lunedì 15 febbraio 2016

Periodi & Periodi...

È un periodo strano, questo. Uno di quei periodi che non decollano. Lo vado ripetendo da un po’. Lo dico a tutti quelli che mi capitano sotto tiro. È un periodo strano... Non trovi? 
Mi guardano sospettosi, col sentore di chi non ha capito e non vuole affrontare discorsi complicati. 

È un periodo strano

Stamattina l'ho detto ad una mia collega. I giorni, le settimane, passano come messaggi in bottiglia affidati alla corrente del mare, le ho detto. 
Prova a prendere un integratore, del magnesio, mi ha risposto, materna. 

Ho pensato a nonno, che ogni tanto sospirava e diceva, ah, la naia, la naia, e intendeva probabilmente un periodo così, con la semina ferma, la terra dura da smuovere, gli alberi in attesa di germogliare.

O a zia, che c'erano di quei periodi che ascoltava Nino D'Angelo a manetta, e a tratti piangeva accorata, specie quando Nino cantava "tutti e due avimmu a diventà na cosa sola, e poi c'avimmu fa vecchi e cuntenti". Se glielo chiedevi, lei farfugliava che piangeva perché Nino D'Angelo era l'unico che in quel periodo la faceva sentire felice.

Nino D'Angelo era l'unica cosa che in quel periodo la emozionasse, ma non lo sapeva dire.

Perché i periodi sono di chi li vive. E ci sono di questi Periodi emozionalmente fermi. Con le emozioni inceppate dentro gli ingranaggi dell'anima, come quando un calzino finisce nel filtro dell'asciugatrice e quella non gira più fin quando non riesci a tirarlo via - STONF! Un tappo di spugna che bloccava niente di meno che un motore.

In questo periodo ho anche ripreso a frequentare i mezzi pubblici; treni regionali, metropolitane, autobus. I gesti sono venuti naturalmente, biglietti a chilometro, la macchinetta per timbrare prima dello scivolo per la banchina, i posti migliori sul treno, al secondo piano, nell'angolo più appartato, i cunicoli da una metropolitana all'altra, gira a sinistra, poi a destra, poi ancora a sinistra, poi giù per le scale mobili, insieme al fiume di persone invisibili. Mi sono ricordata di tutto, anche delle facce perse, senza quasi espressione, smarrite nel tran tran quotidiano e nei pensieri, altrove dall'anonimo mondo sotterraneo.

Ogni giorno lo stesso percorso. Ogni giorno lo stesso enorme peso di umanità sconosciuta che si intreccia ma che non si amalgamerà. Mai.

Chissà se gli uomini primitivi si salutavano sempre incrociandosi davanti alle caverne, se si scambiavano un cenno. Chissà se l'uomo è da sempre stato predisposto alla solitudine dell'anima.

Se mi leggesse il caro vecchio prof di sociologia, ritirerebbe all'istante il trenta e lode che mi diede all'esame. Allora non ha capito niente, signorina, della modernità e del concetto di anomia sociale di Habermas!...

Non lo avrò capito, no. O forse l'ho capito ma l'ho dimenticato, perché quando sei dentro alla vita, quando sguazzi nel pantano di un'epoca, fai un po’ fatica a discernere le teorie negli occhi della gente incastonata inerme nella società.

I filosofi, in fondo, sono astratti, non ne sanno nulla di calzini e di elettrodomestici, non si occupano delle inezie, dei percorsi in metropolitana. I filosofi pensano in grande, si elevano a guardare da fuori.

Se fossi una filosofa, probabilmente riuscirei a spiegare questa storia dei Periodi e Periodi e delle emozioni da stappare. Ma io sono poca roba. Parlo di quello che sento, riporto quello che gli altri mi trasmettono, in maniera pratica, senza teorizzarci troppo intorno.

Credo sia la pratica a salvarci. Una mano tesa, il rimbalzo di un sorriso, un abbraccio, un gesto affettuoso, un po’ di compagnia gratuita, senza pretendere nulla in cambio, senza essere stati necessariamente bravi. 

In attesa che le Emozioni riprendano il loro naturale corso, come linfa di una terra altrimenti arida, come musica che per il momento arriva da lontano ma che presto tornerà a far vibrare il cuore.


Tela ad olio di Marcin Szczepaniak