mercoledì 15 novembre 2017

I Liberi Versi di Patricia


Se qualcuno mi chiedesse a cosa penso se ripercorro gli inizi della mia impacciata e timida vita da blogger, risponderei senz'ombra di dubbio che penso a Lei, a Patricia Moll. Ed alla casa di Myrtilla, dove chiunque abbia la fortuna di approdare finisce per trovare un piccolo angolo di paradiso virtuale odoroso della calda e gioiosa ospitalità di Patricia e di tutto l’affetto ed il trasporto che lei riesce ad offrire. 
Perché se sei un pesciolino che si è appena tuffato nell'oceano della blogsfera, Lei, Patricia, è in grado di mostrarti con quanta umile semplicità si possa tenere un blog riversandoci dentro tutta l’emozione e la passione per la vita senza mai perdere di vista il rispetto e la dedizione agli altri.


Che poi, chi è che in ambito blog non conosce Patricia ed il Myrtilla’s House? 

Se qualcuno esiste, FILI a fare penitenza in ginocchio sui ceci e non si alzi fin quando non avrà recuperato tutti gli episodi con i finali di Insieme Raccontiamo, mica vorremo scherzare!

Ma perché oggi son qui a parlare della mitica Pat?

Semplice, perché finalmente sono riuscita a leggere il primo ebook che raccoglie i suoi magnifici liberi versi.

Si intitola proprio così la sua prima raccolta di poesie: "Liberi i miei versi". E posso tranquillamente affermare che di Liberi ma anche di Intensi e Catartici versi si tratta. Versi così belli e profondi da non avere nulla da invidiare alla più sentita e moderna poesia. 

Non desidero, tuttavia, limitarmi ad una recensione. 

Siooriesioooreeeee, direttamente dal Myrtilla’s House, in esclusiva, qui, sul mio blogghetto piccolo e che non le rende merito, in un’intervista che ho sognato decine di volte di fare – TA-TAT-AT-TATTATA-TAAAAAAA – rullo di tamburi –

 Ecco a Vooooiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii:


PATRICIAAAAA MOOOL

(clap clap clap clap clap clap clap clap)


Ciao Patricia, ben arrivata! 
Quanto sei felice da uno a dieci che finalmente non ti tartas…ehm… non ti rammenterò più che abbiamo un’intervista da fare, visto che stiamo per farla? 

Mille, ti basta? ahahahhahah
Grazie a te per questa... chiacchierata. Spero sarai buona con me :)

Ho letto e riletto le tue bellissime poesie che trovo a dir poco straordinarie, in particolar modo perché tutti possono immedesimarsi. 
Da quanto tempo scrivi poesie? 

Troppo buona, Reginella! Non sono una poetessa. Gioco con le parole, mettiamola così. L'ho sempre fatto. Il problema è sorto quando compii 18 anni. Mi sentii grande e buttai nella munnezza quintali di carta. Poesie, racconti, la bozza di un romanzo… ti prego di non ridere, ma pure la telecronaca di una partita di calcio, visto che allora guardavo tutte le partite.
Non so se è proprio il mio caso, ma se il lettore si immedesima in quello che legge oso dire che lo scritto è buono. Lascia qualcosa ed è un ottimo risultato.


Cioè, tu in adolescenza o supergiù ti auto-scrivevi la telecronaca delle partite di calcio? 0-0. Ok, questo lo approfondiamo dietro le quinte nel gruppo di ascolto "amiche strambe del web"- ahahahahahah.
Ritorno seria -ooohhm! -  Che cos’è per te la poesia? 

Poesia…. è il cuore che si mette a nudo. E' l’anima che parla, che dice cose a cui a volte non si pensa o non si vuol pensare. Poesia è un lasciar parlare a ruota libera il proprio io più intimo, senza vincoli di sorta, di timidezza o di remore morali. 
E’ un volo senza confini.

Com'è nata l’idea dell’ebook e, soprattutto, che effetto ti ha fatto mostrare pubblicamente questo tuo lato così intimo? 

Ci avevo già provato prima di entrare a far parte del gruppo di google ma con scarsi risultati. Ho voluto riprovare ultimamente visto che adesso qualcuno mi conosce sul web.
È stata una sfida mia personale per vincere una sorta di ritrosia e comunque perché mi fa piacere condividere. Poi, sinceramente, interessa sapere cosa pensano gli altri delle mie poesie. In parole povere… se posso continuare a scrivere o se devo dedicarmi all’ippica. 
Però è stato ed è un percorso utile anche per me. Scrivere mi ha aiutato a tirar fuori cosa non vedevo o non volevo vedere. È effettivamente un mettersi a nudo, ma credo che faccia bene.
 

La poesia con la quale apri il libro si intitola per l’appunto “Liberi i miei versi”. Mi piace molto, mi piace perché decanta i tuoi versi liberi di andare, per nulla incatenati alla metrica o alla convenzione, e mi piace quando concludi ammettendo che neanche tu conosci la direzione dei tuoi versi bensì sono loro a dirigersi verso la meta che hanno già deciso. 
Ritieni dunque che la poesia possieda un’anima propria? 

Sì! Come ti ho detto prima, penso che una poesia troppo studiata non rispecchi quella me stessa nascosta. Sono istintiva per natura e quando mi vengono in mente dei versi li metto subito su carta prima che decidano di andarsene per i fatti loro. 
Sarà che non sono poetessa ma soltanto una che gioca e si diverte. E scopre ogni volta un qualcosa di nuovo di se stessa.


Io ti conosco come una simpatica chiacchierona, un vulcano stracarico d’energia. Il tuo senso dell’humor, poi, l’ho sempre adorato: diciamo che sei una che si prende poco sul serio e questo denota la tua grande intelligenza. Eppure da alcuni tuoi versi scaturisce un dolore forte, pungente, a tratti sopito ma che graffia in tutta la sua forza. È così che esorcizzi la sofferenza? 

La sofferenza fa parte della vita di tutti. Nessun è Rambo. Sai... quello che nella giungla si cuciva con ago e filo un taglio di 20 centimetri. Bisogna decidere se lasciarsi comandare dalla sofferenza o conviverci. Se ti lasci comandare non vivi. Se ci convivi devi lottare per tenerla comunque a bada. 
E’ infida la sofferenza. In qualunque momento può far capolino e stenderti. 
Io ho scelto la seconda opzione anche perché comunque bisogna andare avanti. Non dimenticare il passato ma non vivere di passato. Guardare all'oggi e magari ogni tanto puntare anche al domani. E’ un modo come un altro per riuscire a non averla sempre sotto il naso. 

C’è una citazione di Roque Dalton che mi ha sempre affascinato. Dice: “Credo che il mondo sia bello, che la poesia sia come il pane, di tutti”.  Sei d’accordo?

In linea di massima sì, anche perché comunque io amo le poesie, Neruda, Baudelaire, Merini, Dickinson… Penso che il mondo senza poesia sia come una fontana senz’acqua, inutile 

Invece c’è una frase celebre di Pietro Casaburi Urries che recita: “Chi brama la poesia senza ornamenti retorici, ama la primavera senza fiori, il monile senza gemme e l' firmamento senza stelle”, probabilmente riferendosi a tutti quei poeti che danno vita a dei versi ma sfuggono a tutte le ricercatezze stilistiche, retoriche e linguistiche. Che cosa risponderesti a Pietro? 

Io amo i fiori, le nuvole, il cielo stellato e mi perdo nei sogni ad occhi aperti ad osservarli. 
Risponderei che per seguire metriche e certi ornamenti retorici bisogna avere le basi culturali giuste. Io ho la terza superiore. Nemmeno la maturità perché non avevo voglia di studiare. E non ho affatto studi classici che mi possano aiutare come preparazione o cultura.
 
Senti, ma sul serio i tuoi pensieri folli assomigliano a saltimbanchi da strada?

Oddio! Ma allora le hai lette davvero? Ahahhaahahahhaahha Sì! Certe volte sono così assurdi da apparire irrealizzabili. Poi, magari lavorandoci sopra, lasciandoli decantare e riprendendoli in mano qualcosa esce. Sono però sempre al limite della follia. 

E se lo dice una che in tenera età si scriveva da sola le telecronache delle partite di calcio, ci credo! ^-^
In questa tua prima raccolta c’è veramente tanto. Sentimenti, persone, figure di riferimento e tanta tanta natura. Cos’è che ti ispira di più?

Dipende dal momento. In genere anche quando parlo di fiori o nuvole mi riferisco ad un qualcosa di introspettivo. Sono metafore di sentimenti e stati d’animo che forse nemmeno conoscevo alla perfezione. 

Una raccolta di poesie è come una playlist musicale, almeno per me. C’è una logica o una motivazione dietro l’ordine e le tracce che hai scelto?

Assolutamente no! Ho cercato quelle che più mi piacevano e che in quel momento più mi rispecchiavano. 

Il poeta o la poetessa che inviteresti a cena. 

Neruda! Mi amor! 

Ma con Neruda, solo a recitar poesie…? – uahuahuhauhauha ok, puoi avvalerti della facoltà di non rispondere –

Beh… senza offesa, per il resto preferirei George Cloney o Richard Gere... anche Depp magari ahahahaahah - Non che Neruda fosse poi un gran bell'uomo eh…. Curiosa!

Buongustaia... ihihihihihihi - 
Il poeta o la poetessa che butteresti giù dalla finestra. 

All'epoca in cui andavo a scuola ti avrei detto Leopardi, perché studiare a memoria quella donzelletta che vien dalla campagna…. Beh! Era stata tragica! Io come memoria sono meno di zero. 
Oggi ti rispondo che chiunque scriva poesie non merita di volare dalla finestra. Può non piacermi, possiamo non essere in sintonia ma, sinceramente, massimo rispetto per tutti.


Massimo 10 parole per invitare i tuoi lettori a leggere le poesie di questa prima imperdibile raccolta.

Forza ragazzi! Le ho scritte io. Datevi da fare! ahahahhahahh

Spiega anche come fare per scaricare l’ebook, considerato che la sottoscritta è stata incapace fino alla fine – eheheheheheheh 

Oddio! Sul blog, nella colonna di destra c’è l’icona gialla LULU COMPRA. Si clicca sopra e si accede a Lulu per chi è iscritto. Altrimenti, in alto a sinistra del sito c’è "acquista". Cliccandoci sopra compare la libreria LULU, si fa la ricerca con il mio nome e si arriva all’ebook.


Domandona – pensavi tu che non ci sarei arrivata! Sto sogghignando, è vero -. Ma come fai a conciliare tutto? Intendo, proprio tutto. Il blog che va sempre a mille, le meravigliose poesie che scrivi, la tua presenza costante ed attenta su tutti i blog del circondario, le varie iniziative come ad esempio Insieme Raccontiamo? Cosa coltivi in realtà nell'orto di casa? Dai, a noi puoi dirlo…^_^ 


Non lo so! Qualcosa resterà da fare ahhahahahahah Sinceramente al pomeriggio ho necessità di star seduta perché io non sono fanciullina come te! Ahahahahh 

Poi ultimamente sto latitando anch'io. E’ un periodo così. Vivo però di rendita perché quando scrivo… ehm… scrivo post per 5/6 giorni quindi normalmente non dovrei avere buchi. E poi, scusa…. Ma vuoi che vi lasci tranquilli??? Ma perché farvi annoiare senza di me??? Sono altruista io… ahahhahaahha

Nell’orto? Gramigna… ma tanto quella viene da sola ahhahhahah gramigna ed erbaccia. Ormai né il marito né io siamo più in grado di guardare un orto. Al super è fresca la verdura...


Progetti poetici per il futuro?

Dipende dall'ispirazione e dal tempo. Sto cercando di preparare un libro di racconti, ma non so quando riuscirò. C’è l’idea, anzi, c’è la bozza ma è ferma lì da mesi.

Ultima questione. Perché una copertina monocromatica per l’ebook? Non sarebbe carino creare una copertina apposita, magari con una riproduzione artistica, un motivo fantasioso o un simbolo che contraddistingua questa tua prima raccolta? ^_* 

Ma semplice bambina! Io no buona ahahah...  Scherzi a parte, non sono stata capace a mettere un disegno. Troppo grande, troppo piccolo…. Uff… poi così capite quanta autostima ho...

Allora lancio io un'iniziativa. 
Udite, udite, chiunque voglia può partecipare ad un minimini concorso interno senza alcuna regola e solo per divertirci a creare una copertina simpatica ed espressiva per il primo ebook di Patricia ^_^
In palio, la raccolta di poesie "Liberi i miei versi" che Pat - senza ancora nulla sapere -  si impegna ad inviare all'autore della copertina prescelta.

 - Ti è piaciuta la sorpresa, Patty? :D -

Grazie per la disponibilità, Patricia, Grazie per il tempo che mi hai dedicato e per la pazienza.
 Grazie a chi si è soffermato a leggere questa chiacchierata semiseria che per me ha significato molto e Grazie a chi ne avrà tratto uno spunto per credere ancora nei sogni che altro non è se non la vera essenza del libro di Patricia Moll.

Vi lascio con una poesia tratta dalla raccolta, una poesia che secondo me rispecchia appieno l'Autrice. 
Augurando a me stessa e a ciascuno di essere giunco, sempre e comunque vada la vita.

COME GIUNCO 

Son come giunco 
Al vento 
mi piego 
fino a piegar la fronte 
a sfiorar la terra. 

Mi ferisco e sanguino. 

Ma quando
il vento tace 
mi rialzo 
vivo

(tratto da "Liberi i miei versi" di Patricia Moll)

mercoledì 25 ottobre 2017

4CHIACCHIERE INTORNO ALLA NOTIZIA - Ottobre 2017

La Preghiera all'Università


Clara Ferranti - foto da Il Resto del Carlino

Macerata, 13 Ottobre 2017, 17 e 30 in punto, la professoressa Clara Ferranti, docente di glottologia, interrompe la lezione che sta tenendo nella sua aula all'università ed invita gli studenti ad unirsi ad una preghiera contro la violenza prevista in tutta Italia alla stessa ora.

È polemica. E che polemica. 

Studenti indignati e lesi nello spirito e nei loro credi gridano allo scandalo sui social per essere stati obbligati a recitare o comunque ad assistere ad un'Ave Maria, il rettore dell'università di Macerata se ne tira fuori e proclama deplorevole l'iniziativa dell'insegnante, la stessa Ferranti cerca di chiarire e in un’intervista a Il Resto del Carlino dichiara:

«Ho invitato gli studenti ad alzarsi in piedi, anche i non credenti, per rispetto di chi crede. Non è vero che ho guardato male chi è uscito, anzi se qualcuno ha lasciato l’aula non me ne sono neanche accorta, e neppure sono stata a far caso se qualche studente si è rimesso seduto. Ho letto post diffamatori a riguardo, e molti commenti che raccontano il falso. Altri insinuano addirittura del timore di ritorsioni da parte mia su chi non si fosse unito alla preghiera. Non ha alcun senso. Era una preghiera per la pace, punto. Sono severa nel mio lavoro, agli esami giudico lo studente per il suo merito, e nient’altro».

E ancora, quando le viene chiesto perché non abbia pensato che dire una preghiera in un luogo laico, interrompendo una lezione universitaria, fosse poco appropriato, e soprattutto come giudicasse la dura reazione che ha suscitato il suo gesto, lei risponde:

«C’è una legge che vieta di dire una preghiera dentro l’università? Sinceramente non lo so. Io posso dire com’è andata, non entro nel merito della legittimità. Non sono un giurista. Io faccio il mio mestiere. […]

Mi viene da ridere e da piangere allo stesso tempo. Quello che è assurdo è che ci si indigni tanto per una cosa così semplice, come una preghiera, che sarà durata 20 secondi, e non ci si indigni invece per i politici che fanno a pugni in Parlamento o per chi ruba o per programmi in cui non si fa altro che litigare».

Tutti i torti la professoressa non ce l’ha. 

Parto dal presupposto che io non sono una persona molto religiosa, sono stata battezzata, vengo da una famiglia parecchio credente ma non pratico abitualmente la chiesa, né sono dedita alla preghiera. Sono però rispettosa di ogni credo, di ogni forma di religiosità purché non vada contro il vivere civile e non leda la dignità di nessuno. 
In base alle statistiche, ritengo, in pratica, di rappresentare una grossa percentuale di Italiani. 
Tuttavia, se mi fossi trovata in quell'aula di università nel momento in cui la Ferranti ha chiesto di pregare per la pace nel mondo, posso tranquillamente affermare che non mi sarei scandalizzata, né avrei in alcun modo contribuito a sollevare un polverone. Forse l’Ave Maria non l’avrei neppure recitata, ma mi sarei alzata ed avrei partecipato con il cuore a quei venti secondi di raccoglimento in cui più anime desideravano e chiedevano un mondo senza violenza. 

Sarà stata la formula prettamente cattolica ad indispettire gli studenti e tutti coloro che si sono scagliati contro la Ferranti? Se l’insegnante avesse chiesto di leggere in sinergia i versi di un poeta qualsiasi che inneggiava alla pace, il fatto avrebbe assunto toni meno gravi? Soprattutto, considerato il panorama odierno in cui versa l’Italia, il gesto della prof meritava veramente di essere demonizzato al punto da destare l’interesse generale e far scaturire vere e proprie prese di posizioni? 

Una cosa è certa, come disse qualcuno, non c’è più religione.

E Voi, sì, proprio Voi, cosa ne pensate?


venerdì 20 ottobre 2017

Il Signor Aranciotto e la fabbrica delle zucche ricche - Per Ispirazioni&Co. di Ottobre 2017

Dalle favole strambe per lo Gnomo e la Principessa...


IL SIGNOR ARANCIOTTO

 E LA FABBRICA DELLE ZUCCHE RICCHE



Il signor Aranciotto vestiva sempre di arancione, perché gli piaceva un sacco e perché era la divisa della fabbrica dove lavorava. 

La fabbrica del signor Aranciotto produceva delle zucche molto speciali, ovvero delle zucche ricche.

Queste zucche erano il desiderio di tutti. Chi non desidererebbe una zucca che nella pancia, invece dei semi, cova tanti ma proprio tanti soldi? Banconote da cento, duecento, cinquecento euro, assegni, bancomat, carte di credito, postpay, roba che ti potresti comprare tutte le gelaterie del mondo, un intero parco gioco e un grande e grosso dinosauro da addomesticare e tenere dentro casa.


Aranciotto però era un uomo modesto, un pizzico fifone e pure parecchio titubante. Oserei dire un uomo mediocre, ma nessuno può veramente sapere com’è un uomo, solo il tempo e la vita possono affermarlo.

La mattina, Aranciotto partiva dalla periferia per andare giù in fabbrica ed era un continuo ripensamento. Al bar non sapeva se prendere un caffè o un cappuccino, non riusciva mai a decidere se fosse più buono il cornetto alla crema o al cioccolato, quando saliva sul bus rimaneva all'impiedi per non dover scegliere dove sedersi, al semaforo aspettava che il verde scattasse due o tre volte prima di trovare lo slancio ed attraversare.

Solo a lavoro era deciso e preciso. D'altronde il suo compito era semplicemente quello di schiacciare un unico pulsante rosso in base ad un segnale acustico. 

Svolgeva il suo operato in maniera meticolosa e costante, incitato da una voce che attraverso l’ altoparlante gli rammentava di tanto in tanto di schiacciare il pulsante rosso e nient’altro che quello, in quanto per il buon funzionamento del processo lavorativo tutti gli altri pulsanti andavano ignorati. 
La cosa non gli aveva mai destato grossi dubbi, a maggior ragione che in una serie in tv aveva seguito la storia di un tizio che svolgeva un lavoro identico al suo e aveva salvato un sacco di gente da un’esplosione da paura. Voglio dire, se ci avevano fatto anche un film, mica c’era niente di cui preoccuparsi.

Ogni tanto, tuttavia, dal sistema della fabbrica delle zucche ricche veniva fuori una zucca che era zucca veramente, una zucca difettosa, insomma, per nulla assoldata e buona giusto per farci la zuppa o le frittelle.

Un giorno, una di queste zucche passando davanti alla stanza di Aranciotto gli disse:

- Uuuè bell’i mammà – (era un modo di dire, probabilmente la zucca era stata concimata con del fertilizzante proveniente da una qualunque zona partenopea) – ma tu lo sai che ci hai scassato i babbà a furia di pigiare il pulsante ncopp’ al tavolo tuo? –

- Scusi, che ha detto? – Aranciotto era costernato, nessuna zucca si era mai permessa così tanta impertinenza.

- Ho detto che è colpa tua se le zucche riccone vanno a finire a casa di chi già i soldi ce li ha e non sa che farsene, colpa di quel bottone che schiacci senza sapere a cosa serve.

- Seriamente, non so di cosa stia parlando, vada al reparto delle zucche difettose per piacere, o chiamo la sicurezza.

- No, ascoltami bene, ti pare carino che tutte ste zucche milionarie vadano ad arricchire chi è già ricco? Ma lo sai quanta gente al mondo muore di fame, di stenti e di privazioni? 

Aranciotto era confuso e provato, ma cosa poteva farci lui se il mondo non andava come quella testona di zucca voleva che andasse.

E poi, il mondo era così lontano. 

Fissò nostalgico il desk dove aveva poggiato le mani per tanti anni. In effetti, accanto al pulsante rosso c’era un secondo pulsante verde che lui tutti i giorni aveva guardato ma che non aveva mai visto.

- Vieni, andiamoci a prendere un caffè alla macchinetta – disse la zucca difettosa con una certa autorità. – Ti faccio vedere una cosa… -.

- Va bene, andiamo… - rispose Aranciotto, di impeto. – Anzi, no… Non so se posso venire.

La zucca difettosa se lo caricò sulle spalle. – Uuuuuhhh santa Rosalia, quanto sei camurrioso! E forsechesì e forsecheno… Cammina, bedda matri! – (eh sì, la zucca era proprio difettosa, anche nel linguaggio alternato dava segni di squilibrio).

Quando furono davanti alla macchinetta, Aranciotto si scrollò e si risistemò la maglietta arancio. – Io voglio un caffè d’orzo… anzi, normale… anzi, un ginseng… anzi… -.

La zucca battè i piedi a terra, nevrastenica. – San Gennaro perdonalo, beato isso che gioca perennemente a piglia e lassa… -.

Poi, rivolgendosi direttamente all’amico (oramai erano diventati amici, chiunque va a prendere insieme il caffè alla macchinetta è destinato ad un’amicizia sincera e duratura): 

- Senti un po', Arancino… 

- Aranciotto, prego… -

- Vabbè, è uguale… Ti devo mostrare la verità – così dicendo, inserì una monetina nello scomparto apposito del distributore e una luce immensa e arancio fiammente li investì entrambi trascinandoli in un’altra dimensione.

Che poi così lontani non erano andati.

- Siamo nel mio quartiere – bofonchiò Aranciotto, quasi deluso. 

- E dove volevi stare? Ncopp’ o Vommero…

- Che zucca strana che sei, fai veramente discorsi incomprensibili.

- Tu non ti preoccupare, piuttosto guardati intorno.

Aranciotto guardò

C’era l’anziana signora Lidia che rimandava giù dal balcone il cesto di vimini con il pane ed il dolce appena sfornati che ogni giorno preparava per Germando, il nonno che viveva in strada; lei che con la sua pensione minima non riusciva a comprarsi neanche le medicine che le servivano.
C’era Guido, il meccanico dell’officina all’angolo, che a quell’ora del pomeriggio già faceva conti su conti e si grattava la testa preoccupato, ma non appena i suoi tre bambini arrivavano urlanti e chiassosi, lui se li prendeva tutti in braccio e per un po' tornava ad essere felice.

C’era Simona, la titolare del bar che aveva attaccato fiera il cartello per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno, ma che il credito alla fine lo faceva a tutti lo stesso, perché era convinta che se non si è felici passando dal bar non si può essere felici da nessuna parte.

C’era Tommasino, che camminava in carrozzella e aveva bisogno di tante cure, ma aveva la sua mamma Elena che era uno splendore di dolcezza e che lo ammirava sempre con gli occhi carichi d’immensa gioia e di speranza.

C’erano Letizia e Giovanni, che si amavano dai tempi della scuola e si sarebbero sposati a breve, nonostante i soldi per l’arredamento di casa non li avessero ancora racimolati.

- Li vedi? – chiese la zucca ad Aranciotto. – Quanto farebbe comodo a loro una di quelle belle zucche ricche!

- Eh sì, ma perché non sono mai venuti a reclamarne una?

La zucca sorrise. – Perché in realtà non ne hanno bisogno.

Aranciotto lo guardò corrucciato, come a dire: E allora?

- Loro hanno l’amore, caro mio, l’ammoreee. Sono già pieni, ricchi, graziati. Non si accorgono neppure delle zucche coi soldoni che girano sulla terra, sono presi da altro, sono presi dal vivere, e l’amore li guida verso piccoli, grandi traguardi d’immensa soddisfazione. È l’amore la vera chiave, la lente che ci fa vedere tutto, che ci guida nelle scelte, che ci rende più sicuri. 

- Ah, bè – fece Aranciotto stiracchiandosi a dovere – perciò è tutto apposto, me ne torno a lavoro… 

- Eh no, no… Loro hanno scelto quale pulsante pigiare, hanno preso delle decisioni, ma tu? 

- Io? – Aranciotto si puntò un dito contro – Che devo fare, io? Cosa c’entro?

- Ti sei mai chiesto cosa accadrebbe se nella tua meravigliosa fabbrica tu smettessi di seguire gli ordini e decidessi di schiacciare ad esempio quel pulsante verde?

- No. Perché, cosa accadrebbe?

La zucca strinse le palpebre, il suo sguardo sembrava quello di una lince.

- E chi lo sa… Magari non succede nulla. O magari, buuum, salta via tutto, o forse tutto si ribalta, la gente qui smette di tribolare e chi soffriva non soffre più, mentre chi non si è mai interassato dei propri simili improvvisamente si sveglia e incomincia ad aiutare il prossimo. Ma se non provi… 

Aranciotto sudava freddo, quei discorsi apocalittici gli avevano messo fame, sete, sonno, in realtà non sapeva decidere cosa. Stava sul serio per fuggirsene via quando un urlo lacerante sovrastò ogni pensiero.

WRAAAUNGHAAA   WRAAAAAUNGHAAA     WRAUNGHAAA

Dall’altra parte della strada, un mostro dalle assurde sembianze di dinosauro, minions e vigile molto ma molto arrabbiato stava attaccando un’automobile parcheggiata sulle strisce pedonali.

- Aiuuuuuuutooooooooooooooo – gridava una donnina tenendosi il viso tra le mani – aiuuutoooooooooooo, salvate la mia macchina, devo ancora finire di pagarla, mi mancano trentadue rate, prometto che non la parcheggerò più sulle strisce pedonali!

Ma il mostro non sentiva ragione, continuava a ringhiare, a spintonare e ad azzannare la graziosa autovettura. 

- Dobbiamo intervenire – disse la zucca ad Aranciotto.

- Non ci penso neppure, io devo tornare a lavoro…

Fu un attimo. La zucca difettosa afferrò Aranciotto e con tutte le sue forze lo scaglio sul mostro che cadde stecchito sotto il peso considerevole dell’uomo. 

L’ordine dei "vigili urbani arrabbiati" avrebbe in seguito denunciato l’accaduto, ma in quel momento a nessuno interessò.

- Grazie, grazie… - la donnina corse ad abbracciare il suo salvatore. – Mio eroe – gli sussurrò stringendosi al petto il capoccione frastornato. – Non farò mai più una cosa simile, d’ora in poi rispetterò sempre i segnali stradali e soprattutto i pedoni… - .

E ad Aranciotto accadde una cosa strana. Improvvisamente, come dal nulla, lo avvolse un profumo di gelsomino e vaniglia che mai aveva sentito prima, i suoi occhi caddero in quegli occhi grati che lo scrutavano amorevolmente, una mano, lesta e traditrice, corse ad assaporare una guancia gentile e un po' arrossata, e l’amore gli scoppiò nel petto, come scoppia un palloncino troppo gonfio che esplode all’improvviso. Quell’amore che per tanto tempo lo aveva disdegnato lasciandolo triste, solo, insicuro e senza il coraggio di provare a cambiare il mondo.

- Devo andare – mormorò, deciso.

-  Dove? – chiese la sua amata, con preoccupazione.

- Devo andare a schiacciare tutti i pulsanti e a tentare di cambiare le cose. Ma torno presto…

Perché Aranciotto finalmente aveva capito: non bisogna fare grandi cose per creare il bene, basta solo avere il coraggio di fare tutte quelle cose piccole che abbiamo la possibilità di fare, senza abbassare la testa e senza mai smettere di domandarsene il motivo. 

Il mondo non lo avrebbe cambiato lui da solo, ma da solo avrebbe apportato al resto dell’umanità il suo piccolo contributo, il suo umile tentativo di costruire una rete di giustizia e di felicità. 

Era stata una zucca difettosa ad insegnarglielo, e lui non lo avrebbe mai dimenticato. Per sempre sarebbe vissuto consapevole, felice e contento.

Fine


Questo post 
partecipa alla raccolta ARANCIONE

 del mese di Ottobre 2017

venerdì 13 ottobre 2017

PENSARE POSITIVO - QUARTA PUNTATA

L'ACIDUME E GLI EFFETTI SULLA POSITIVITA'



Riprendo la rubrica sul Pensiero Positivo, nata dall'ispirazione per un libro di Carmen Meo Fiorot ma che ha poi seguito una strada tutta sua; 
anzi, tutta mia. 

Prendendo spunto da studi personalissimi e approfonditi a cui ogni giorno mi dedico, oggi vi parlo dell'Acidume e dei nefasti effetti che ne possono derivare.

L'Acidume è quella cosa inversamente proporzionale all'Amor Proprio e direttamente collegata alla Positività.

Per essere più chiari, se l'Amor Proprio - detto anche Autostima - cala, l'Acidume aumenta e di pari passo diminuisce la nostra capacità di essere positivi. Si innesca, in pratica, un tale circolo vizioso che a confronto il famoso cane che si morde la coda è una bazzecola.

Se non hai l’Acidume in rialzo e stai in macchina imbottigliato in mezzo al traffico, canticchi sereno le canzone alla radio e decidi addirittura di partecipare al concorso di Tutti pazzi per Rds; 

Se hai l’Acidume che galoppa, e stai sempre imbottigliato in mezzo al traffico, sei perfettamente in grado di ruotare la testa di 180 gradi fuori dal finestrino, la tua faccia ha la stessa espressione della bambina de l'Esorcista quando è posseduta, l'unico pensiero che ti tormenta è quello di scendere a fare lo scalpo con le chiavi della macchina a tutti quelli che ti stanno davanti e pure dietro, per poi tornartene come Braveheart addobbato di brandelli di capelli insanguinati ma non ancora sazio.

Ma qual è il motivo per cui l'Amor Proprio può subire una forte impennata verso il basso provocando il deciso innalzamento dell'Acidume ed il conseguente calo della Positività?

I fattori possono essere numerosi e differenti.

  •  Fattori Familiari, ad es., Hai atteso tanto che tuo figlio iniziasse il tempo prolungato alla materna per avere un po' più di tempo da dedicare a te stessa, alla casa, alla ricerca di lavoro, alla meditazione sul karma positivo o fosse anche allo studio del sistema pelifero delle formiche, MA… il giorno prima che il benedetto prolungato funzionasse, tuo marito è cascato e si è frantumato il capitello, che non è quell'affare architettonico sul cucuzzolo della colonna, bensì il perno del gomito; e se te lo rompi ti ingessano dalla spalla alla mano e ti dicono pure che devi stare minimo 30 – dico, 30! – giorni a casa con tua moglie e hai diritto a tornare per un mese bambino, farti coccolare, accudire, nutrire, scorrazzare, eccetera eccetera eccetera.

  • Fattori Lavorativi, ad es., Chiusa una porta si apre un portone, se perdi il lavoro al più presto ne troverai un altro. Col Ca... Volo! Se perdi oggi giorno il lavoro in Italia e per lo più mentre i trenta sgocciolano via, stai rovinato e consumato. 
  • Ma non ti sei ancora capacitato del tuo triste destino fin quando l’agenzia interinale che ti segue non ti tira fuori dal cilindro l’unico vero e magico coniglio: l’operatore di magazzino per una grossa multinazionale.
     E tu dici, ma come, e la mia laurea, e la mia decennale esperienza di assistenza alla direzione, e le mie competenze in editing e in comunicazione...? Tuttavia, sei pure convinto che il lavoro nobiliti l’uomo, per tanto alle selezioni ci vai. E quando ci vai, ci scopri il mondo. 
     L’intera umanità ha abbandonato la propria casa, la propria vita, i propri avamposti e sta tutta a fare i colloqui per la grossa multinazionale che apre la sua seconda sede in Italia quando in Italia non ci ha ancora mai neppure pagato le tasse. Donne, uomini, laureati, analfabeti, giovani, vecchi, casalinghe nevrotiche, padri di famiglia disperati, extracomunitari integrati, extracomunitari in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, gente che abita a dieci metri dalla potenziale sede di lavoro e gente che viene da ogni parte della Penisola,Tutti!, son in quell'unica stanza, ammassati, silenziosi, ciascuno blindato dentro la propria testa a desiderare di fare l’ operatore di magazzino, per uno stipendio appena sufficiente ad essere chiamato tale e sotto la minaccia di turni da sfiancare un sano e corpulento omone nel pieno delle sue forze.

  • Fattori Sociali, ad es., Nel vortice di sconforto e di giramento di pa… zienza in cui puoi trovarti in un dato periodo della tua vita, rimani pur sempre un animale sociale, e come tale devi sostenere le varie relazioni.
  • Alcune, magari, te le eviteresti volentieri. 
    Che ne so, la mamma del bambino P. che becchi puntualmente a fare la spesa e che puntualmente ti sottopone a minimo un’ora e un quarto di foto e video riguardanti tutti progressi e le novità che riguardano il figlio. E tu stai lì, che provi a spiegarle che vai di corsa, che già il tempo scarseggia e, soprattutto, che non te ne frega un beneamato piffero che il figlio ha imparato a fare pipì tenendosi il pistolino con la mano sinistra mentre con la destra sfoglia un libro, e ancor meno che la sua cameretta è stata decorata a stelle e a strisce. Anzi, le vorresti urlare che proprio questo ultimo punto lo trovi seriamente di cattivo gusto e di pessimo auspicio, sia mai che anche il P.finisca da grande a fare l’operatore di magazzino per la famigerata ed espansiva multinazionale. Ma tutti questi pensieri li tieni per te, sorridi, annuisci, ti complimenti, rinnovi l’invito ad un aggiornamento completo alla prossima spesa e te ne vai senza neppure aver preso tutto quello che ti serviva.


Ora, fatto saldo che le percosse, l’omicidio e lo sterminio di massa sono illegali in quasi tutti i paesi del mondo, come riuscire a risollevare l’Amor Proprio abbassando così il livello di Acidume per tornare a vedere il mondo dietro la meravigliosa lente della Positività?

Interessata alla faccenda, mi sono data alla lettura di varie cose in merito. E l’Autostima è veramente un argomento gettonatissimo sul quale i centinai di Morelli che popolano la nostra epoca così malandata a livello psichico si sono buttati a capofitto.

Mi ha colpito, tuttavia, il racconto di una ragazza che in internet parla della sua personale esperienza e scrive: “Non ho compreso dove stesse l’inghippo fino a quando la mia psicoterapeuta non mi ha accennato al fatto che tutti noi conduciamo una vita da attori”
 Da attori non nel senso che mentiamo spudoratamente o inganniamo il prossimo, quanto piuttosto riferito al fatto che spesso soccombiamo agli inevitabili e subdoli meccanismi della vita e tendiamo a lasciare la mano alla nostra vera identità.

 L’Amor Proprio è fortemente legato all’Identità Personale, noi riusciamo tendenzialmente a riconoscerci e in ciò ad essere felici quando non perdiamo di vista o tradiamo noi stessi. E questo vale per le grandi ma anche per le piccole cose, ovvero, per le scelte più importanti come la decisione di sposare un partner piuttosto che un altro o la volontà di accontentarsi di un’occupazione invece di tentare una ricerca più gratificante, ma anche per le piccole piccole questioni quotidiane, come lasciarsi assorbire completamente dai desideri e dalle esigenze delle persone che amiamo o scendere a compromessi con il mondo sociale solo per il desiderio di piacere e compiacere a tutti i costi gli altri.

Per intenderci, quante volte abbiamo detto Sì, fosse anche per un caffè, quando volevamo dire No?

Tirando le somme, per nutrire la nostra Autostima e vivere discretamente felici e con un Ph decisamente più accettabile, tocca non separarci mai da Noi.

Noi siamo fondamentali a Noi stessi, per tanto:

  • Ripassiamo quotidianamente i nostri desideri, le voglie, le nostre qualità, tutto quello che in definitiva tendiamo a stipare per non intralciare la freneticità del quotidiano o la visione di noi che gli altri hanno preteso.

  • Non consentiamo Mai a Nessuno di dirci Chi siamo, Dove andiamo, Cosa dobbiamo o dovremmo essere. Non consentiamolo a nessun genitore, figlio, coniuge, amico o conoscente che sia, solo Noi abbiamo l’ultima parola su Noi stessi: Noi sappiamo chi siamo e dove la nostra vita necessita di uno strappo, di una toppa o di una ricucita.

  • Alcuni rapporti, come ad esempio i rapporti familiari importanti, bisogna ciucciarseli a prescindere, ma impariamo a dire No ai rapporti superflui che in realtà non vogliamo, che non ci aggradano, che non apportano nessuna ricchezza interiore, che addirittura in alcuni casi ci fanno stare male: il gruppo di amici egocentrici con la fissa di parapendio di cui non ce ne può fregare di meno , la vicina sempre prodiga di novità e consigli che le sa tutte e vuole a tutti i costi che le sappiamo anche noi, quella zia che continua a ripeterci che abbiamo ripreso il lato pazzo e sfigato della dinastia, il conoscente nel social-mondo che ci sta proprio sui cocomeri ma a cui continuiamo a dare retta per una questione di educazione o per non creare malumore in una persona che non abbiamo mai incontrato.

  • Insomma, tanti sani sfanKulamenti – ops… l’ho detto - diretti o meno, possono solo che fare bene: servono ad alleggerire il fardello da portare, a renderci migliori e soprattutto a guadagnare spazio e tempo da colmare solo con ciò che veramente desideriamo.


E’ paradossale, ma le persone più amate sono quelle che rispecchiano loro stesse esattamente per come sono, e non chi si trascina la croce sulle spalle ed è sempre pronto a sacrificarsi o ad accondiscendere, specie se questo atteggiamento è una mera ostentazione o una vera e propria forzatura da parte di chi lo mette in atto.

Infine, fate come me, cambiate spesso supermercato, vi assicuro che le offerte e gli incontri si moltiplicheranno: ne andrà della salute del portafogli e della possibilità di preservare l'Autostima e risollevare l'umore da inutili inacidimenti.



Le altre puntate di PENSARE POSITIVO:

1- L'INCONTRO CON CARMEN MEO FIOROT

2 - IL PENSIERO E' ENERGIA

3 - I VAMPIRI EMOTIVI

sabato 7 ottobre 2017

#30daysmusicchallenge – Giorno 1

La tua canzone preferita


L’altro giorno ho beccato su feisbuc un post di Giusi Giordano. Era stata invitata da Marina Guarneri a partecipare ad un gioco carinissimo che mi ha subito preso:

il 30daysmusicchallenge

Chi partecipa deve in pratica postare una canzone diversa per 30 giorni di fila, in base alla seguente scaletta:

Giorno 1 - la tua canzone preferita
Giorno 2 - una canzone invernale
Giorno 3 - una canzone che ti rende allegro
Giorno 4 - una canzone che ti commuove
Giorno 5 - una canzone che ti ricorda qualcuno
Giorno 6 - una canzone che ti ricorda un posto
Giorno 7 - una canzone che ti ricorda un momento particolare
Giorno 8 - una canzone di cui conosci tutte le parole
Giorno 9 - una canzone che ti fa ballare
Giorno 10 - una canzone che ti aiuta a dormire
Giorno 11 - una canzone della tua band preferita
Giorno 12 - una canzone della band che odi
Giorno 13 - una canzone che hai conosciuto da poco
Giorno 14 - una canzone che nessuno si aspetta possa piacerti
Giorno 15 - una canzone che ti descrive
Giorno 16 - una canzone che amavi e che ora odi
Giorno 17 - una canzone che vorresti dedicare a qualcuno
Giorno 18 - una canzone che vorresti ascoltare alla radio
Giorno 19 - una canzone dal tuo album preferito
Giorno 20 - una canzone che ascolti quando sei arrabbiato
Giorno 21 - una canzone che ascolti quando sei felice
Giorno 22 - una canzone che ascolti quando sei triste
Giorno 23 - una canzone che vorresti al tuo matrimonio
Giorno 24 - una canzone che vorresti al tuo funerale
Giorno 25 - una canzone che è un piacere peccaminoso
Giorno 26 - una canzone estiva
Giorno 27 - una canzone che ti piacerebbe suonare
Giorno 28 - una canzone che ti fa sentire colpevole
Giorno 29 - una canzone della tua infanzia
Giorno 30 - la tua canzone preferita in questo periodo un anno fa

Il bando del gioco recita pressappoco così:

"Ogni giorno, è chiesto di condividere un brano, per togliere spazio a bufale e altre cazzate. Mi dimenticherò, perderò la lista e salterò i giorni, ma pazienza, ci provo. Chi vuole faccia altrettanto."

Io vivo di musica. La cosa mi ha, per tanto, così immensamente entusiasmato che ho deciso di dedicarci uno spazio apposito sul blog. 

 Magari non pubblicherò le canzoni quotidianamente, ma, seguendo comunque la scaletta, non mi par vero di poter diluire anche settimanalmente quattro chiacchiere sulle canzoni che rappresentano la colonna sonora della mia vita, condividendole e facendole magari scoprire a chi si ritroverà con la voglia di leggere e di ascoltare. 

E quando mi ricapita un’occasione simile.

Ma entriamo nel vivo della faccenda.

Giorno 1, La tua canzone preferita.


Io non ho una canzone preferita vera e propria. O meglio, ho una lista lunghissima di canzoni preferite, almeno una per ogni periodo che ho vissuto. 

Facendo un approssimativo e veloce calcolo della media di canzoni preferite all'anno per il numero di anni che grava sul groppone, ne dovrei avere all'incirca 152.

Che faccio? 

Ma ve le elenco tutte, ovvio!


Scherzo, su, tornate qui. Non lasciatemi sola a blaterare del perché e per come amo il testo, la melodia, il contesto e l’autore di una data canzone. Già lo fanno puntualmente tutti i parenti o gli amici che a turno tento di mettere all’angolo con la sola buona intenzione di condividere l’immensa gioia di una canzone che mi piace. 

Ho capito che posso anche parlarne per un’ora di seguito, ma lo faccio con trasporto. 

Dicevamo, siccome sarebbe un po' lunga parlare delle mie 152 canzoni preferite, oggi mi concentro sulla canzone che preferisco in questo periodo: perché è catartica, perché parla del mio stato d’animo attuale, perché quando l’ascolto mi sento un po' meglio nonostante una canzone non ti risolva la vita, perché proviene da un cantautore che ha sognato di far conoscere la sua arte e non ha mollato mai.

Dean Lewis
Lui è Dean Lewis, un tipo in gamba, in Italia poco conosciuto ma che a casa sua, in Australia, ha già ottenuto il disco di platino per il primo singolo - “Waves”- pubblicato nel settembre del 2016. 

Dean pare sia cresciuto a pane e Oasis, ha sempre creduto nella musica, ha scritto di suo pugno almeno un’ottantina di canzoni arrangiandone la melodia e solo dopo ha iniziato a farle conoscere finanziandone l’uscita, fino ad essere così scoperto da una casa discografica. 

Un sognatore, insomma. Ed io amo i sognatori, specie se hanno una voce come la sua - che mi fa lo stesso effetto di una giornata di pioggia mentre cadono dal cielo ricordi - e cantano poesie come quella che tra un po' vi andrò a tradurre.

La canzone è, dunque, Waves, che esiste nella versione normale ed in quella acustica (che preferisco). 

Il video ufficiale è poco originale, si tratta della solita versione trita e ritrita dei due che si conoscono e tutto l’amore non si sa dove va a finire. Ma c’è atmosfera, e soprattutto la presenza semi celata di Dean che canta conferisce alla scena quel giusto grado di elasticità del significato.

Perché con il testo di Waves sono pronta a scommettere che Dean volesse dire molto di più di un amore finito, o di una promessa infranta. Con Waves, Dean Lewis, parla di Vita, del tempo che passa, dell’illusione di essere liberi che piano piano svanisce, dell'identità propria che a volte sfugge dalle mani a causa delle tempeste che dobbiamo fronteggiare, ma anche di quella luce che in fondo al cuore resta. Sempre.

Intanto, Ascoltatela, non ve ne pentirete.

"Waves" - Official Video


Ed ecco solo per voi, la traduzione del testo. Pura poesia...

"Waves" - Testo Tradotto

C’è una tempesta senza precedenti
E sono intrappolato nel bel mezzo
E ha preso il controllo
Della persona che pensavo di essere
Del ragazzo che conoscevo

Ma c’è una luce
Nell’oscurità
E sento il suo calore
Nelle mie mani
Nel mio cuore
Perché non posso resistere?

Va e viene ad ondate
Come sempre
Come sempre
Noi vediamo come i nostri cuori giovani svaniscono
Nel diluvio

E la libertà
E la caduta
Il sentimento che pensavo fosse scolpito nella roccia
Scivola tra le mie dita
Provando duramente a staccarsi
Va e viene ad ondate
Va e viene ad ondate
E ci porta via

Attraverso il vento
Nel posto in cui andavamo a stenderci quando eravamo piccoli
Ricordi di un posto trafugato
Intrappolato nel silenzio
Un eco perso nello spazio

Va e viene ad ondate
Come sempre
Come sempre
Noi vediamo come i nostri cuori giovani svaniscono
Nel diluvio 

E la libertà
E la caduta
Il sentimento che pensavo fosse scolpito nella roccia
Scivola tra le mie dita
Provando duramente a staccarsi
Va e viene ad ondate
Va e viene ad ondate
E ci porta via

Ho visto il mio giovane mondo sparirmi davanti agli occhi
Momenti di magia e meraviglia
Sembra così difficile ritrovarli
Torneranno mai?
Torneranno mai?
Riportami a quando sentivo che
Tutto si lasciava trovare

Va e viene ad ondate
Come sempre
Come sempre

E la libertà
E la caduta
Il sentimento che pensavo fosse scolpito nella roccia
Scivola tra le mie dita
Provando duramente a staccarsi
Va e viene ad ondate
Va e viene ad ondate
E ci porta via


Riportami a quando sentivo che tutto si lasciava trovare, Dean, con la tua canzone che negli ultimi tempi non mi stanco mai di ascoltare.

 #30daysmusicchallenge – Giorno 1, LA TUA CANZONE PREFERITA 

giovedì 28 settembre 2017

COOK AND CHAT: come Giusi ha inseguito un Sogno… in Cucina!

Giusi nella sua cucina di Cook and Chat

Giusi è la mamma di due stupendi bambini, si è trasferita da un po' di tempo in Salento ed ha fatto una cosa che in pochi hanno il coraggio di fare: Ha inseguito un Sogno! 

Cosa c’entra il Sogno di Giusi con le ispirazioni Cucinifere di Ispirazioni&Co. del mese di Settembre? Ho deciso di lasciarlo raccontare a Lei, a Giusi. Con una mini intervista a distanza, nonostante mi sarebbe piaciuto per una volta raggiungerla, rituffarmi nel suo impareggiabile abbraccio e godere della sua immensa e calorosa ospitalità.

Ciao Giusi, lo so che stai sorridendo mentre ti appresti a leggere le domande che ti ho appena inviato. Prometto che sarò buona, quanti anni hai te lo chiederò solo alla fine - ihihihihihhiih -. 
Ok, partiamo. Chi è Giusi, e, soprattutto, da dove viene?

Chi sono? E questa sarebbe una domanda semplice? Non saprei… però ci sto lavorando… 
Da dove vengo...? Da molti luoghi! Sono nata da genitori siciliani in Germania, dove ho vissuto per i miei primi 14 anni. Gli anni successivi, quelli dell’adolescenza, li ho vissuti con mia madre in Sicilia. Qui si è consolidata in me l’importanza e la centralità del cibo e della cucina, perché, anche se è un cliché, è vero che gli eventi importanti al sud sono legati al cibo. 
Appassionata di lingue e di viaggi, mi sono laureata in traduzione all'Università per interpreti e traduttori di Trieste. Conclusi gli studi, ho vissuto per 7 anni a Roma, dove mi sono fatta le ossa con diverse esperienze lavorative. Infine, nel 2010 ci siamo trasferiti nel Salento, dove oggi sento di aver trovato “casa”.

Che cos’è CooK and Chat?

Cook and Chat significa letteralmente "cucina e chiacchiere". 
E' un’idea nata nella mia mente già molto tempo fa. Un progetto di gastro-turismo destinato a viaggiatori indipendenti che non amano i pacchetti turistici preconfezionati, ma vogliono realmente conoscere il territorio che visitano attraverso la sua cucina, le sue arti e le sue tradizioni. 
Offro la mia cucina e le mie conoscenze del territorio per far scoprire il vero Salento. Con i miei ospiti raccogliamo la verdura dell’orto, andiamo dal mio pescivendolo di fiducia e utilizziamo prodotti a Km 0. Il grano utilizzato per fare la pasta, il pane e le focacce viene coltivato e lavorato localmente. Lo stesso vale per i prodotti caseari e per la carne. Quindi cuciniamo insieme un menu che avremo concordato qualche giorno prima e poi mangiamo e chiacchieriamo.
Se gli ospiti hanno più tempo a disposizione possiamo dedicarci a numerose altre attività, come ad esempio un giro nelle vigne con degustazioni presso le Cantine Menhir, con le quali collaboro da diverso tempo, oppure passeggiare per luoghi inesplorati o fare un’ora di yoga in luoghi “mistici” come i “Massi della Vecchia”, dove si possono ammirare formazioni calcarenitiche di epoca miocenica. Per quanto riguarda l’arte è possibile visitare la bottega di un noto scultore e pittore salentino o di un noto ceramista e partecipare a dei laboratori. Il divertimento inoltre è assicurato partecipando anche ad un laboratorio di pizzica, tamburello oppure canto tradizionale salentino. 
Su richiesta possiamo spostarci nelle case dei clienti o per gruppi più numerosi essere ospitati in un’antica masseria. Tutto questo può essere organizzato anche per i più piccoli.

Com'è nata quest’idea che secondo me ha del sublime ed una manciata di sognante follia?

E’ nata dalla mia personale esperienza ed esigenza di viaggio. Sono partita da ciò che piace fare a me quando sono in giro. Cerco sempre di attaccare bottone con la gente del posto, piuttosto che percorrere i soliti itinerari proposti dalle guide turistiche. Ho sempre viaggiato autonomamente cercando di comprendere come vive la gente del posto che visito, cosa mangia, come mangia e cosa cucina.

Io e te ci conosciamo da circa dieci anni. Ricordo ancora il giorno in cui misi per la prima volta piede in ufficio a Roma e tu stavi, lì, dietro la scrivania, bella da far paura, con un sorriso maestoso, un viso da regina, la pancia enorme perché mancavano pochissimi mesi alla nascita della tua prima bambina ed il tuo tedesco, inglese ed italiano che sciorinavi fluenti ed alternati una telefonata dopo l’altra. 
Pensai: amvedi questa, è figa, super intelligente, multipreparata… potrebbe stare in una super-multinazionale o chissaddove… E tu, cosa hai pensato di me?... – uahuahuahuahauahuah – scherzo, dai! Cosa è cambiato tra quella Giusi e la Giusi di oggi?

Cos'è cambiato? Sicuramente essere diventata mamma mi ha cambiato la vita. Non ha cambiato me, ma il modo, la prospettiva con la quale osservo il mondo. Allora al primo posto c’era il lavoro, perché mi assorbiva per gran parte del tempo. Ora considero il tempo come qualcosa di molto prezioso, che non va assolutamente sprecato facendo qualcosa che non si ama. So che è un lusso che non tutti possono permettersi, ma questa consapevolezza ha fatto sì che cambiassi completamente vita. 
Di te ho pensato: “mannaggia, me ne sto andando sul più bello” (stavo per entrare in maternità), perché emanavi bellezza, simpatia ed intelligenza da tutti i pori e sapevo che ci saremmo divertite un mondo. 

Tu sei una persona dai saldi principi e credi molto nei valori, lo hai dimostrato in più occasioni. Secondo te, nella società in cui ci barcameniamo, queste possono essere carte vincenti?

Non è che mi stai sopravvalutando? Sai com’è… la memoria offusca i ricordi! eheheheh... 
Penso che i valori siano carte vincenti nella misura in cui questi fanno veramente parte di noi stessi, cioè nella misura in cui noi ci crediamo. Se è così, credo possano rappresentare dei punti di riferimento importanti per noi stessi e soprattutto sono un’ancora di salvezza nei momenti di difficoltà.

Se sei felice, cucini? 

Sì. O cucino, o bevo.

E se invece è una giornata “no”? 

Ordino una pizza, e bevo. 

Il piatto più gettonato da tuo marito e dai tuoi figli?

Mio marito è felice quando gli preparo lo “spaghettone Cavalieri” (pastificio locale) con le vongole e i bambini amano gli spaghetti aglio e olio, le crocchette di patate e le polpette di ogni tipo.

È cambiato qualcosa nei menù quotidiani di Giusi dopo Cook and Chat?

Mangiamo di più!

Almeno una volta nella vita toccherebbe cucinare…?

La parmigiana.

Almeno una volta nella vita toccherebbe assaggiare…?

I stigghiola.

So che ti occupi anche di vini. Chi non beve in compagnia… ?

Non è degno della mia stima.

Quasi dimenticavo: ma tu che ne sai qualcosina in più di cibo, è vera tutta quella manfrina sui cibi erotici e non? Eventualmente, un cibo erotico erotico tipico salentino? – eheheheeheh non fare quella faccia, mi conosci :P… - 

Cibi erotici? Per me lo è qualsiasi piatto accompagnato da un buon calice di vino (sto diventando monotona, lo so..). Comunque di salentino mi vengono in mente i ricci con l’auricchio con vista mare a Porto Badisco. Mio marito invece vota Sicilia e afferma che la mia caponata sia insuperabile ;) 

Cosa vedi in futuro nella cucina di Cook and Chat?

Sono solo agli inizi di questo percorso e so che la strada è ancora lunga. Mi auguro però che Cook and Chat possa rappresentare un punto di riferimento per i viaggiatori che vogliono vivere in maniera autentica e personale la loro esperienza di viaggio. Vorrei quindi che la cucina di Cook and Chat fosse visitata e vissuta da gente proveniente da ogni parte del mondo, che abbia voglia di conoscere, scambiare e condividere, perché i posti che visitiamo non sono solo luoghi fisici, ma luoghi vissuti da persone che li rendono vivi e sanno raccontare una storia. 

Senti, ma se vengo a trovarti mi prepari quella focaccia altissima, morbidissima con i pomodorini infilzati come tanti baci in una guancia paffuta? Mi hanno detto che è pugliese…

Sì, per la precisione, è barese, ma se mi vieni a trovare, ti farò qualsiasi cosa tu mi chieda!!

Esprimi un desiderio

Realizzare le aspirazioni a lungo termine che ruotano intorno a Cook and Chat, quelle di cui ti ho parlato due domande fa. 
E vivere per sempre felice e contenta!

Puoi lasciare un saluto a tutti i miei lettori ed alla magnifica gente di Ispirazioni&Co. che ogni mese da la possibilità a chiunque voglia di esprimere tutta la propria intraprendenza e creatività?

Un saluto affettuoso a tutti i lettori ed alla gente di Ispirazioni&Co! Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di raccontarmi e se siete arrivati a leggere fino in fondo, vi ringrazio anche per la pazienza!

Perfetto, siamo giunte all’ultima domanda: quanti anni hai?

Ti ricordavo un po’ puntigliosa….hm…ne ho 5 più di te!

ahahahahahahahahahaha!... sei FA-NTA-STI-CA! L'ho sempre detto io che tuo marito è un uomo fortunato, e lo è anche chiunque abbia la fortuna di incrociare il tuo cammino. Sei una persona che lascia una scia luminosissima di positività e amore per la vita.  Sei una persona che fa bene al cuore. 
Il mio augurio più grande è che il tuo progetto possa al più presto spiccare un volo alto e maestoso e che il tuo sogno diventi il sogno di tutti coloro che vorranno veramente conoscere il Salento, quello più autentico.  

Adesso ti lascio, vado a preparare un  paio di chili di parmigiana, sia mai che tra una forchettata e l'altra riesca...ehm... a persuadere il mio di marito a fare al più presto una capatina in Puglia. Tu incomincia ad organizzare una pizzica come si deve - ti pare che mi perdo l'occasione di approfondire una delle mie più grandi passioni - e prepara i calici per un brindisi solo Nostro.

Aspetta, aspetta... Un'ultima cosa!

 Quest'estate, in Sicilia, ho assaggiato per la prima volta i "stigghiola". E che dirti? Io una volta nella vita ho dato, ma non credo che replicherò ancora: l'interiori-tà da cucinare non ispira il mio palato :P

Gente, visitate il Sito, la Pagina Fb e quella Instagram  di Cook and Chat, non ve ne pentirete, ed alla prima occasione andate a trovare Giusi in Salento: sarà un'esperienza che di sicuro... vi lascerà l'acquolina in bocca.

Giusi nella sua cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
La cucina di Cook and Chat
Giusi e gli ospiti della cucina di Cook and Chat con lo scultore Virgilio Pizzoleo

 Yoga con Gyan Vichar
L'artista Anna Cinzia Villani, maestra di canto, tamburello e pizzica
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N.33 "IN CUCINA" 
PER IL MESE DI SETTEMBRE 2017