mercoledì 28 ottobre 2015

Caro Intimissimi Senior...

Caro Intimissimi Senior,

Scrivo a te perché voglio immaginare che da qualche parte esisti: capostipite di un’azienda di successo, vecchio e saggio, in grado di fornirmi delle risposte sensate.

Ma chi te le fa le pubblicità negli ultimi tempi? L’ho intravista, sai, la campagna con cui vi state giocando l’autunno; gli spot li guardo, tutti: capita addirittura che ci faccio lo zapping per trovarli: lo so, nessuno è perfetto, ed io ho quest'innata passione per i tempi ridotti e la straordinaria e travolgente magia della parolimmaginaria: ci faccio persino una personale hit interiore con monologo a voce alta: "Signore e signori, questa settimana vince per testo, colonna sonora e genialità …ta-taraaaataaaaaaaaa-taa-taaaaaaa… LO SPOT X".

Ma torniamo a noi. 
Dicevamo: misuralo il livello di testosterone quando assumi, altrimenti, di questo passo, finisce che la voglia di andarsi a comprare un reggiseno la fai venire solo agli ometti di ogni età.
Ho capito, ho capito, che c’hai ben diciotto modelli con la più vasta gamma di taglie e coppe a disposizione per ognuna di noi – quante tette diverse esistono al mondo! Ti ringrazio, mica lo sapevo - e che in qualche modo dovevi raccontarcela, ma insomma, ce l’avrai una moglie, una figlia, una sorella, una diamine di panettiera: le guarderai ogni tanto, si?

Lo spot Intimissimi che passa più spesso in questo periodo è quello del modello Sofia.

Parte la colonna sonora, inquadratura veloce per farci sapere che siamo a Varsavia, con Katarzyna, in una specie di open space semi-abbandonato coi pilastri di cemento in mezzo. Poi, subito lei, bionda e snodata, in mutande e reggiseno, ginocchio sinistro in avanti, stacco di due metri di coscia destra con angolazione centottanta all'indietro, che appena la vedi pensi: gesugesu, come ho fatto ad andare al mare e a mettermi il due pezzi?
Katarztyna parla, nel frattempo le immagini la mostrano appesa a degli anelli da ginnasta, svolazzante davanti ad uno specchio-parete con la chioma fluente che la segue nei movimenti, a novanta gradi dopo aver usato i manubri e mentre si scalda per fare le flessioni pancia a terra, punta dei piedi in tiro:

Sono una personal trainer (dice)

(Ma va? Sul serio?... A prima occhiata pensavamo che facessi la pasticcera e che i muscoli ti erano venuti a furia di sbattere gli albumi a mano mentre tieni il tempo con il piede…)

Sono coraggiosa

(Eh bè, ci vuole coraggio per alzarsi la mattina e fare quello che fai tu…)

Sono anima, e corpo

(Soprattutto anima, guarda… pure mio marito la pensa così…)

Sono armoniosa

(E ci mancava pure che non lo fossi, dopo tutta sta fatica…)

Questa è la mia storia, unica, come il mio reggiseno

(Aaaaaahhhhh, adesso abbiamo capito, la pubblicità era solo per te… possiamo tirare un sospiro di sollievo insomma…)

Il secondo spot Intimissimi che passa è quello del modello Manuela.
Questa volta siamo a Madrid, con Maria, studentessa. Stessa colonna sonora, stesso open space di prima, si vede che ce n’è uno in ogni città.
Ed ecco Maria, che di cognome farà sicuramente come Katarztyna, perché ci rifiutiamo di supporre che esistano in giro così tante cosce e tette proporzionalmente perfette provenienti da ceppi diversi. Maria, però, è mora: fa niente, vivendo in città differenti andranno da diversi parrucchieri, capita tra sorelle.

Maria ci parla:

Sono una studentessa

(Ovvio! che scherzi, tutte noi quando eravamo studentesse giravamo in mutande e reggiseno dentro ai garage in cemento tra pile di libri, piogge di fogli in libertà e la matita in mano…)

Sono curiosa

(Ti prego, risparmiaci i particolari…)

Sono determinata

(Come tutte le studentesse, naturale… specie prima di un esame, nessun dubbio…)

Sono il calore della mia risata

(E meno male… se non altro ti autoriscaldi, considerato come vai in giro…)

Questa è la mia storia, unica, come il mio reggiseno

(E anche qui, come prima, possiamo tirare un sospiro di sollievo…fffiiiiiiiiiuuuuuuuu…)

Mi fermo qui, caro il mio Senior: da profana, mi permetto di dirti che forse c’ha azzeccato di più la tua amica Calzedonia, con quella pubblicità carina carina dove una tipa, più o meno nella norma, entra in un punto vendita con un bambino di qualche mese in braccio e glielo affibbia alla prima commessa che le capita sotto mano per andare a provarsi un paio di collant: senza mai scoprire che la commessa in questione altro non è che la cara e sorridente Roberts, si, Julia, proprio lei, che dopo aver restituito il pupo alla madre ed aver recuperato i suoi sacchetti dello shopping Calzedonia, se ne va gongolando per non essere stata riconosciuta. Morale: vieni da noi che conti più di una star di Hollywood.

Ci vuole talento. Ci vuole talento, ed emozione, e poesia: ci vogliono i sentimenti, quelli che scaturiscono dal mondo vero, dalla realtà di ogni giorno: una minuscola opera d’arte, lo spot, che non può fiorire tra le mani di chi pensa solo alle vendite e al marchio, di chi trascura la scintilla fondamentale della straordinarietà dell'ordinario.

Io probabilmente non ce l'avevo; il talento, intendo: altrimenti non si spiega perché quando, dopo mesi e mesi di giri a vuoto, sono approdata per via interinale in quella grossa azienda italiana, in prova per sei mesi, e alla fine quando hanno dovuto assumere, si sono presi la figlia del manager già in sede, e il mio progetto, certo, col mio sudore ed il mio sangue, ma senza di me: ah, già! La figlia del manager aveva il master in copywriter ed io no, che stupida: io avevo solo l'entusiasmo, la passione e le idee.

Pazienza, caro Intimissimi Senior, a ciascuno il suo: a te le tue pubblicità bomba, a me la mia testa.

Con affetto, a risentirci al prossimo spot,

Regina

p.s. Dimenticavo! I reggiseni tuoi non li acquisterò mai: a sfregio. Mi porto la pupa e me li vado a comprare da Calzedonia...


Per chi volesse dare un'occhiata allo spot di cui parlo,
lo trovate qui




domenica 25 ottobre 2015

Ispirazioni&Co.- SHINING LOVE

 Mi manchi. Come mancano certe cose oscure, irrimediabilmente, senza tregua. Mi manchi da quel lontano giorno di agosto in cui ho fatto il test ed ho scoperto di essere incinta: è stata quella mattina che, per la seconda volta, ti ho detto addio. Tu non hai fatto nulla, sei rimasta immobile mentre io mi allontanavo a testa china ma con la gioia nel cuore; dentro me c'era la vita.


 Mi manchi nonostante il male che ci facciamo: io ti consumo, tu mi uccidi.
Mi manca la nostra intimità, quelle mattine in cui Lui era già uscito per andare a lavoro, il piccolo dormiva, e noi ci rintanavamo sul balcone, al freddo, perché in casa non ne avrei mai avuto il coraggio. Mai.

 Mi manca il tuo profumo sotto al naso, quel preciso istante in cui le mie labbra riscoprivano la tua pelle, ancora prima che ti accendessi di passione, brillante di fuoco, e fossi aspirata dal vortice del mio piacere. 
Mi manca il tuo sapore, così volitivo, così corposo, e la tua essenza che, luminosa, mi avvolge. Solo chi ha avuto un amore simile può comprendere di cosa parlo. 

 Non posso più tacere, mi manchi troppo; ma non oso volerti, non oso cercarti, la piccola è ancora così attaccata a me, così poco propensa a staccarsi dal mio seno. Lui non mi perdonerebbe un'altra volta, è già stata dura la prima, dopo il primo figlio, quando ha scoperto che ci eravamo riviste, che non potevamo fare a meno l'una dell'altra. 

 È un amore proibito il nostro, ma mi manchi.

 Vorrei averti qui, adesso, sì, adesso, che la notte è padrona e me ne sto appollaiata davanti al picì; vorrei stringerti tra le mani, offrirti la mia bocca, deliziarti con le parole che ti ho sempre sussurrato mentre tu mi fissi luccicosa di fiamma: ma ci rincontreremo prima o poi, mia adorata Marlboro Light, fosse anche per una fulgente, unica ed ultima volta.



Con questo post partecipo per la prima volta a

giovedì 22 ottobre 2015

INSIEME RACCONTIAMO 2 - by Myrtilla's House


Ed eccoci al secondo appuntamento della simpatica iniziativa ideata dalla mia amica Patricia e targata Myrtilla's House: INSIEME RACCONTIAMO, dove lei lancia un incipit ed ognuno può scrivere un finale.
Stavolta l'inizio mi piaceva un sacco, il tema delle creature notturne è fantastico, specie per me che ho avuto un periodo intenso di passione sfrenata per i fantasy; anche per questo mi sono avvalsa delle nuove regole, ovvero non attenersi necessariamente alle 200/300 battute, bensì poter sforare felicemente nelle 200/300 parole.

Io ho sforato felice.

Ed ecco l'incipit di Myrtilla:

Il mondo alla rovescia.

Quando l'ultimo sole tramontò ad est e la prima luna sorse ad ovest col suo tutù fatto di nuvole giallastre, finalmente si alzò. Si stirò. Era ora di muoversi. Abitante della notte, si muoveva a suo agio nell'oscurità. 
Ma nel suo mondo era sempre così. Tutto al contrario. Troppo facile altrimenti.
Myrtilla

Ed il mio finale:

 Non c'era molto da fare o da dire, aveva bisogno di mettere qualcosa sotto i denti, sotto ai suoi canini, per l'esattezza; i suoi canini draculini (come li chiamava con affetto la sua mamma). 
 Al massimo, per notte, si faceva due o tre spuntini, succhiando da questo o quello, ma senza uccidere nessuno, era un vampiro moderno, lui, aveva scaricato con l'iphone l'app che gli misurava in automatico il livello di sangue da prendere senza nuocere. E la sua sarebbe stata una vita piuttosto semplice se non fosse stato per un lupo mannaro sempre in mezzo ai gabbasisi. Ora, è risaputo, i vampiri e i lupi mannari non vanno molto d'accordo, l'hanno fatto vedere anche in Twilight, ma nessuno ha veramente mai capito perché.
 - Perché?- chiese una notte Draky a Manny. - Perché mi stai sempre a scocciare e mi fai il bubusettete con le vittime che scelgo, ovvero me le fai sparire?... Allora sei proprio un lupo dispettoso, qua io e te ci stiamo, compare, che vogliamo fare?
 Manny lo guardò un pó stranito, alla fine parlò: - E' che io te invidio fratè ... Stai sempre tutto pulito, ordinato, co sti denti bianchi...e poi non c'hai un pelo, dico, uno... Mentre io me sto sempre a fà le cerette da mi sorella e non ce concludo un casco...Te pare giusto?
 Fu così che Draky, essendo uno che all'amicizia ci teneva, decise di fare una cura ormonale pro-pelomannaro, mentre a Manny regaló il laser della Rowenta, e si ebbe nella storia il primo mannaro senza pelo. 
Il mondo s'era proprio rovesciato, ma i due vissero felici, amici e contenti.

A tutti voi, buon finale!

lunedì 19 ottobre 2015

Piove (ai giorni nostri)



Taci. Che già piove

ed è pure lunedì’,

vediamo di non aggiungerci 

anche i tuoi brontolii.

Ascolta. Piove

dalle nuvole compatte.

Piove sul bucato steso

che non ho fatto in tempo a ritirare,

piove sul parcheggio sotto casa

che no, non è coperto,

piove su la tangenziale

intasata,

su le macchine in doppia fila

davanti la scuola,

su gli ausiliari del traffico

che stanno li a guardare cosa farò.

Piove su i nostri volti

perché come tieni l’ombrello tu

non lo tiene nessuno,

piove su le nostre mani 

ignude,

su i nostri vestimenti

leggieri,

perché non ho ancora capito

se fare il cambio stagione

oppure no,

piove su i freschi pensieri

che sempre il tuo 

rapporto pessimo con l’ombrello

schiude,

su la favola bella

che ieri t’illuse, che oggi m’illude,

che non avrebbe piovuto.

(per un'intera adolescenza ho adorato La pioggia nel pineto di D'Annunzio: stamattina la recitavo tra me e me mentre accompagnavamo il piccolo a scuola)


venerdì 16 ottobre 2015

I wish, il tag dei desideri



Chi non ha mai sognato di imbattersi in qualcuno o qualcosa in grado di realizzare i propri desideri? 
Magari manco tutti i desideri, giusto due o tre: quel tanto che basta per sentirsi al sicuro e felici. E un bel Genio ci starebbe tutto, di quelli che escono quando strofini la lampada e, scthiunch!, uno schiocco di dita e il desiderio è realizzato.

Anche solo esprimerli i desideri, fa bene all'animo e rallegra il cuore, e grazie a “I wish, il tag dei desideri” partito da Racconti del passato, e grazie a Elisabetta di Elisabettagrafica che a sorpresa mi ha nominata, posso esprimere i miei tre desideri virtuali: e Genio, ti prego, impegnati a dovere!
  • 1 – Il primo desiderio è di avere una casa più grande e confortevole. Il Genio è avvantaggiato dalla visione complessiva in 3d; qui esplicito per i comuni mortali: deve essere su più piani, con una cucina abitabile e l’isola in mezzo dotata di forno che cuoce a 300 gradi come in pizzeria e di tutti gli strumenti necessari per cucinare la qualsiasi, dalla pasta in casa al gelato artigianale, il frigo deve essere alto due metri e mezzo, di quelli che sul davanti fanno il ghiaccio ed hanno il distributore dell’acqua, e su un lato ci deve stare un piano bar con gli sgabelli davanti, così posso parlare col mio consorte mentre ci facciamo un bicchiere di vino dopo lavoro prima di cena; la sala deve contenere almeno 15 persone alla volta, ci deve stare un televisore 60 pollici 4k 3d ed un divano a spiaggia, i bambini devono avere una camera a testa, spaziosissima per poterci giocare e insonorizzata per farci tutto il caos che pare a loro, in camera da letto voglio il letto rotondo, il bagno privato e due cabine armadio, la mansarda deve essere adibita interamente a studio per la sottoscritta, per scrivere, leggere, dipingere, senza essere disturbata, va bene una sola sala hobby interrata con annessa petite lavanderia, poi un giardinetto, un terrazzino (piccolo), e niente stanza per gli ospiti, che poi mia suocera ci si pianta dentro e non se ne va più.
  • 2 – Il secondo desiderio è che la nostra famiglia non si divida mai, non vada mai in pezzi, ma che rimanga sempre stretta stretta e felice, nonostante le difficoltà, come adesso, anche quando i figli saranno grandi.
  • 3 – Il terzo desiderio è quello di poter avere il potere di alleviare la sofferenza con la forza del pensiero, di qualsiasi genere di sofferenza si tratti, fisica o emotiva: del tipo, ogni volta che incontro qualcuno che soffre tanto, poterlo risollevare con il mio potere; anche uno per volta, va benissimo lo stesso.


 Rammentando che in questo gioco, quando si è nominati, si può partecipare seguendo queste regole:

1. Usare l'immagine della lampada

2. Citare l'ideatrice del tag, Racconti dal passato

3. Ringraziare chi ti ha nominato

4. Citare a tua volta 5 o più blog

ecco chi invito ad esprimere i propri desideri:

  1. Patricia di Mirtilla's House
  2. Maira di In una stanza quasi rosa
  3. Serena di Cara Malù
  4. Il Lupo di La Terra dei Mannari
  5. Fabiola di Pinkg
Non è da molto che curo il mio blog, ma spero che anche chi mi "conosce" da poco possa essere felice di questa..sfregatina...

La lampada a voi, insomma... e sfregate bene!


martedì 13 ottobre 2015

QUELLO SCHIFOSO SPORCO CASSONETTO

Nel nostro quartiere non è ancora arrivata la differenziata. Ignoro perché ad appena un chilometro da qui, nello stesso comune, stanno tutti gne gne con i secchi divisi per genere e colore, e differenziano già da un pezzo e noi invece abbiamo ancora i cassonetti.
Ma non i cassonetti belli, puliti, ordinati, semi-vuoti; e neppure quelle campane per il vetro, la carta, la plastica, precursori della differenziata vera e propria; noi abbiamo proprio i cassonetti cassonetti, di quelli a pozzo senza coperchio, zozzi e sempre pieni, che neppure in Sicilia negli anni ottanta li avevamo così.

Non molto lontano dal nostro quartiere, c'è anche una grossa struttura, una sorta di casermone dove, settimanalmente, vengono scaricati a mo’ di merce, porzioni di tutti quegli extracomunitari che in televisione si vedono approdare sulle nostre coste in mucchi di indefinita disperazione, e che poi vengono per l'appunto smistati in giro per il paese nei vari centri di accoglienza.
Si tratta principalmente di gente di colore, anime che non so di quanta accoglienza potranno mai godere se poi te li ritrovi ad ogni ora del giorno e della notte, in gruppi di due o tre o anche in missioni individuali, a frugare nei cassonetti e a riempire zaini e buste di spazzatura.
Li vedi, questi ragazzi, alcuni più giovani degli altri, in groppa a biciclette sgangherate - dove le prenderanno tutte quelle biciclette? - fare su e giù per il quartiere, dal primo all'ultimo cassonetto e viceversa, senza sosta, senza smettere mai, solo il tempo di tornare al casermone a scaricare.

Ieri, nel tardi pomeriggio, sono andata a buttare due sacchi. C’era li il tipo di turno a scavare meticolosamente nelle buste. Mi ha visto, ma non si è spostato; indifferente alla mia presenza. Io, piuttosto mi sono sentita fuori luogo, in difetto: dovevo buttare la mia spazzatura ad un altro essere umano, pronto li ad accaparrarsi gli scarti della mia esistenza?

Allora, con i sacchi ancora in mano, ho parlato; ho detto: “Avete i bambini…?”
Quello si è girato, sgomento; nessuno probabilmente gli ha mai parlato nei pressi del cassonetto. Ho pensato non capisse l’italiano, ed ho ripetuto: “Avete i bambini, i figli…?”.
“No, no…”, ha risposto lui,  “no bambini…”. Ma aveva l’aria terrorizzata; come se io avessi avuto il potere di andare e portare via tutti i loro figli.
“Li vuoi i vestiti… per i bambini…?”, ho chiesto.
“Si, si... vestiti bambini ”, ha fatto lui, con gli occhi un poco di fuori, di chi ancora non si fida.
“Allora, aspettami qui… “.

Ho piantato i due sacchi sul marciapiede e sono corsa di volata a casa. Ho preso tutto, tutto quello che c’era di prendibile: i vestiti dismessi ma ancora buoni dei due puffi che avevo posato per le amiche in attesa, i doppioni delle copertine in pile, i giochi in eccesso posati nelle buste, le merendine, i biscotti, le pastine e tutti i dolci ancora in confezione integra. Ho svaligiato casa e sono tornata al cassonetto, con la convinzione che il tipo se ne fosse andato oppure che mi avesse seguito per segnarsi l’indirizzo e tornare dopo a rubare o a stuprarmi – il terrore mediatico unito agli avvertimenti di familiari e amici può avere effetti devastanti sulla psiche di una persona.
Invece il mio amico di colore stava ancora li, che pensava probabilmente dal canto suo che io non sarei mai tornata e che forse era il caso di attaccare i miei due sacchi ancora fermi sul marciapiede.
Si è preso tutto, senza troppe dimostranze, senza dire una parola; ha organizzato il carico sulla bici e, dopo un mezzo inchino col capo, è scappato via.

Sono tornata a casa, con un senso di impotenza nelle ossa, consapevole che il mio gesto è stato nulla, che lo stesso tipo, massimo mezz'ora dopo, sarebbe stato di sicuro nuovamente con la testa in qualche cassonetto, che non sono solo gli extracomunitari a girare nella spazzatura, che per quanto io lo desideri, il mondo non lo cambiano le singole persone. Mi sono allora domandata, io che la politica ho smesso volontariamente di seguirla, che dopo Letta me ne sono lavata le mani e ho giurato che non avrei più comprato un quotidiano, che voglio essere ignorante, per non avere coscienza del porcilaio in cui continuano a trasformare l’Italia e per non farmi il sangue acqua; proprio io, mi sono domandata, al di là dei governi, delle preziose frontiere, dei progetti mare nostrum e vostrum e di chi gli pare a loro, dell’Europa e di quelli che si sentono più europei degli altri, al di là delle ideologie e delle religioni,  com'è possibile che in un paese civile o che tale si definisce, ci siano persone che fanno la spesa nei cassonetti dell'immondizia sotto lo sguardo indifferente dei cittadini e delle istituzioni. CO-ME-è-PO-SSI-BI-LE? Che fine ha fatto il senso di umanità della gente? Dove sono i rappresentanti dello Stato? In cosa ci siamo e ci stiamo trasformando? Cosa insegneremo ai nostri figli, che ci siamo noi e poi ci sono gli altri, gli uomini della spazzatura?

Neppure a dirlo, ieri sera in tv mi è capitato di intravedere lui, il presidente del consiglio, piazzato su un palco, col microfono in mano e quel sorriso un po’ ebete da rappresentante di classe fomentato davanti all'entrata di scuola. Non so a cosa si riferisse, ma andava dicendo: “…non è vero che abbiamo necessariamente bisogno degli altri, l’Italia non ha bisogno, il destino è nelle nostre mani, siamo noi che ce lo facciamo…”.


Ho spento il televisore, forse non lo guarderò mai più. L’Italia è diventata uno schifoso sporco cassonetto, e tutti noi ci sguazziamo dentro.


venerdì 9 ottobre 2015

L'Incantatore


RACCONTO

MOMENTANEAMENTE 
ASSENTE 
PER ALTRO PROGETTO




(Questo racconto è dedicato e liberamente ispirato a Nonno Salvatore, che è riuscito a mandare avanti una famiglia numerosissima, lavorando come 'punteri nei frantoi della zona,prima, e coltivando la terra e facendo l'allevatore, dopo; e che sempre sempre ha trattato uomini e animali con dignità e rispetto, trasmettendoci lo stesso amore e lo stesso attaccamento alle tradizioni ed alla cultura da cui proveniamo. 
In età anziana lo chiamavano l'Incantaturi, per i suoi modi garbati e gentili.)


Dalla mia personale  raccolta

I racconti del Sole

Della stessa raccolta:






lunedì 5 ottobre 2015

IL BELLO DEI SOGNI…

Alla Piccola hanno regalato una tutina Thun – (ma la Thun non faceva solo le statuette e tutta quell’altra roba frangibile che solo ad avvicinarti devi accendere un mutuo? Che poi, io me n’ero sempre tenuta alla larga, non fosse che lo scorso Natale, in visita a casa di un collega del Consorte, il Puffo ha fatto partire uno degli angeli del presepe tutto Thun,  ed io mi sono accollata il dovere di andarlo a ricomprare: novantottovirgolaottanta euro di pugnalata alle spalle, solo perché, mi ha spiegato la commessa, era Special Edition: con novantottovirgolaottanta euro avrei potuto sfamare il clochard sotto casa per una settimana, e gli avrei pure regalato le sigarette: quando l’ho detto, la commessa mi ha guardato con malcelata accondiscendenza, come a dire, stai proprio fuori dal mondo, dio Thun, perdonala, non sa quel che dice)  - ;  
dunque, sì, alla Piccola hanno regalato una tutina Thun, e quando ho scorto il marchio sul pacchetto, ancora prima di scoprire che di tutina si trattava, mi è iniziato uno strano formicolio alle mani ed una accentuata sudorazione, come da rigetto a causa di una sostanza allergenica, tant'è che non volevo neppure scartarla la confezione.

Alla fine, ho aperto: e devo ammettere che  sono rimasta incantata. Non tanto per la tutina in se stessa che, per carità, è bellina ed in cotone (chissà quanto costerà il cotone della Thun!), ma per la scritta stampata sul davanti che recità così:

 È questo

il bello

 dei sogni,

che qualche

volta si

avverano.

Che bella frase. Che bel pensiero. Che squisita verità.

Forse conserverò questa tutina per la Puffola anche quando non la indosserà più, in modo da dirle quando sarà grande: vedi, quando avevi quasi sei mesi ti hanno regalato questa, è stato un segno, una premonizione, un incantesimo che farà avverare non tutti ma molti dei tuoi sogni, basta che tu ci creda sempre.


E a Natale, magari, regalo a tutti pigiami e ci faccio stampare sopra la stessa scritta; non della Thun, ovviamente, nonostante l’armistizio, su quella ci ho messo un macigno sopra.


venerdì 2 ottobre 2015

"CHI O CHE COSA SIAMO NOI?"

La scorsa notte non dormivo. E già che un po’ di sonno in più non guasterebbe di sti tempi  a costante velocità massima. Però non dormivo perché avevo intavolato con un caro caro amico una disquisizione sul passato che è passato ed è meglio che passato rimanga. Pensavo: che poi anche se è passato mica passerà mai veramente, il passato passa ma lascia traccia, a volte addirittura solchi.

Allora mi sono ricordata che a Natale mi hanno regalato un dvd: un film: Almanya – La mia famiglia va in Germania: in realtà,  la storia di una famiglia turca trasferitasi in Germania e che fa ritorno in Turchia per le vacanze dopo quasi mezzo secolo: uno di quei film che piacciono a me, insomma, con quelle famiglie rumorose, allargate e solide, ancorate alle tradizione della propria terra, che tanto mi ricordano la mia di famiglia, e la mia di terra. E ho rammentato che alla fine di quel film avevo pianto, non per la trama in se stessa, ma perché la storia s’era conclusa con una riflessione sul passato.

Cosa s’era detto di preciso?

Ovviamente,  mi sono alzata e sono andata a ripescare il dvd; ho atteso con trepidazione la fine del film e…

"Una volta un saggio alla domanda "Chi o che cosa siamo noi?" rispose così: siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi, di tutto quello che ci è stato fatto, siamo ogni persona, ogni cosa la cui esistenza ci abbia influenzato o che la nostra esistenza ha influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti!"

…ho pianto. Ancora. Perché è vero.