 
Così, la sera dopo ceniamo all'aperto, nel cortiletto davanti all'entrata di casa che viene di spalle a tutti tranne che alla sottoscritta.

Sto li che banchetto a quattro ganasce tra il pesce grigliato e la focaccia con le melanzane e la ricotta, quando alzo lo sguardo e lo vedo. Viene avanti sulle maioliche della cucina; grande, di un grigio scuro azzannato di bianco, inseguito dalla lunga coda a punta - che persecuzione queste code -.

Il cuore stila una lista di possibilità:

1-  I vicini possiedono un criceto di una razza strana che è appena scappato via;

2 - La zona pullula di scoiattolinonscoiattoli che hanno il vizio di peregrinare per le abitazioni altrui;

3 - È appena arrivato un ET formato mini dallo spazio che sta cercando il telefono per chiamare casa. 

E mentre rifletto sulla questione, continuo ad indicare un punto impreciso oltre le spalle di mia suocera che mi siede di fronte e che ha preso a schiaffeggiarsi, supponendo probabilmente che io ce l'abbia con una zanzara delle dimensioni di uno pterosauro.

Infine la testa ha la meglio e mi impone di gridarlo. 

- Un... un... un... TOOOOOOOOOOOOOPOOOOOOOOO!

Ma sentendosi sgamato, il topo fa retromarcia e sparisce dal campo visivo.

Ora, con tutto il rispetto per gli animali e per il loro benessere, a me il topo fa veramente schifo. Già mi fa senso Ratatouille che nel cartone spadella e possiede il talento dello chef, figuriamoci un qualunque topo di fogna grande come un cucciolo di gatto che passeggia nella mia cucina.

Scopa alla mano del Consorte, ed inizia la grande caccia.

Prendilo, acchiappalo, vedilo, passalo, fermalo, inseguilo... Che una partita di hockey sul ghiaccio contro i Winnipeg Falcons sarebbe stata di sicuro meno faticosa.

Quando Rémy è finalmente sotto la stretta ferma dell’eroe di casa – ti risposerei cento volte, marito mio! – il nonno si offre di portarlo in esilio lontano lontano da qualsiasi possibilità di rientro, e tutti tiriamo un sospiro di sollievo.

Che cosa può succedere ancora?

Che le blatte di tutto il vicinato, non vedendo tornare l’amico topo, si facciano coraggio e, appena ventiquattro ore dopo, vengano a cercarlo nel cortile dove il roditore è stato avvistato l’ultima volta. Blatte a non finire, a secchiate, a fiumi, che incacchiate corrono, svolazzano, ci inseguono, prendono addirittura a scalare le finestre…

Papà!, prendile, acchiappale, saltale, zumbale… Lo Gnomo è esaltatissimo, a lui non pare vero: draghi, topi, ragni, insetti… Questa sì che è vita! Vuoi mettere con la monotonia statica e disinfestata del nostro appartamento nella Capitale?... 

Tant'è che felice come non l’ho mai visto, si piazza di secchiello da mare e mi fa:

- Mamma, che belle le vacanze, adesso raccolgo qui tutti i nostri amici e li porto a casa con noi…



venerdì 8 luglio 2016

COSEDIVACANZA #1

Di come le vacanze sognate 
si tramutarono in vacanze reali... 


E allora siamo in ferie. Ferie Ferie, di quelle con la F maiuscola. Le ho immaginate tanto, queste Ferie. Desiderate, programmate, pianificate fin nel più piccolo dettaglio, con tutti i pronostici a favore nostro: mio e del Consorte, ovviamente.

Nel sogno che proiettavo ininterrottamente fino a qualche giorno fa, durante la resistenza della guerra quotidiana corriamo-adesso-che tanto-dopo-andiamo-in-vacanza, le cose procedevano in sintesi così:

- Bambini con i nonni h24;

- Bambini e nonni h24 sorridenti e affiatati;

- Sonni ristoratori e sveglie non prima delle 9 antimeridiane;

- Colazioni consumate al bar con rivista a scelta e quotidiano annessi;

- Mare, sole;

- Salutari letture;

- Sole, mare;

- Letture salutari;

- Serate felici a due;

- Nonni e bambini entusiasti, sani e dimentichi di ogni altra richiesta di qualsivoglia genere;

Da 6 giorni siamo in vacanza, e le cose procedono in sintesi così:

- Bambini e nonni h24 avvinghiati ai sottoscritti come cozze allo scoglio;

- Bambini in lacrime h24 perché mamma e papà non si barattano neppure col padreterno, specie se il padreterno veste i panni di nonni perseguitati da strane ossessioni inconcepibili in vacanza; 

- Per essere più chiari, nonni h24 posseduti da una sorta di mania ossessiva compulsiva per l'ordine e la pulizia nonostante il soggiorno si svolga nella casa al mare, affittata per l’appunto per evitare sbattimenti che sarebbero stati la norma nella casa residenziale ; lava, stira, pulisci, riordina, riassetta, sei mica in ferie... 

- Dopo la prima disastrosa notte, camere da letto organizzate come da equazione:

[Little Princess nel lettone con la mamma]+[ Warrior Elf in cameretta con papà]+[Nonni felicemente sistemati in una zona tranquilla] = Ciao Ciao disperata speranza di sonni pacifici e ristoratori o favoleggianti illusioni di recuperare un minimo di parvenza di intimità coniugale anche solo condividendo lo stesso letto;

- Mare a gogo, con braccioli, ciambelle, secchielli, formine, protezioni cinquanta, e montate di guardia per evitare che Princess banchetti con innumerevoli porzioni di sabbia, sostenuta da Elf nell’impresa;

- Mare a gogo con sedute di ascolto di gruppo in acqua per confortare i nonni da questo o quell’acciacco o da questo o quel problema che ad una certa età va ad urtare sull’umore come l’iceberg sul Titanic in mezzo all’Oceano; 

- Sostenute letture di foglietti illustrativi elencanti composizioni di medicinali vari per l’infanzia, utili alla risoluzione di raffreddori estivi - ma il pediatra non aveva giurato che al mare sarebbero stati meglio? – e fortemente contestate dai nonni che da bravi salutisti sostengono che le medicine fanno male e che tocca somministrare anche ai pargoli l’aglio crudo, da loro ampiamente consumato per la gioia di qualsiasi interlocutore ;

- Serate romantiche a due per la caccia alle zanzare che - nonostante le folate di aglio - incredibilmente perseguitano le generazioni estreme risparmiando quella di mezzo; l’unica generazione che in pratica avrebbe sopportato senza battere ciglio e senza rendere partecipe l’intero vicinato con pianti, isterismi e minacce vocali agli insetti malefici;

- Richiesta costante del Perché. Perché è così difficile coordinare sempre tutto e tutti. Perché in tv o sui cartelloni pubblicitari le famiglie svolazzano come farfalle al sole armoniosamente compatte e sorridenti, con bambini che non sembrano belve e nonni che vanno di dentiera e tena pants ma non se ne curano neppure di striscio. Perché dopo un anno di fatica, è impossibile godersi mezzo pomeriggio di relax senza che a nessuno venga in mente di frantumarti le pazienze. Perché una volta andavamo al mare in trenta, dieci adulti e venti bambini, e tutto sembrava così lineare e semplice.

Forse perché a quel tempo la bambina ero io. E da bambini il mondo è sempre il posto meraviglioso che tutti desideriamo.

Perciò, non voglio arrendermi. Torno bambina, sfodero sorriso ed ottimismo, e vivo queste vacanze per come vengono. In fondo, siamo in Sicilia: ed è qui che le vacanze reali, spesso e contro ogni pronostico, superano di gran lunga le vacanze sognate.

Immagine da Internet