giovedì 27 febbraio 2014

Siamo Noi l'unica vera ragione per cui vale la pena Vivere...


Ad alcune dovrebbero togliere il patentino di madre. L’ho sempre pensato; anzi, non sempre, ma per un lasso di tempo sufficiente a convincermene.
Perché una madre dovrebbe  prima di ogni cosa essere un punto di forza, un trampolino di lancio nel mare tempestoso della vita, un porto dove tornare sempre quando si è stanchi di nuotare e si ha voglia di fare una sosta. Ed in secondo luogo, una madre dovrebbe rappresentare il punto massimo della confidenzialità, la persona a cui dire tutto, senza vergogna e senza paura, l’unica in grado di custodire seriamente i segreti e da cui aspettarsi il minimo sindacale della fiducia e dello sprono ad andare avanti.
Mia madre è esattamente l’opposto.  
Il motto di mia madre mi insegua da una vita: regina-lascia-perdere-che-tanto-non-ce-la-fai.
Mia madre si lamenta, sempre e di tutto, di ogni cosa che esiste sulla terra e soprattutto di mio padre, che-anche-lui-deve-lasciare-perdere-che-tanto-non-è-buono-a-nulla.
 Mia madre è ipocondriaca, pensa di avere ogni male, ed in questo periodo lamenta di un tumore alla testa e sviene di continuo, e a nulla sono valsi i pareri sconcertati di tutti i medici che l’hanno visitata e che hanno decretato il suo perfetto stato di salute-fisica (solo fisica).
Mia madre non ha mai voluto problemi, neppure piccoli piccoli, neppure il problema minimalista di uscire ed andare a fare la spesa, figuriamoci quelli emotivi di supportare una figlia.
Ma io alla fine ce l’ho fatta lo stesso, anche senza mia madre. Dopo un primo momento di smarrimento, ce l’ho fatta in tutto quello in cui ho creduto. E continuo a farcela, continuo ad avere un pensiero positivo ogni mattina appena sveglia, continuo a guardare il cielo e a vederlo immenso, continuo a sorridere al mondo e a camminare a trenta centimetri da terra riflettendo su quanto sia meraviglioso avere la possibilità di vivere una vita. Io continuo, proseguo, vado avanti. Perché è vero che una madre come la mia a volte ti toglie il respiro, ma è anche vero che pure un ramo storto può dare buoni frutti.
La verità è che siamo il tesoro più grande di noi stessi, un’immensa risorsa di energia e di possibilità.
Siamo Noi l’unica vera ragione per cui vale la pena Vivere.

martedì 25 febbraio 2014

Anaïs s'è persa?...

25 Febbraio 2014

Oggi qualcuno ha abbandonato Anaïs Nin nel settore fantasy. Il diario 1931-1966, edizione Bompiani, spiccava con la sua copertina arancio tra un mare di nero e grigio vampiri. Forse chi aveva deciso di acquistarlo ha cambiato idea, o forse qualcuno si è fatto scortare da Anaïs durante il giro in libreria e dopo averla sbocconcellata, tra un’occhiata a un best seller ed una ad un economico, l’ha abbandonata nel primo posto utile.
“Oppure” – ha detto il Duro  – “Anaïs voleva provare una roba nuova, un bel vampirone dotato, o un licantropo con tante fantasie… Era una porcona, lei, no?”
“Non era una porcona” – ho detto io – “ha scritto di erotismo, ma questo è il diario. È bello. È profondo.”
Il Duro ha fatto quel suo sorriso tra lo sfottò e l’intenerito ed ha continuato ad addentare il panino. È da un mese che lavoro in libreria e faccio sempre pausa pranzo con lui, perché  parla poco, perché si fa i fatti suoi e soprattutto perché conosce gli autori, e i romanzi, e tutto quello che c’è da sapere se lavori in una libreria. Mica come quegli altri, che sgambettano su e giu tutto il giorno e fanno finta di sapere, e stanno li a leccare e a leccare, e se beccano un cliente che ha bisogno di un suggerimento preciso divagano e divagano, lo rincoglioniscono, così tanto che alla fine quello non sa manco più perché era venuto e se ne va senza comprare nulla.
Però a Raperonzola, la responsabile, i lecchini piacciono. Eccome se le piacciono. I ciccia, i tesoro, i tesorino e i tesoretto, si sprecano.
“Tesooorooooo, non si poooossonooo portare i libri fuoooori!”, ha squittito infilando la testa nella sala ristoro.
“Non lo sto rubando, volevo solo guardarlo. E poi sto dentro, mica fuori…”
“Te lo deviiiii compraaareeee, tesorooooo…”
“Ma costa sui cinquanta!...”
“Amoooreeeee, non pooossooo aiutartiii. I libri non si possono leggere durante l’orario di lavoro e se li vuoi leggere fuori, devi comprarli…”
Ed è rivolata via con la sua consueta grazia di libellula impazzita.
Il Duro ha alzato un sopracciglio, come fa spesso quando qualcuno lo contraria.
Ho sospirato.
Senti questa, ho detto: “Monotonia, noia, morte. Milioni di persone vivono in questo modo (o muoiono in questo modo), senza saperlo. Lavorano negli uffici. Guidano una macchina. Fanno picnic con la famiglia. Allevano bambini. Poi interviene una cura “urto”, una persona, un libro, una canzone, che li sveglia, salvandoli dalla morte.”
Il Duro ha accartocciato la carta del panino. “Stronzate… Milioni di persone vivono in questo modo, perché vivere è lavorare negli uffici, guidare la macchina, fare picnic, allevare bambini. Chi non fa tutte queste cose non vive e chi non vive, per scelta o per costrizione, non può apprezzare neppure le altre persone, i libri, le canzoni che sono il sottofondo della vita stessa. La tua amica Anais si è proprio persa, riportala al suo posto, che è meglio…”.
E se ne è andato corrucciato e con la palla di carta ancora in mano, lasciando me ed Anais con un palmo di naso.

mercoledì 19 febbraio 2014

Incominciare...


È sempre lo stesso problema: Incominciare.

 Incominciare un nuovo lavoro.

Incominciare un nuovo amore.

Incominciare una nuova vita.

Ma anche solo:

 Incominciare una nuova lettura, di quel libro magari che ci attende sullo scaffale da un tempo infinito.

Incominciare la prova d’esame per cui tanto c’eravamo preparati.

 Incominciare un progetto che avevamo in mente e a cui tanto abbiamo pensato.

Incominciare a vestirci o a mangiare meglio.

Incominciare a correre meno, per diminuire lo stress; o a correre di più, ma solo durante il footing.

Incominciare a pensare positivo e a sorridere.

Incominciare a chiamare almeno un amico al giorno per non ritrovarsi dopo un anno ad aver trascurato tutti.

Incominciare, insomma. E incominciare non è mai una roba facile.

Non per nulla la prof di matematica al liceo ci tartassava: L’importante è incominciare! L’importante è incominciare! Pure sbagliato, ma incominciate…

E solo lei sa quanti inizi, seguiti da ovvie conclusioni sbagliate, io le abbia presentato.  Però non mi ha mai bocciato, perché tu – mi diceva – vedi, tu, almeno hai incominciato.

Quindi: Incominciare.

Incominciare quotidianamente ad abbracciare noi stessi, anche solo un pochino ed anche solo in un abbraccio di poche parole scritte.

lunedì 17 febbraio 2014

L'inizio...

"Io continuo a stupirmi. E' la sola cosa che mi renda la vita degna di essere Vissuta."

(Oscar Wilde - Una donna senza importanza)

Ed anche se dovrei fare un milione di altre cose, decido di fare questo: di creare un diario per me. Mi fermo, mando al diavolo il mondo, e faccio questa cosa per me.