martedì 25 febbraio 2014

Anaïs s'è persa?...

25 Febbraio 2014

Oggi qualcuno ha abbandonato Anaïs Nin nel settore fantasy. Il diario 1931-1966, edizione Bompiani, spiccava con la sua copertina arancio tra un mare di nero e grigio vampiri. Forse chi aveva deciso di acquistarlo ha cambiato idea, o forse qualcuno si è fatto scortare da Anaïs durante il giro in libreria e dopo averla sbocconcellata, tra un’occhiata a un best seller ed una ad un economico, l’ha abbandonata nel primo posto utile.
“Oppure” – ha detto il Duro  – “Anaïs voleva provare una roba nuova, un bel vampirone dotato, o un licantropo con tante fantasie… Era una porcona, lei, no?”
“Non era una porcona” – ho detto io – “ha scritto di erotismo, ma questo è il diario. È bello. È profondo.”
Il Duro ha fatto quel suo sorriso tra lo sfottò e l’intenerito ed ha continuato ad addentare il panino. È da un mese che lavoro in libreria e faccio sempre pausa pranzo con lui, perché  parla poco, perché si fa i fatti suoi e soprattutto perché conosce gli autori, e i romanzi, e tutto quello che c’è da sapere se lavori in una libreria. Mica come quegli altri, che sgambettano su e giu tutto il giorno e fanno finta di sapere, e stanno li a leccare e a leccare, e se beccano un cliente che ha bisogno di un suggerimento preciso divagano e divagano, lo rincoglioniscono, così tanto che alla fine quello non sa manco più perché era venuto e se ne va senza comprare nulla.
Però a Raperonzola, la responsabile, i lecchini piacciono. Eccome se le piacciono. I ciccia, i tesoro, i tesorino e i tesoretto, si sprecano.
“Tesooorooooo, non si poooossonooo portare i libri fuoooori!”, ha squittito infilando la testa nella sala ristoro.
“Non lo sto rubando, volevo solo guardarlo. E poi sto dentro, mica fuori…”
“Te lo deviiiii compraaareeee, tesorooooo…”
“Ma costa sui cinquanta!...”
“Amoooreeeee, non pooossooo aiutartiii. I libri non si possono leggere durante l’orario di lavoro e se li vuoi leggere fuori, devi comprarli…”
Ed è rivolata via con la sua consueta grazia di libellula impazzita.
Il Duro ha alzato un sopracciglio, come fa spesso quando qualcuno lo contraria.
Ho sospirato.
Senti questa, ho detto: “Monotonia, noia, morte. Milioni di persone vivono in questo modo (o muoiono in questo modo), senza saperlo. Lavorano negli uffici. Guidano una macchina. Fanno picnic con la famiglia. Allevano bambini. Poi interviene una cura “urto”, una persona, un libro, una canzone, che li sveglia, salvandoli dalla morte.”
Il Duro ha accartocciato la carta del panino. “Stronzate… Milioni di persone vivono in questo modo, perché vivere è lavorare negli uffici, guidare la macchina, fare picnic, allevare bambini. Chi non fa tutte queste cose non vive e chi non vive, per scelta o per costrizione, non può apprezzare neppure le altre persone, i libri, le canzoni che sono il sottofondo della vita stessa. La tua amica Anais si è proprio persa, riportala al suo posto, che è meglio…”.
E se ne è andato corrucciato e con la palla di carta ancora in mano, lasciando me ed Anais con un palmo di naso.

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