venerdì 4 agosto 2017

INSIEME RACCONTIAMO 23 - by Myrtilla's House

23esimo appuntamento con Insieme Raccontiamo, ideato dalla mitica Patricia Moll e targato Myrtilla's House.

Sono stata diverse volte assente negli ultimi mesi, ma questa puntata era troppo strepitosa per poter mancare, e poi partecipare a Insieme Raccontiamo è sempre una grande gioia e un vero e puro divertimento.

Per il regolamento date sempre un'occhiata sul blog di Patricia. Tengo a puntualizzare che con il mio finale ho un pò sforato le fatidiche 300 parole, ma so che Patty non è fiscale e perdona sempre i miei sprizzi anarchici.

E adesso, veniamo al sodo...

Edizione n.23

L'Incipit di Patricia

La lettera

Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano . Forse era scritta con la penna d’oca. La grafia era decisamente d’altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!
Inforcò gli occhiali, lo aprì, sedette e lesse.

Il mio finale
Tripi, 13 Novembre 1961

Carissimo Santino,

Ti scrivo per dirti che stiamo in salute, io, i figli, la Madre, il Padre, i fratelli e le sorelle tutte.

Di te spero che alla fabbrica non vi facciano lavorare tanto e che a Torino il freddo non sia arrivato preciso preciso come l'anno passato.

Santino caro, qui succede un fatto atroce che assai mi sta consumando. Settimane addietro, tornò dalle Americhe il marito di mia sorella Rosa che, per ripagarci di tutto il bene in sua assenza, decise di farci un regalo. 
Santino, come dirtelo, tuo cognato si portò appresso una lavatrice. Una lavatrice vera, di quelle che mostrarono alla televisione di Torino quando venni a trovarti. Questa lavatrice funziona con la corrente, ma, come fu o come non fu, il malocchio ci fecero dal momento in cui è comparsa in casa nostra. 

Da quando abbiamo la lavatrice, Santino mio, è un parapiglia di disgrazie. I mutandoni di lana si sono fatti una porcheria e non ci abbiamo più mutande da mettere, le lampadine si sono fulminate non si capisce se per una maligneria nominata cortocircuito, la gatta è morta che, mischina, l'abbiamo lavata per sbaglio in mezzo alle lenzuola. Ma la cosa pìggiore, Santino, è che il fidanzamento di tua figlia Ninetta è stato sciolto. I genitori di Francuzzo si sono indispettiti e vanno dicendo che, tu, affari loschi compi nel continente per passarci tutte queste modernerie.

Santino, se, in virtù di capofamiglia, volessi scrivere due righe al cognato Pietro e chiedergli di venirsi a ripigliare l' aggeggio del diavolo, la tua sposa fedele, che qui ti aspetta sempre e sempre ti pensa, te ne sarìa immensamente grata.

Ti giungano i saluti della famiglia, degli amici e del compare Eustachio che questa lettera scrisse per conto mio. Anzi, se volessi ricambiare così tanta cortesia e procurare al compare una penna dei nostri tempi come si deve che il pennino che lui usa è oramai passato d'epoca e lascia sgorbi di inchiostro a ogni parola, anche lui te ne sarìa immensamente grato.

Con devozione e affetto,

Tua moglie Caterina

Ripiegò la lettera e la restituì all'anziano signore dall'altra parte del bancone.
- Allora, ha capito? - fece quello con piglio deciso.
- Ma... veramente io vorrei sempre comprare una lavatrice.
- Ha capito o no...?
Si torturò un'unghia a caso, incerta su cosa rispondere.
- Senta, a comprarsi la lavatrice se ne vada all'Euroniccis...
- Ehm... caso mai all'Euronics...
- Faccia come crede, ma qui non c'è trippa e manco lavatrici per lei.

Sparì nel retrobottega lasciandola con un palmo di naso.

E meno male che le avevano assicurato che comprare gli elettrodomestici da un piccolo rivenditore era cosa molto più semplice e affidabile.


1955 LA LAVATRICE - 

venerdì 28 luglio 2017

E State#fermimmagini 1

Così, siamo in vacanza. Tra le granite e le granate, come canta il pargolo, 
E-ssstate. Che poi, stare in vacanza e cantare Gabbani è un vero e proprio affronto al sacro dio delle ferie. 


Comunque, noi stiamo in Sicilia e ci stiamo come dei pascià in un giardino dell'eden, di macellerie nei musei non ne abbiamo ancora viste e se la spiaggia è arroventata ci andiamo a rinfrescare nelle cristalline e spumeggianti acque del lido di Mortelle.

È uno di quei periodi immersi nel piattume. Scrittorialmente parlando, ovvio. Da un pezzo mi pare di non avere niente da dire, niente da raccontare. In compenso sono presa da alcuni insignificanti dettagli del mondo. Adesso che mi sono scrollata di dosso il tran tran della routine capitolina, ad esempio, osservo inebetita le sfumature cangianti del cielo, il dondolio della costa sotto il peso delle barche appese, le pance serafiche dei pescatori che attendono movimenti di lenza, i segni che lasciano sulla pelle gli zaini carichi dei turisti che si fermano ad osservare i cimeli di un palazzo qualunque che nessuno vede più.

In questo periodo faccio anche liste inutili di tutte le cose che più detesto e di quelle che invece mi piacciono, persino in vacanza. Per dirne alcune, detesto il dentifricio che rimane attaccato al lavandino dopo che ci si è lavati i denti, detesto il cibo se non è caldo caldo o freddo o freddo, detesto chi ti racconta lo stesso fatto per due o più volte con la stessa enfasi e ricorrendo agli stessi aggettivi o addirittura alle medesime parole, detesto Gabbani ma pure Rovazzi.

Mi piace bere acqua frizzante dopo aver mangiato un ghiacciolo alla menta, mi piace la crosta bruciata della pasta al forno, mi piace passare in rassegna tutti i titoli dei romanzi che non ho ancora letto, mi piace ascoltare Noël aux Balkans mentre guardo il mare.

E nel frattempo che vago nel limbo quisquilioso della nullaggine, mi do alla fotografia.

Fermo immagini e do loro forma e consistenza di ricordi così come innanzitutto li vedo con gli occhi del mio sfrenato sentimentalismo. 

E da qui che parte il mio progetto E State (fermimmagini), un pò per sfatare il senso del tormentone che mi perseguita da un paio di mesi a questa parte, un pò per dire ai ricordi: voi state come state ma io vi do il gusto delle emozioni del momento. 

Esistono forse emozioni più sfavillanti e libere di quelle che vorticano durante la pausa vacanziera?

Inizio con Bagheria, che di primo acchito ha ben poco di quella Baarìa antica che così splendidamente ha narrato Tornatore. Ma è solo un’impressione fuorviante. Esattamente come ha detto il Maestro:

 “Baarìa è un suono antico, una formula magica, una chiave.”

Bagheria, Luglio 2017
Testo aggiunto tratto da "Dalla pace del mare lontano"
di S.Cammariere

venerdì 16 giugno 2017

Ciao Amico, ciao...

E così te ne sei andato. Dopo cinque giorni di agonia in quel letto d’ospedale dove pare fossi arrivato vigile ma dal quale non ti sei più risvegliato. 
Te ne sei andato, nonostante le preghiere, le speranze, l’infinito amore di tutte le persone strette accanto a te. 
Sei venuto a morire in questa città che ti aveva accolto per parecchi anni ma che avevi lasciato per tornare nella tua adorata terra. Non sei riuscito a mancare l’appuntamento su quella maledetta via di periferia, con quell'automobilista distratto che ha svoltato dove non poteva, all'improvviso, senza possibilità di salvezza. Chissà, forse andava di fretta, forse ha pensato che aveva il tempo necessario per tagliare la strada di netto, forse era preso da altri dolori, da altre preoccupazioni e neppure ti ha visto. La vita è così complicata al giorno d’oggi, le sofferenze sono il pane quotidiano. 
Lo schianto della moto laterale alla sua macchina e per te è iniziato il conto alla rovescia. Non andavi neppure forte, dicono; altrimenti saresti spirato sul colpo, ti saresti frantumato per intero. Invece, solo quella forma di violento schiacciamento contro il serbatoio: fegato, reni, polmoni, nient’altro di tuo si è scalfito, persino il cellulare è rimasto intatto. Hai lottato. Parecchio. Soprattutto i primi giorni quando in quel coma indotto continuavi ad agitarti, i battiti che risalivano veloci ad ogni voce, ad ogni rumore. Poi più nulla. Tutto ha incominciato a cedere, in maniera lenta e inesorabile. Solo il cuore, forte e deciso fino alla fine. Il tuo cuore gioviale e generoso, carico di passione per la vita e per tutti. 
Non ti si poteva non amare, e non è una frase di circostanza. Il tuo carisma era ammaliante, la tua simpatia fuori dal comune e nonostante fossi diventato padre così giovane eri riuscito ad essere il migliore ed il più presenti dei papà. 
Hai amato e sei stato amato oltre ogni misura, per questo forse te ne sei voluto andare come le star, alla James Dean maniera. 
Lasci un vuoto che nessuno potrà mai colmare; ma non morirai mai, perché tu vivi negli animi di ciascuno di noi.

Non posso più donarti niente, ma ho voluto dedicare a te uno spazio in questo mio spazio che non conta nulla ma dove raccolgo le cose di cuore.

Ciao Amico, ciao… Ovunque tu sia, sarà certamente un mondo migliore di questo.

Con immenso e infinito Amore,

Irene

Gazzetta del Sud del 16 Giugno 2017

Gazzetta del Sud del 16 Giugno 2017

giovedì 8 giugno 2017

Zagarìa, piove fiori d'arancio

Zagarìa, piove fiori d'arancio. Come una manciata di stelle nella notte, sopra una coperta di ricordi.

Zagarìa, così dice la zia ai matrimoni; e sparge fiori d'arancio sui tappeti di organza e dentro al cuore di spose.

Amunì, che ti metto i fiori tra i capelli...

Pure tra i miei capelli di matassa?

A te prima di tutte, che c'hai i capelli tirabaci, tu... Ah, quanti baci tireranno quei capelli.

La mamma storce la bocca. I fiori e i baci stridono con gli ingranaggi del suo dolore muto. 

Zagarìa, piove fiori d'arancio. Sui belli e sui brutti, su chi ha e su chi invece non possiede. Perchè Natura non fa differenze, e corre innocente a infilarsi tra le pieghe rugose della vecchia giù al fiume, che tanto ha visto e tanto ha colto, e se n'è andata così: con gli occhi socchiusi e Zagara tra le dita. Che quando la troviamo, noi bambini, non pare neppure spirata.

Zagarìa, piove fiori d'arancio. Su menta selvatica e ginestra incastrate nella roccia. Roccia e mare. E schiuma di gabbiani, solleticata dai pesci e dal tramonto. 

Dammi la mano. Stringi forte la mia...

Mano nella mano, tra aghi di pino e agrumi. Malamuri e Zagara. Groviglio di cosce e vibranti respiri. Le Labbra che si scoprono, una goccia di saliva dopo l'altra, petali diafani della loro stessa essenza.

Scapparu, scapparu, gli amanti e pure gli anni. La gente già non rammenta più.

Ma Zagarìa, piove fiori di arancio. Sul pane di Pasqua impastato all'aperto e sulle donne chine ad abbracciarlo come carne di Cristo appena sorta.

Profuma di limone questo pane, Nonna… E’ il pane degli innamorati?

Figghia beniditta. Il pane della Vergine è… Diciamo l’aveomaria,  vieni, che il pane ci facesse sante e pie.

Aveomariapienadigrazia, fai che quando arriverà il tempo di amare io ami tra la Zagara, come quegli innamorati scappati e mai tornati, fallo Madonnina mia, e così sia.

Chiudi gli occhi, che Zagarìa

Coriandoli bianchi sull'anima in partenza sopra un treno che si fermerà altrove, dove gli aranci sono intossicati dallo smogh ed i frutti amari amari e senza fiori.

Non legare i tuoi capelli, sanno di buono. Lasciami annusare il sentore di terre lontane, di musica, di aranci e di limoni in fiore. Lasciali sciolti, i tuoi capelli, a riposare accanto a me nella calura di folla e di fiati, ammassati su un autobus che ha saltato tre corse. Quanti, quanti baci mi incitano i tuoi capelli. Credi a me, amore mio, e a tutti i baci che ti darei io.

Zagarìa, nevica fiori di arancio. In una stanza carica di rosa e di disinfettante. Dove visi stupiti dalla vita sorridono a manine chiuse a pugno.

Come sei levigata, giutta d'oro. Levigata e odorosa di bello, di prati carezzati da brezze alla mattina, di sole e di splendore. Per te, distese immense di mandorli e di pesco, e aranci in festa che facciano piovere Zagara e cose buone, affinché i tuoi ricordi come i miei non sbiadiscono e tu possa conservare sempre la meraviglia di un petalo che si poggia su ogni istante che vivrai.


Questo post partecipa alla raccolta #fioridarancio 
del mese di Giugno di Ispirazioni&Co

mercoledì 31 maggio 2017

INSIEME RACCONTIAMO 21... and I Will Survive!


21esimo appuntamento con Insieme Raccontiamo, ideato dalla mitica Patricia e targato Myrtilla's House.

Io parto sempre bene e poi puntualmente mi perdo: nel senso che mi ero ripromessa di esserci ad ogni puntata ma, aimè!, vivo i miei momenti di volo pindarico in planata su altri impegni o su altri progetti creativi in nome dei quali il bloggetto rimane indietro.

E dunque, dopo aver scavallato quello di aprile, eccomi qui pronta per il finale di maggio.

Il regolamento lo conoscete ormai tutti.

Passiamo quindi all'incipit di Patty ed al mio finale.

Edizione n.21

L'Incipit di Patricia

Stava affettando la cipolla per il ragù. La radio accesa a tenerle compagnia. Canticchiava sottovoce così come era capace, stonata e storpiando le parole inglesi.

Quasi a tradimento, dopo il mitico Elvis e il suo IN THE GHETTO, nell’aria si diffuse la voce roca e potente, inconfondibile, di Louis Armstrong.

Le note e le parole di WHAT A WONDERFUL WORLD entrarono nella cucina e dentro di lei.

Si fermò col coltello a mezz’aria come colpita da un pugno.

Come è bello il mondo… ma era bello davvero?

Il mio finale

Il giorno in cui aveva ricevuto la lettera di licenziamento aveva pensato che il mondo facesse veramente schifo. Come altro si può giudicare un mondo nel quale se sei donna e poi anche madre alla prima occasione risulti incompatibile con le dinamiche esigenze della dinamica azienda alla quale hai dedicato gli ultimi dieci dinamici anni della tua vita? 

Che poi, non l’aveva neppure presa così male

Naturalmente si sarebbe potuta riposare. Non solo, avrebbe trascorso più tempo con i bambini e l’amato consorte, avrebbe avviato il ciclo di pulizie straordinarie che rimandava da anni e si sarebbe di certo data all'invenzione di nuove ricette. Poi, ovvio, sarebbe avanzato tempo per la lettura, la scrittura, il disegno, il decoupage, la musica e la bigotteria creativa. E la vita sociale? Finalmente avrebbe frequentato le mamme fuori scuola, si sarebbe beata delle lunghe colazioni al femminile spaparanzata al bar, avrebbe preso dimora fissa dal parrucchiere e per non fare uno sgarro a nessuno pure dall'estetista. 

Ma quale licenziamento, quella sarebbe stata una Rinascita

Erano trascorsi sei mesi

Ed alcuni imperanti quesiti la tormentavano oramai impietosamente. 

Quando l’esercito si era trasferito a casa sua senza che lei se ne fosse resa conto rendendo vano ogni sforzo di riassetto e pulizia domestica? Quale demone aveva posseduto i suoi figli che nascondevano nel loro corpo di bambini un rugbista dopato con tendenza alla carriera di tenore ed una chiara predisposizione ad un ruolo di attivista all'interno di uno sfascio per l’oggettistica universale? Chi aveva informato male suo marito facendogli credere non che avesse perso il lavoro bensì che l'avessero dotata del dono dell’ubiquità, rendendo possibile la sua presenza in più iper, super e mini mercati per la fatidica e finalmente possibile spesa intelligente ed in concomitanza al parco per le sacrosante ore di svago dei pargoli e pure a casa per lo stiraggio della montagna di camicie degli (invisibili) soldati accampati in salotto? Perché nessuno le aveva mai rivelato che il pianeta-mamme è in realtà una setta dagli intrecci oscuri che camuffa i propri incontri durante apparenti ed innocue colazioni al bar dove si decide come la maestra o il qualsivoglia figlio di Tizia debbano essere indiscutibilmente sacrificati al demonio? Come aveva fatto sua madre ad assoldare il parrucchiere e pure l’estetista che ad ogni appuntamento le ripetevano la stessa identica solfa materna del tipo, Ma che hai fatto a sti capelli? E perché hai la pelle così disidratata, la metti la crema

Insomma, il mondo poteva anche essere bello, ma lei per quella sera preferì gonfiare il petto e cantare a squarciagola: 

I know I will stay alive 

I’ve got all my life to live 

I’ve got all my love to give 

and I’ll survive
I will survive

Immagine da Internet

mercoledì 19 aprile 2017

A Me...

A me che oggi ne sono 38 e non li sento...

A me che in questo giorno mancherà nonna che come ogni anno mi racconta che sono nata in una notte di tempesta e che ho messo fuori prima i piedi; chissà mai dove volevo correre...

A me che anche se è in salita, la vita piace; mi piace oggi più di ieri e sono certa che ancor di più mi piacerà domani...

A me che sono disordinata, distratta, caotica ma che non dico mai un "ti voglio bene" per caso...

A me che sono svampita e arrivo sempre in ritardo, ma che se compio un gesto d'amore lo faccio col cuore e non per avere qualcosa in cambio...

A me che amo ridere e sorridere e che non mi prendo mai troppo sul serio; perchè chi non apprezza l'ironia è destinato all'oscurantismo della stupidità...

A me che rifuggo gli altezzosi, quelli che "ce l'ho io, soltanto io e nessuno osasse rubarmelo"...

A me che basta un romanzo per farmi felice ed una penna ed un pezzo di carta per rendermi entusiasta...

A me che mi nutrirei solo di pizza, gelato e patatine fritte - e nell'esatto ordine -...

A me che starei la notte intera a far baldoria o a scrivere ma non chiedetemi di svegliarmi alle sei...

A me che piango davanti ad un film commovente ma pure davanti al telegiornale che pertanto non guardo mai...

A me che smadonno in macchina nel traffico ma che poi sono l'unica a fermarmi se qualcuno rimane a piedi...

A me che manca la mia terra, e ancora dopo venti anni  mi viene la pelle d'oca se andiamo al bar per il caffè e
 mi dicono "facciamo alla romana"...

A me che se piace una canzone posso ascoltarla a ripetizione cento volte al giorno e per tanti e tanti giorni...

A me che è sempre meglio fare la pace che lanciarsi nelle guerre che portano solo sofferenze, morti e distruzione...

A me che se c'è da bere, beviamo; da brilli si ragiona sicuramente meglio...

A me che con i manuali per crescere i figli ci ho fatto la brace per arrostire la carne, mentre con quello di Morelli su come essere felici le cartine per le sigarette...

A me che il tempo non basta mai, ma provo a spezzettarlo e a regalarne pezzetti autentici...

A me che continuo a credere nell'Amicizia e nel Buono delle persone; nonostante Amicizia e Buono si siano rivelati affari assai complicati...

A me che ogni tanto mi fermo a guardare il mondo e mi incanto di così tanta misteriosa perfezione...

A me che i sogni sono il pane quotidiano e mai smetterò di crederci...

A me, che festeggiare non piace poi tanto ma che per un giorno ho voluto regale qualcosa di Me a me stessa...

A Me, insomma;
questo è per Me.

Un grazie di Cuore alla mia Amica Lore,
per il segnalibro&nonsolo e sopratutto per l'Immenso Amore.



martedì 11 aprile 2017

Amore Fraterno

Tra tredici giorni esatti sarà il compleanno della Principessa. Due anni. Mi sembra ieri. È scontato dirlo. Quasi scontato pensarlo.


La vita si precipita, tocca coglierne scaglie - buone - e farne tesoro.

Due anni, la Principessa. 
Quattro, lo Gnomo.

Spesso li guardo. Me li bevo come limonata fresca sotto al sole nella loro routine di bambini. 

Li ho messi al mondo io. Com'è stato possibile? Sono carne della mia carne, sangue del mio sangue. Dovrebbero essere un proseguimento di me stessa, ma non è così. È veramente un miracolo la loro entità distinta e particolare, già lanciata nel mondo.

Li osservo. Si sono abituati l'uno alla presenza dell'altra, in maniera naturale e spassionata, senza remore. Si cercano, si vogliono, si giocano, si litigano, si baciano. Ancora e ancora. 

È lo Gnomo che porta pazienza, che cede, che abbozza. Difende la sorella a spada tratta, specie quando siamo fuori. 

- Lascia stare mia sorella! - è capace di intimare con piglio sicuro se uno degli infanti del microcosmo bambinesco che siamo soliti frequentare osa soltanto simulare una parvenza di spinta ai danni della pargola.

Lo fa pure con noi, in casa. - Non la sgridate, è piccola -. 

È piccola, lei.

Sorridiamo. Io e il Consorte non abbiamo goduto di simili fortune, non abbiamo assaporato l'ebrezza di crescere in compagnia.

Li guardo, i miei bambini che tanto si amano; e non posso fare a meno di chiedermi cosa ne sarà di tutto questo amore quando saranno grandi, quando l'età adulta prenderà il sopravvento e semplicemente amarsi non basterà più.

La natura umana fa presto ad alienarsi dai legami. Come linfa che va scemando con il trascorrere degli anni, persino l'amore fraterno è destinato ad affievolirsi e spesso a svanire sotto al peso delle impietose recriminazioni che fanno dell'essere umano un grumo di solitaria tristezza.

Li guardo, i miei bambini; e mi dico che se la vita deciderà di dividerli, nulla potrà l'essere cresciuti all'ombra dello stesso albero di pace.

Nulla potrà il loro essere fratelli. 

Nulla potrà il loro legame di sangue. 

O forse, 

...