venerdì 6 giugno 2014

Le persone non cambiano, si rivelano

  Le migliori riflessioni si fanno alla guida.

 Incolonnata in mezzo al fiume di macchine, piccoli ragni di metallo  colorato in lenta convergenza verso i polmoni periferici  della città, sei lì, le mani rigettate sul volante, la testa reclinata ad osservare vacuamente l’arteria stradale polverosa e piena, 
e Pensi.

 Pensi pensieri sparsi, quotidiani, a-cronologici; frammenti di pensiero portati dal vento, dall'acquazzone improvviso, che ti baluginano davanti come le palline scure di quando  chiudi gli occhi dopo aver guardato il sole.

 Pensi, e all'improvviso Pensi anche che le persone non cambiano.

 Un pensiero che ti preme nel petto come un chiodo arrugginito,  che tentavi di focalizzare da un pezzo, almeno da quando l’uomo due macchine avanti è sceso dalla sua vettura  e si è lanciato in un improbabile zigzag  nel tentativo di acchiappare un cane che ha deciso di andare a passeggio sulla tangenziale, impedendo per l’appunto a tutti di proseguire sul medesimo tratto di strada .
 È lo stesso uomo che raccatta animali randagi nel quartiere, quello che più volte ha rischiato il linciaggio per aver bloccato il traffico ai semafori, o per i guaiti ed i miagolii notturni provenienti dai ripari azzardati sul suo terrazzo; e che, incurante, continua a simpatizza per i suoi amici a quattro zampe.

 No, le persone non cambiano.

 Le persone si possono smussare, ri-verniciare temporaneamente con una dose di un-buon-sentimento-a-scelta, ri-posizionare, al fine di ottenere un nuovo punto di vista dal quale osservarle, ma, fondamentalmente, nella sostanza e ancora più nel profondo, le persone non cambiano.  
 Sono come colate di acciaio, le persone; macigni di acciaio della migliore lega. Forse la vita avrà su di loro la meglio, forse nel tempo le corroderà con le sue intemperie, con  il sale della lacrime, con il caldo e con il freddo; nel mentre, un macigno di acciaio rimane immutato; ed è folle nutrire la speranza di poterlo rimodellare. 
 Piuttosto la fuga, una repentina ritirata alla ricerca di forme e di sostanze più attinenti alla nostra forma, alla nostra sostanza; ma rimanere, caparbi, a scuotere l’acciaio, fino a farsi sanguinare le mani e il cuore, che senso può avere?

 Pensieri. Sentenze egoisticamente universali partorite nel frangente di un tempo vacuo, infruttuoso, scandito da clacson incazzati e da urla stridule che minacciano di morte un uomo e un cane.

 Eccoli, finalmente: cenci fradici e pelo arruffato, abbrancicati l’uno all'altro. 
Ce l’hanno fatta a venirsi incontro; sono salvi, l’anima del primo, che non ci avrebbe dormito la notte,  l’incolumità del secondo. 

 Siamo salvi; si riparte, senza uccidere nessuno, senza far intervenire l’esercito.

 Il tempo di un ultimo pensiero. Fugace.

 Le persone non cambiano, si rivelano, qualcuno l’ha detto. Ma non sempre questo è un male; non sempre lo è…

 La strada è libera; e ha pure smesso di piovere.


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