mercoledì 9 aprile 2014

Abbiamo finito le Parole d’Amore...

“Abbiamo finito le Parole d’Amore, Signorina, le abbiamo finite tutte, non ne abbiamo più, da vendere o da comprare, non ne abbiamo…”

Così mi dice, la Signora del Fiume, venendo fuori dal suo castello di stracci e coperte, mucchietto di ossa e di parole a vanvera.

“Venga, Signorina, fumiamo insieme, fumiamo qui, sulla riva del Fiume, ce l’ha una sigaretta?”

Ce l’ho una sigaretta, Signora mia, vorrei avere molto di più da offrirle.

“Oh, ma non ho bisogno di nulla, io. Ho tutto quello che mi serve. Il Fiume, il cielo, le gambe a passeggio, le mani che si tendono, a volte… Solo le Parole, mi mancano. Le Parole d’Amore, le Parole, quelle che davano un senso alla vita. Le Parole…”

Fumiamo, Signora. Fumiamo e non pensiamoci. Che se dovessimo pensarci, che pena, che pena… In questo corri corri quotidiano, immersi nei timori della vita, lontani e intoccabili, con gli occhi, dei fanali spenti nel vuoto di crush saghe digitali,  sepolti dentro a draghi di metallo, intenti ad inseguire pollici invece di un ti voglio bene, dimentichi delle stelle, perché c’è troppa luce che abbaglia, che affievolisce l’audacia di Amare, di Dire…

“Io avevo tutto, Signorina, un marito, dei figli, e le Parole, le Parole d’Amore di cui fare dono… Prima tutto, e dopo niente.” Sorride sdentata, da sotto il suo cappello di paglia dorata.  “Ma loro, i miei cari, sono ancora laggiù, Signorina, ancora lì, prima della fine della Città…”

Ad avere Parole d’Amore da lasciar scivolare lungo il corso del Fiume, guardarle galleggiare a pelo d’acqua, immaginarle attraversare la Città ed attendere un soffio di vento che le porti li dove servono, da chi ne ha più bisogno, da chi non ricorda più di avere una moglie, una madre…

“Ad averle, Signorina, ad averle…”.







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