domenica 7 agosto 2016

COSEDIVACANZA #7

MONTAGNINA

 Correva l’anno 1936, era il mese di ottobre e Concettina tornava dai campi. Camminava stretta alle compagne; l'andatura lenta, la figura eretta, la testa dritta sotto il carico della cannistra(1) piena: per la strada s’erano spartite patate e borragine, la cena di quella sera. 
I tempi non erano buoni, ma la fame non la pativano; dopo la fine della guerra, la terra era tornata a fruttare.

 In paese gli uomini dicevano che i fascisti sarebbero stati la salvezza, che avrebbero tolto le terre ai padroni per darle ai poveri, che anche il meridione sarebbe stato Italia. Ma lo Sposo la redarguiva. - Concetta, favole sono… Ai poveri promettono il mondo e poi li mandano a morire in guerra… - . 
E le mostrava il braccio, quel suo braccio offeso che non poteva più muovere; trofeo, insieme ad una medaglia al valore, per avere difeso la Madre Patria.

 Nella curva, prima che iniziassero le case, le donne si erano fermate a pregare davanti al piccolo altare eretto in onore della Madonna della Montagna. In quel periodo, i più fortunati partivano a piedi per il pellegrinaggio al santuario di Polsi, fin nel cuore dell’Aspromonte, in una piccola frazione del comune di San Luca(2). Ma Concettina, troppe gatte aveva da pelare per riuscire a mettere in mezzo pure la visita alla Madre di Dio.

- Madonnuzza mia dâ Muntagna -, andava, per tanto, mormorando, - il cuore vostro è a conoscenza di quanto a me piacerebbe trovarmi al vostro cospetto, ma il padrone non vuole che manchiamo, neppure per un giorno... E ho i bambini, sei ne ho vivi, tre se li è presi il Signore e dormono tra le braccia vostre... Ed ho lo Sposo, ah, quello Sposo mio, con quel braccio fermo e quegli incontri strani col partito, di notte… Proteggeteli, Madonnina Santa, mandatemi un conforto, una benedizione, una cura per le sofferenze dell’amato… -.

Ed in quel preciso istante, in quell'atto di mormorare, una spintonata al ventre l’aveva fatta sobbalzare di stupore. La Madonna della Montagna aveva risposto alla sua preghiera.

 Così, quando a marzo dell’anno dopo la bambina venne alla luce, rotonda e rosea come il colore dei petali che si lanciano in chiesa, e si cercò il nome da darle, Concetta non ebbe dubbi né tentennamenti - Si chiamerà Montagna, come la Madonna che ce l’ha mandata -, annunciò. Nessuno ebbe da ridire. Solo lo Sposo, durante la tenera infanzia, si permise di addolcire il nome dell’adorata figlia in Montagnina. E Montagnina rimase, per tutti. Sempre.

 Gli anni della seconda guerra mondiale, furono devastanti. La fame tornò a tormentare le bocche. Le cuzzupe(3), avvolte nelle foglie di fico e cotte sulle pietre roventi, presero nuovamente il posto del pane. I bombardamenti distrussero buona parte dei centri abitati. Le case vennero abbandonate a favore dei boschi.

 Dei fratelli e delle sorelle, Montagnina era la più sveglia: coraggiosa e indomita come il padre, instancabile come la madre.
Lo zio Angelo in mezzo ai compagni, di ritorno dal fronte - 1945
All'annuncio della fine della guerra, il più grande dei fratelli la portò con sé, in avanscoperta dell’antica casa. Fu in quella occasione che due soldati si avvicinarono, le mani tese a porgere loro delle tavolette di cioccolato. Parlavano ‘mericano.

- Bambini prende prende… It’s good… It’s good... - . 

Il fratello scappò via, a gambe levate; ma lei, con il cuore che le martellava nelle tempie e le gambe che la reggevano a stento, guardò gli uomini dritto negli occhi, allungò la mano e per la prima volta, nella sua giovane vita, si riempì il palato e l'anima del più sublime dei piaceri: un piacere a cui non avrebbe mai più rinunciato. 

 In un tempo e in un luogo lontani da quel giorno, in visita alla sua amata nipote, nella Capitale, su un autobus che dal Vaticano portava alla stazione Termini, Montagnina avrebbe tirato fuori dalla borsa una confezione di barrette Kinder, di cui era sempre provvista, e l’avrebbe regalata a tutti i costi ad una coppia di bambini scandinavi, nonostante il diniego dei genitori.
- Voi, bambini americani, prendete, prendete, cioccolato… buono… -, avrebbe detto con le lacrime agli occhi.
A nulla sarebbe valso il tentativo della nipote di convincerla che non si trattava di bambini americani e men che mai bisognosi di cioccolato. Lei sarebbe scesa dal bus felice e soddisfatta: un debito era stato saldato.

Montagnina e le sorelle in un giorno di festa,
negli anni successivi alla guerra
 Il periodo successivo alla guerra, portò in eredità fatica e sudore. Ci fu bisogno di rimboccarsi le maniche, il paese era da ricostruire e la famiglia s'era allargata; erano venute al mondo altre due sorelle. Montagnina non era più la minore, e quando si dovette decidere se mandarla o meno a scuola, se non altro per farle imparare a mettere la firma, lei scelse il campo e la volontà di aiutare i genitori. Era una gran lavoratrice, con un sorriso giocondo stampato sulla faccia diafana, cosa se ne sarebbe dovuta fare del leggere e dello scrivere?

 Montagnina - 1955

 Salvatore - 1954
In un campo di ulivi, la trovò Sarvaturi u'punteri(4); lei aveva diciotto anni, lui era già trentenne. 

Bello e lavoratore, Salvatore, ambito da tutte perché dirigeva i frantoi dei possidenti della zona ed il salario era dei migliori.

 Lo dissero al Padre. Le malelingue andarono e dissero che Montagnina e u'Punteri, seppur da lontano, si sbirciavano nei campi. 

Il Padre aspettò che Salvatore si presentasse alla suo porta; e quando il giovane lo fece, solenne e sovrano della tavola che aveva imbandito col vino migliore, disse che quell'unione non poteva essere, perché lui, u'Punteri, era più grande di Montagnina di ben dodici anni, e dunque troppo presto sarebbe morto lasciando la sua pupilla da sola. Se voleva, poteva scegliere un'altra delle sue figlie più grandi, magari Mela, che sapeva anche leggere e scrivere.

La zia Cummari - Tutrice di Nonno Salvatore
Dal canto suo, Salvatore era orfano. Era stato cresciuto da una zia e dalla figlia nubile di questa; ed anche le due donne avevano espresso il loro diniego. Montagnina non portava in dote la casa, non era un buon partito, non sarebbe stato un buon matrimonio.

Di tutta la faccenda, la zia fece spedire una lettera in Argentina, al fratello emigrato di Salvatore; nutriva la speranza che Peppino sarebbe riuscito a far desistere il fratello da quella malanova.

La risposta ci impiegò due mesi ad arrivare, ma quando giunse, venne letta alla presenza di quasi l’intero vicinato, raccolto intorno all'unico braciere per ripararsi dal freddo.
Zio Peppino - Foto dall'Argentina - 1957




“Vi dico che qualunque moglie abbia a scegliere mio fratello, per me sarà come trovarmi di petto alla regina di Inghilterra.” 

Così scrisse Peppino, e tutti annuirono, come se il pensiero generale fosse stato sempre quello. 


Carnevale 1957 -
Salvatore travestito da diplomatico
La domenica di carnevale, con indosso un costume da diplomatico, Salvatore portò i confetti a Montagnina; un cesto stracolmo di confetti, come usavano gli innamorati quando pensavano che il loro amore fosse cosa seria, e, nel lasciarglieli, si chinò a sfiorarle le labbra con le labbra, in quel primo bacio che avrebbe suggellato una vita intera.

16 Aprile 1957 - Il Padre accompagna Montagnina all'altare 
16 Aprile 1957 - Montagnina e Salvatore sposi
 La prima cosa che fece Salvatore, una volta sposati, fu quella di dare fondo a tutti i risparmi e di comprare una casa. La comprò nel centro del paese, vicino ai giardini pubblici, e la fece intestare a Montagnina. Andarono dal notaio e lei, emozionata, firmò con la croce accanto al nome dei due testimoni.
 Poi, Salvatore portò la giovane moglie dall'anziana zia. 

- Ecco, adesso mia moglie porta in dote una casa... Potete accettarla - . 

Era il 1957, l'anno in cui l'Italia conobbe Carosello, lo stesso anno nel quale sei paesi europei avrebbero firmato il Trattato di Roma istituendo la Comunità Economica Europea.

Salvatore durante il turno di notte al frantoio - 1958
Durante la notte del 4 Novembre dell’anno dopo, Montagnina fu svegliata dalle contrazioni. Si corse a chiamare Salvatore, che era di turno al frantoio, e si fece eccezionalmente venire la levatrice. La pancia della ragazza era troppo cresciuta negli ultimi mesi, e le donne di casa, che sempre avevano fatto nascere i bambini, temevano che un maleficio avesse messo in grembo alla giovane una creatura mostruosa e smisurata e che per tanto loro non sarebbero state in grado di salvarla da morte certa.

Quando il primo vagito spazzò l’aria cheta del pomeriggio e fu mostrata una neonata graziosa ed addirittura minuta, tutti sospirarono di sollievo. 
Montagnina tuttavia non smise di gemere, non era vero quello che le avevano raccontato, i dolori continuavano anche dopo che la creatura era venuta al mondo, la sofferenza non cessava.

- Forza gioiuzza, n’autru sforzu… Un altro figlio c’è… -. 

E sotto le incitazioni della levatrice, Montagnina divenne madre per ben due volte nello stesso giorno.

Salvatore si strinse al petto il maschietto e la femminuccia e pianse tutte le lacrime di gioia che un padre poteva piangere. Poi, fece montare dei tavolacci lungo la strada davanti casa ed offrì da mangiare a tutti, tutti coloro che volevano fermarsi e festeggiare la sua famiglia benedetta dall'arrivo di due gemelli.

Esattamente cinquantaquattro anni dopo, in un piccolo ospedale della provincia romana, pressappoco alla stessa ora in cui erano diventati genitori, Salvatore e Montagnina sarebbero per la prima volta diventati bisnonni di un piccolo Gnomo: perché la vita è strana e ciclica, e le date a volte si trasformano in un marchio.

Salvatore (al centro) durante una delle tante schiticchiate in onore dei gemelli -1958
Montagnina e i gemelli davanti casa - 1959

 Di figli ne arrivarono altri due. L’ultima morì poco dopo essere venuta alla luce. La seppellirono con tutti gli onori, i pianti e le preghiere e fecero voto di non concepirne più, a patto che alla piccola fosse stato assicurato il paradiso e fosse potuta crescere in grazia e virtù nell'alto dei cieli.

 Verso la fine degli anni sessanta, Salvatore guardò a lungo la sua bicicletta parcheggiata davanti la porta di casa e realizzò l’impensabile, almeno per l’epoca: Montagnina avrebbe preso la patente.
La moglie protestò sentitamente. Cosa avrebbe pensato la gente di una donna al volante, specie se il marito non guidava? E come avrebbe mai potuto prendere la patente se era analfabeta?

Venne smorzato ogni timore. Tutte le sere, al ritorno dei genitori dai campi, i gemelli aiutarono la madre a studiare i segnali stradali e le teorie di guida. Non molto tempo dopo, Montagnina prese a scorrazzare in lungo e in largo sul suo primo pulmino fiat 750; Salvatore, il suo adorato sposo, sempre al suo fianco.

 I miei nonni li ricordo così, in partenza la mattina presto sul pulmino per andare a curare i campi di ulivi. Nonna alla guida e nonno al lato del passeggero: insieme, instancabili, affettuosi, affiatati. Un’analfabeta ed un contadino che sono tuttavia riusciti a costruire il loro “impero”, di amore e di terra.

Ed anche quando nonno Salvatore è venuto a mancare, nonna Montagnina non si è mai arresa. Come il nome che porta, è rimasta la roccia dalla quale tutti noi continuiamo ad affacciarci alla vita.

 In questi giorni d'estate che trascorro con lei, con tenerezza la osservo giocare con i miei figli. E’ quasi cieca a causa del diabete, ma non ha perso il sorriso e la grinta. Ogni tanto infila una mano in tasca e tira fuori un po' di cioccolato. Mamma la rimprovera. Lei sospira di gioia ed accarezza i bambini.

- Sarvaturi, me lo dicevi sempre che sarei vissuta tanto e per vedere tanta bellezza -, dice. 

Sorride ancora e alla fine aggiunge, con la saggezza di chi la vita l'ha amata veramente:

- U’ tempu è u’ veru patruni di li cosi - .

Agosto 2016
Nonna Montagnina e Nonno Salvatore


Questo post partecipa 
alla raccolta di Agosto di #pilloleistantanee





(1) Cannistra =  cesta di considerevoli dimensioni che le donna usavano per trasportare i carichi più pesanti e che tenevano in bilico in testa grazie ad un supporto di stoffa detto “corona”.
 (2) Il Santuario di Polsi è ancora esistente e meta di numerosi e cospicui pellegrinaggi da parte di tutta la gente del sud. E' sempre rinomato come il Santuario della Madonna della Montagna.
(3) Cuzzupa = Un simil pane prodotto con un impasto di acqua e mais triturato grossolanamente, cotto all'interno di foglie di fico o cavolo sopra delle pietre incandescenti. 
(4) Nel dialetto della provincia de Reggio Calabria, u'Punteri era colui che dirigeva uno o più frantoi della zona, controllando e smistando la produzione di olio. Il grado, per così dire, manageriale, non lo esentava dai lavori manuali e faticosi.
(






34 commenti:

  1. Regina,grazie! Ho rivissuto con te questa storia bellissima di una vita bellissima,in cui l'amore è protagonista. Veramente nomen omen...montagna,forte e imponente,fino alla fine

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te, Dolcezze, per esserti fermata a leggere la storia di nonna. Lo credo anche io, molti nomi sono lo specchio di coloro che li portano: sarà la vita, in tutta la sua magia, che li assegna...

      Ti abbraccio fortissimo, augurandomi che le vacanze stiano proseguendo splendidamente... :***

      Elimina
  2. Regina sei insuperabile! Quanto amore in questa storia, quanta bellezza. Ci hai offerto una testimonianza unica, e pillole di saggezza che l'Italia ormai sta perdendo, incapace, a quanto pare, di andare avanti a testa alta. C'è tanto altro in questo racconto, penso sia visibile e percepibile a tutti, e posso solo ringraziarti del dono che ci hai fatto. Mitici i tuoi nonni :)
    Un abbraccio grande.
    Marina

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marina grazie infinite, per tutti i complimenti ed il calore appassionato che mi hai trasmesso... Sono arrossita ^_^ La storia che ho raccontato mi è stata raccontata infinite volte; e sì, attraverso tutti i racconti, ho "conosciuto" un'Italia molto differente dall'Italia di oggi. Se solo ogni tanto si guardasse un pò al passato, se tutti approfondissimo un pò di più la storia e le vicissitudine del nostro Paese...

      Ricambio l'abbraccio, Immenso! :*

      Elimina
  3. Una storia bellissima a tratti commovente...Grazie Regina, un bacio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di cuore a te, Verbena, per averla letta!

      Un bacio grande

      Elimina
  4. Che meraviglia! Una storia bellissima ci regali in queste tue vacanze. La forza delle radici porta doni speciali, grazie per averli condivisi con noi.
    Ti abbraccio
    Francesca

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Francesca, grazie a ciascuno di voi, che vi siete soffermati ed avete accolto a cuore aperto la mia condivisione. Come ho già detto, questo post è il più sentito...

      Ti abbraccio fortissimo!

      Elimina
  5. Regina... che storia sublime! Quanto amore!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Patricia, sì... A casa dei nonni si è respirato sempre infinito amore, nonostante tutte le difficoltà di tutte le normali famiglie...

      Forse quello che sono lo devo anche a loro, ai miei nonni e a tutte le persone che hanno circondato la mia infanzia e la mia adolescenza...

      Un abbraccio grandissimo!:*

      Elimina
  6. Le storie di vita vissuta sono sempre più fantasiose e ricche di colpi di scena del migliori dei film.
    Bella.
    Buona domenica
    sinforosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Sinforosa. L'ho pensato parecchie volte anche io: la vita reale spesso supera l'immaginario: o forse, semplicemente, l'immaginario non può che scaturire dalla vita reale...

      Ancora grazie di cuore per esserti fermata a leggere, un forte abbraccio! :*

      Elimina
  7. L'incanto della nostra storia raccontata da Regina.
    Complimenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Gus. Ho raccontato i racconti che custodisco gelosamente e nitidi dentro al cuore. Volevo dare loro voce, affinché mai si perdano e possano diventare ricchezza per coloro che rimarranno: ho sempre creduto che conoscere da dove si viene è sempre un prima passo per sapere dove si sta andando...

      Un abbraccio!:*

      Elimina
  8. Cavoli, stracavoli. Sono molto colpito. Bravissima.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Detto da te, Massimiliano, arrossisco ancor di più. Sarà che sei lo scrittore in carta e inchiostro che leggo in questo periodo, e mi fa un effetto strano - da diventare piccola piccola - che tu dica brava a me quando io, pagina dopo pagina, lo penso di te...

      Comunque, grazie!, ho dato solo forma ad una storia che conoscevo molto bene.

      Un abbraccio e... a presto! ^_*

      Elimina
    2. Naa io sono solo fortunato ad aver trovato un editore coraggioso. Qui ho scritto quello che è sotto gli occhi di tutti. Sei brava e non ci puoi far niente, eeeeeeeeeh, è così.A proposito mi sono anche letto le poesie.
      Un abbraccio anche da parte mia.

      Elimina
  9. Che meraviglia, bellissimo post con tanto di foto ad accompagnare la storia😊

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Serena!... La Calabria: un altro punto che abbiamo in comune... ^_^
      Ti abbraccio e spero tu stia facendo un pò di sane e riposanti vacanze <3

      Elimina
  10. Mi sono emozionata... Regina che bella che era la tua nonna da giovane! Una bellissima storia e una bellissima copia. Certo che sul cioccolato tua nonna mica si sbaglia :)))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Anna Maria! Sembrerà strano... ma anche io mi sono molto emozionata a scrivere ^_^
      Sì, nonna era bella, almeno, io l'ho sempre vista bella: l'ho sempre guardata con gli occhi del cuore.

      Sul cioccolato è una lotta continua, a furia di mangiarlo è caduta nella terribile rete del diabete: insulina a gogo, ma non ci rinuncia! ;))

      Ti abbraccio immensamente! <3

      Elimina
  11. sei la Regina dei sentimenti ... in questo scritto c'è tutto l'amore che provi per la tua famiglia ... le tue radici...c'è la forza di persone d'un tempo che sembrano non esistere più, ma sono esistite e tu ne sei la continuità... porti avanti tutto quel coraggio...quella forza... quell'amore grande ... ogni tua parole ne è la prova ...ho i brivido
    leggendoti ...mi sono commossa tanto e mi è tornata in mente la mia nonna ...
    le nostre radici ci hanno trasmesso tanto assieme a tanto amore --una carezza da parte mia su quella mano che hannp avuto la fortuna di acarezzare te e i tuoi piccini ... grazie di cuore c

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giusi, grazie di vero cuore a te! Che hai sempre così tante belle parole e così tanto affetto nei miei riguardi, fuori e dentro il blog.
      Un giorno vorrei portarti qui, a casa di nonna: così quella mano potrai stringerla di persona... E comunque tu e nonna avete una cosa in comune: quel sano senso dell'humor che vi rende uniche e spassose: andreste d'accordo, nonostante la differenza d'età...

      Ti voglio infinitamente bene! Un grosso ma grosso bacio :*

      Elimina
  12. "U’ tempu è u’ veru patruni di li cosi".

    La saggezza è il dono che Dio fa all'uomo giusto.

    Hai portato in primo piano stralci di vita tra i più belli, sofferenza tenacia gioia e passione, sapientemente immortalate e consegnate alla storia a supporto di quelle foto in bianco e nero; come per arricchirle. Ora hanno una voce che tutti possono udire.

    E l'indimenticabile zio Peppino... L'azzurro del mare nella bellezza dei suoi occhi, e la ferma autorevolezza di chi sa che prima del far di conto, viene il rispetto, e il cuore: “Vi dico che qualunque moglie abbia a scegliere mio fratello, per me sarà come trovarmi di petto alla regina di Inghilterra".

    Ti lascio il mio (A)bbraccio sincero, Regina... Mentre rileggo questo tuo, incantevole, e commovente...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Massimiliano, io mi commuovo a leggere il tuo commento. Forse perché rammento di quanto ti scrissi di quell'anziano zio subito dopo che era venuto a mancare: scrivere di lui, della sua storia, era stato catartico ed aveva spazzato via il dolore. E sono felice che tu ne abbia conservato intatto il ricordo: felice!

      Sei un caro Amico, oltre che un eccellente scrittore; ma questo già lo sai...

      Ti abbraccio fortissimo e ti auguro una serena notte.

      Elimina
  13. Una storia bellissima, ricca di sentimenti forti, di vita.
    Le foto dell'epoca poi sono straordinarie ed accompagnano il tuo racconto come fosse un piccolo cortometraggio. Sei fortunata ad avere ancora la Nonna... le tue parole mi hanno acceso il ricordo della mia, mancata pochi anni fa, proprio in questo periodo...Mi diceva sempre: se avessi ancora le forze, te lo guarderei io il tuo bambino!! (non voleva che lo mandassi al nido, all'epoca...) Chissà come sarebbe stata contenta di sapere dell'arrivo di un secondo nipotino... tu non ci crederai, ma il piccolo ha le sue stesse mani... me le ha mandate giù Lei di sicuro!!! ...Un abbraccio forte a te e alla tua splendida Nonna! Eli

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eli, sono felice di essere riuscita a risvegliare in te così tante belle emozioni. Io credo fermamente nell'energia delle persone, anche di quelle che ci hanno lasciato... :))

      Ricambio l'abbraccio! Di vero cuore...

      Trascorri un buon ferragosto! <3

      Elimina
  14. Una storia bellissima, che è tua ma anche di tutti noi, sono le nostre radici. Conosco poche storie dei nonni, per una serie di motivi non c'è stato tempo e modo. La nonna materna è vissuta con me fino ai miei diciotto anni, ma la vita l'aveva messa alla prova troppo duramente per ricordare con gioia il passato. Mi mancano questi racconti, ecco perché penso che anche questo tuo sia un po' mio.
    Bellissimo Regina, un abbraccio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo la vita non sempre lascia scampo, a volte si porta via il buono o lo nasconde sotto a una corazza.
      Volentieri condivido con te i miei pezzetti di ricordi buoni, cara Glò.. :)

      Ti abbraccio forte

      Elimina
  15. Letto tutto in un fiato.
    Praticamente come essere in un film.
    Grazie per aver condiviso con noi i tuoi ricordi, i tuoi sentimenti, l'amore per la tua famiglia.
    Un post assolutamente emozionante.
    Uno dei più belli che hai mai scritto.
    Bravissima, Regina!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Fede! Come tu mi insegni: se si scrive col cuore... :)

      Ti abbraccio amica mia

      Elimina
  16. Che storia stupenda, Regina... Poi tu scrivi benissimo, vabbé...
    Mi sono commossa... Davvero un grande amore, moderno e forte...

    Maira

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Mairetta! che bello ritrovarti!... :)
      è semplicemente la storia dei miei nonni...ma sono felice che tu ti sia fermata a leggerla.
      a me mancano molto i tuoi post...ma questo già lo sai :)) spero che per il resto vada tutto a meraviglia... <3

      ti abbraccio forte ma forte forte forte

      Elimina